crisi d’identità
16 Novembre 2009
Oggi avevamo in programma un seminario in Confindustria, per promuovere un nuovo servizio di cui siamo diventati rivenditori. Visto che nei giorni scorsi una consegna urgente ha impegnato lo staff fino al sabato mattina, mi sono organizzata reception, servizio presenze, modulo privacy. Nel frattempo, stamattina ci è capitato il classico casino spinoso del lunedì (variante di quello del venerdì pomeriggio), per il quale ho dovuto gestire telefonate lato clienti e fornitori e scrivere una lettera retorica e minacciosa.
In questi anni ho spesso desiderato un/una segretario/a efficiente, multitasking, veloce, con buona penna e capacità di gestire a dovere corrispondenza e telefonate, scegliendo ogni volta il tono giusto e l’opzione migliore (blocco / smistamento alla persona giusta / risposta diretta e risolutiva).
Stamattina, per la prima volta, ho pensato che potrei lavorare io come segretaria di direzione, ho tutte le qualità necessarie. L’ideale sarebbe farlo per un capo donna, così anche la coscienza politica sarebbe accontentata. A furia di farmi da personal assistant, non ho più tempo per dare disposizioni sensate a me stessa.
un passo alla volta, dall’inizio
15 Novembre 2009
“Scrivi anche tu un un post per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne“, mi dicono. E, nonostante scriva spesso di donne in questo blog, da giorni sto a chiedermi da dove cominciare.
Perché il punto è proprio dove si comincia. Il punto d’arrivo – le molestie, le botte, le umiliazioni – giunge dopo un percorso in cui le donne, un pezzettino alla volta, si lasciano perdere; in cui gli uomini, un pezzettino alla volta, imparano che possono passare il limite.
Allora io provo a ripartire dall’inizio, dai bambini. Dall’insegnare a mio figlio maschio – non con le parole, ma con i gesti di ogni giorno – che fra donne e uomini ci può essere rispetto e collaborazione. Che una donna – sua madre – ha anche altre cose a cui pensare oltre alla famiglia, ed è normale e importante che sia così.
Se avessi una figlia femmina, le insegnerei – come hanno fatto i miei genitori con me – che lei ha valore, a prescindere dal fatto di avere un moroso. Che il suo valore sta nei suoi pensieri, nelle sue idee, nell’impegno.
E poi provo a continuare nel lavoro di tutti i giorni, usando in modo corretto il potere e la responsabilità, non avendo paura di prendere la parola anche quando sono da sola.
Non ho molto altro da aggiungere. Sono fortunata, i miei genitori mi hanno rispettata e cresciuta bene, ho avuto anch’io le mie storie sbagliate ma niente che passasse il limite dove la stronzaggine si trasforma in abuso.
Le storie di botte e di abusi e di violenza vera le lascio raccontare alle altre, e le ascolto con rispetto e sgomento.
vendere buon senso
9 Novembre 2009
In certi momenti mi chiedo se non avrei fatto meglio, a un certo punto della mia vita, a scegliere di specializzarmi in qualcosa. Sono vent’anni che attraverso territori, quasi sempre sentendomi un po’ clandestina (una laureata in biologia che lavora fra gli informatici, una tecnica che si occupa di comunicazione, una laica disincantata che discute ai tavoli dei cooperatori, una sinistrorsa in confindustria), sempre cercando di non stare troppo a lungo sullo stesso progetto, perché alla lunga ogni progetto mi stanca.
Se devo pensare a una cosa che so far bene, credo sia quella di tradurre concetti e bisogni da una lingua all’altra, creando modelli mentali che fanno dialogare le persone. In Wafer mi sono sempre preoccupata che tutti avessero un’idea, magari vaga, ma funzionale, di quel che facevano gli altri, per poter lavorare meglio insieme; ai miei clienti ho sempre spiegato più che vendere; tenere una lezione o una presentazione è una sfida che ho sempre accettato volentieri.
Mi è venuto da sorridere quando, alcuni giorni fa, incuriosita da una segnalazione del Piccolo Imprenditore, ho rispolverato il mio account Safari Books Online per sfogliare un po’ di Designin Social Interfaces, e vi ho trovato una pagina scritta da Tom Hughes-Croucher, technical evangelist e front-end engineer di Yahoo, sull’importanza di creare modelli mentali per gli utenti del web.
One of the things I like about computers is their ability to create magic. They provide abilities that no one thought possible and make them a reality. Yet, for many people this is also the biggest source of complaint about computers.
When you drive a car, you probably don’t understand the thermodynamics of expanding chains of combusting hydrocarbons happening under the hood. [...] But, even if you don’t, you can still understand that there is a direct correlation between the accelerator and the car moving forward. Of course, most interfaces are not quite this simple, even in cars. If the car won’t move, you assess what might have happened. And lo, you’ve left the parking brake on! With this error dealt with, you are free to go about your driving.
[...] while cars contain significant amounts of complexity (complexity you and I almost certainly don’t fully understand), we can still functionally use them and recover the situation when things go wrong. This is because the sequence of events that makes the car work has formed a mental model in our heads. The car goes forward only when it contains fuel, the engine is on, you are not applying the brakes, and you are pressing the accelerator. Since we have this model of how the car works, we are able to troubleshoot when it doesn’t behave as we expected.
What is significant about the models we create is how functional they are. They aren’t based on the combustion of hydrocarbons or lateral torque. Heck, if there is serious engine trouble, that is still a black box to me, but I know I can call AAA to tow me to a garage. And this, dear friends, is the crux of it: you need to design interfaces that let people recover from their mistakes. The problem you face as the designers of magical boxes rather than cars, however, is that users do not have the same robust mental model of computers that they have for cars.
[...] When using the Web, there are numerous contextual or circumstantial errors than can occur, but the majority of users have no mental model with which to understand and recover from them. We looked at four possible causes of the gas pedal not accelerating a car, and yet a web page failing to load can have upward of a dozen causes. Since users lack a mental model, the best plan of action is to try and self-diagnose the error and educate the user. The distinction is important. Although it may seem sufficient to tell users that something went wrong and what they can do next, they eventually are going to get into the same state again with the same confusion. Instead, if there was a problem with the DNS, tell them so, and help them understand what DNS is. Maybe you have to use an analogy of a phone book for website numbers that their computer dials, or maybe you can convey the information in a more straight-up way. However you do it, don’t just let your users keep failing and becoming frustrated. Instead, give them a mental model that will last them a lifetime as a satisfied customer.
Il motivo del mio sorridere era che dieci anni fa io scrivevo più o meno le stesse cose parlando della mia esperienza nell’insegnare a persone non tecniche come usare il computer. Niente di stratosferico, intendiamoci, non c’è bisogno di essere un technoevangelist at Yahoo per arrivarci; come direbbe Krugs, it’s not rocket science.
Il che mi riporta al mio cruccio iniziale: non sarà che, stringi stringi, tutto quel che ho fatto in questi anni si possa ridurre a curiosità, uso del buon senso, lingua sciolta e una buona dose di empatia?
Per fortuna poi mi ricordo che uno dei problemi tipici delle donne è la stupida tendenza a sottostimarsi, e minimizzare le proprie capacità; così faccio riemergere dall’oblio un po’ di dettagli utili, tipo che riesco a parlare coi programmatori perché per anni ho sbrogliato, con ottimi risultati, query e procedure.
Adesso impacchetto il mio buonsenso, e vado a venderlo, che oltretutto mi pare ce ne sia un gran bisogno in giro.
riparto da qui
8 Novembre 2009
Mentre valutavo fra me i pro e contro dell’inaugurare un nuovo blog, più serio e professionale, abbandonando questo al suo destino, mi sono imbattuta (serendipity purissima) in Penelope Trunk, autrice di libri e di un seguitissimo blog su come gestire la propria vita lavorativa.
Mi ha subito catturata l’alternarsi vertiginoso di argomenti professionali (i consigli su come gestire la propria carriera) e questioni privatissime (matrimonio, divorzio, nuovi amori, figli avuti e non avuti): una cosa che ho sempre vissuto come un difetto o un problema, ma che la Trunk trasforma in un punto di forza, affermando che il suo intento è precisamente quello di capire “how to find success at the intersection of work and life”. E con orgoglio e naturalezza mostra come è impossibile tener rigidamente separate le cose, anzi come sia necessario farle vivere insieme.
Allora mi sono rilassata, e ho pensato che è meglio continuare a scrivere qui; ho cambiato motto e pagina su di me, scelto un nuovo tema il più minimale possibile, e deciso che quel che conta è seguire (e tenere sempre accesa) la passione di fare le cose.
Non ho mai, prima d’ora, scritto un post sul fatto di tenere un blog, ma stasera – senza che ci sia da festeggiare nessun anniversario o numero tondo di post o commenti – vorrei celebrare e ringraziare tutte le persone con cui ho creato legami in questi anni; ciascuno di voi mi ha cambiata e arricchita. Considero una grande fortuna il vivere in quest’epoca in cui, grazie a Internet, possiamo creare e mantenere relazioni con tante persone, anche lontane; per ragioni anagrafiche, non sono una nativa digitale, e posso apprezzare bene la differenza coi miei vent’anni.
E ora riparto, da qui.
Kindle, due settimane dopo
5 Novembre 2009
Sono passate oltre due settimane da quando mi è arrivato il Kindle, e posso serenamente confermare la soddisfazione dei primi giorni di uso.
Ho appena letto l’ottimo articolo di Luca De Biase, che su Nova24 scrive gran parte delle cose che penso anch’io: ottima leggibilità, immediatezza d’uso, punto di forza nel consentire acquisti d’impulso, e voglia di “avere di più”, non tanto in termini di caratteristiche tecniche dell’oggetto, ma proprio più libri e più cose da leggere.
Aggiungo alcune considerazioni: il Kindle è un perfetto esempio di prodotto “buono abbastanza” per avere successo. Non risponde ai desiderata di chi si sofferma a disquisire di standard chiusi, colori, opzioni aggiuntive per sfruttare la connessione wi-fi, e così via, ma soddisfa abbondantemente chi vuole uno strumento per leggere, comodo, ben fatto e semplice da usare. E viene venduto a un prezzo accettabile, il che gli permetterà secondo me di aprire finalmente un mercato di dimensioni interessanti per gli editori (e probabilmente per altri produttori di e-book).
Gli acquisti d’impulso: questo sarà un motore strepitoso. Navigo nella libreria Amazon, vedo un sacco di titoli interessanti, posso farmi mandare un’anteprima gratuita, che mi arriva direttamente sul Kindle; leggo prefazione e primo capitolo, non di fretta come farei in una libreria, ma comodamente seduta in poltrona, e arrivo al pulsante “acquista con un click”. Sfido chiunque a resistere alla tentazione di ricevere il resto del libro, tempo un minuto, direttamente in mano. Ci metterei più tempo a far la coda alla Feltrinelli, probabilmente..
E infatti, ne vorrei di più: più libri, più giornali, soprattutto in italiano. Mi scoccia terribilmente quando cerco un libro e scopro che esiste solo nell’edizione di carta. Mi scoccia ancor di più constatare che la differenza di prezzo non è poi tanta, certo con la carta dovrei metter su anche i costi di spedizione (e il tempo, e i disservizi di Poste Italiane), ma mi è perfino capitato di trovare un libro che, grazie a un’offerta sull’edizione paperback, costa addirittura di più nella versione Kindle
E infine, l’eterno lamento sul piacere della carta. Me lo sento ripetere da molti, quasi tutti trenta-quarantenni, cioè persone che teoricamente dovrebbero avere preso in questi anni un po’ di confidenza con la tecnologia e i suoi vantaggi. Ma quale piacere, per quale carta? Il piacere è nelle idee, nelle storie, nelle informazioni. Il piacere è nella carta bella, quella su cui si stampano belle foto, belle illustrazioni, cose per cui vale la pena scegliere materiali raffinati, bravi grafici, tipografi esperti. Il piacere è poter leggere una storia senza portarsi in spalla il peso, così come ascoltiamo la musica che amiamo tutta raccolta in un oggetto che ci sta in tasca.
Mia madre ha da poco compiuto 71 anni, e non ha mai imparato a programmare il videoregistratore; le ho dato in mano il Kindle, su cui le avevo aperto la prima pagina de La Stampa; le ho fatto vedere il tasto “next page”, ha detto “bello!” e si è messa a leggere; e poi ha fatto i suoi commenti, ma non erano commenti sul Kindle, erano le sue opinioni sulla notizia che stava leggendo.
Questo secondo me è il miglior commento sull’usabilità del Kindle e, più in generale, dei lettori di e-book.
space clearing in corso
1 Novembre 2009
Svuotare gli armadi, gettare via tutto quel che non si usa più, e rimettere in ordine il resto, è una catarsi periodica che ha effetti meravigliosi sullo spirito. Quando è terminata.
La parte difficile dello space clearing è la prima metà del lavoro, quella in cui l’armadio si sta svuotando, ogni superficie della casa è occupata da mucchi di vestiti, scatole, sacchetti, e ancora non ci è chiaro quale ordine costruiremo alla fine. Davanti agli occhi, tutta la roba inutile abbiamo accumulato negli anni; in testa, i conti dei soldi spesi, del tempo perso, del peso portato.
La mia vita ora è esattamente in questa fase: tutto fuori dagli armadi, ampie aree incognite nella mappa del futuro, molto materiale da impacchettare e portar via, molto spazio da fare.
Abbiate pazienza se, nel mezzo di questo casino, a volte sono un po’ suscettibile e stanca.
RBC Ignite @Wafer #2: QR Code for dummies
30 Ottobre 2009
Grazie a Luca, arrivano online i video dell’Ignite del 19 ottobre, fra cui la mia breve introduzione ai QR-Code.
Kindle experience #1
23 Ottobre 2009
Non appena Amazon.com ha annunciato che avrebbe venduto il Kindle anche fuori dagli Stati Uniti, ho ceduto alla tentazione, e, senza aspettare Babbo Natale, sono corsa sul sito a ordinarne uno.
In quel momento, si trattava solo di una prenotazione, con
Delivery estimate: October 21, 2009 – October 23, 2009
Shipping estimate for these items: October 19, 2009
Puntuale come sempre, il 19 ottobre Amazon.com mi ha informata dell’avvenuta spedizione, e, superando ogni mia più rosea aspettativa, il Kindle è arrivato a casa mia il 21 ottobre.
In breve: sono molto soddisfatta del mio acquisto.
- il peso è quello giusto per stare bene in mano, anche quando leggo a letto
- leggere è altrettanto piacevole che sulla carta, non stanca gli occhi, neppure la sera alla luce della lampada da comodino
- il cambio pagina è veloce
- l’Oxford Dictionary of American English a portata di click su ogni parola è un bel regalo quando, leggendo testi in inglese, mi viene un dubbio (magari per molti di voi questo è un lusso superfluo, ma a me ogni fa comodo)
- è davvero bello. Col tocco di grazia delle “copertine” ogni volta diverse che vengono mostrate quando va in stand-by (le sto fotografando tutte)
Ho acquistato subito un libro, Groundswell, a $13.79 (meno della metà del costo dell’edizione di carta), e lo sto leggendo, senza alcun problema.
Mi sono anche fatta convertire un po’ di PDF che languivano sull’hard disk del mio Mac in attesa di essere letti, usando il servizio gratuito Amazon.com (si manda il documento a <nomeaccount>@free.kindle.com, e questo torna indietro per email, pronto per essere trasferito via USB dal Mac al Kindle).
Ho anche attivato il free-trial de La Stampa, per vedere l’effetto che fa leggere il giornale in versione e-newspaper. La prima piccola delusione è stata, il giovedì mattina, vedere che l’edizione quotidiana era in ritardo, e, invece che alle 7:45 (che è comunque troppo tardi, non tanto per me ma per chi fa il pendolare in treno, o comunque si alza presto), mi è arrivata verso le nove. In ogni caso leggere il quotidiano sul Kindle è diverso, manca a mio parere una visione “a colpo d’occhio” che permetta di scegliere gli articoli da leggere, e ci ho messo un po’ di tempo a trovare il modo di vedere l’indice degli articoli sezione per sezione invece di scorrerli uno dopo l’altro. Ma forse è solo questione di abitudine, già oggi me lo sono goduto di più.
Avrei voluto confrontarla con la versione Kindle del Corriere della Sera, ma, con mio grande disappunto, ho scoperto che è disponibile solo per i Kindle USA. Signor Corriere della Sera, sappi che io non ti compro tutte le mattine (ormai i quotidiani di carta non li compero più, tranne il 24ore), quindi, avessi deciso di sottoscrivere un abbonamento alla tua versione elettronica, avresti guadagnato un cliente pagante, non perso una copia in edicola. Continuerò a leggerti a gratis nella sola versione online..
Ai nostalgici della carta: ho appena soeso l’impressionante cifra di 5 euro e spiccioli per comprare la versione e-book di Cat’s eye, uno dei miei romanzi preferiti, uno dei più belli di Margaret Atwood. L’ho fatto proprio perché nei giorni scorsi avevo iniziato a rileggere la mia copia di carta, un paperback che ha ormai una ventina d’anni, ed è – vi assicuro – buono per il macero, carta ingiallita che non da alcun piacere tattile, anzi, quando lo leggo fra le lenzuole mi verrebbe quasi voglia di andarmi a lavare le mani prima di dormire. Lo lascerò senza rimpianti in un punto bookcrossing, e mi rileggerò il libro sul Kindle; magari certe parti potrei addirittura farmele leggere, visto che è uno dei libri con la versione “text-to-speech” disponibile.
Nella mia grande pigrizia, non ho ancora studiato bene come si fa a prendere appunti, mettere segnalibri, cambiare la voce dello speaker da uomo a donna… insomma, lo sapete che per queste cose sono poco geek
Però in questo modo avrò materiale per almeno un altro post, o nel frattempo ve lo sarete comprati anche voi quindi risparmierò un po’ di tempo per leggere.
Ah, dimenticavo. Nel frattempo, Amazon.com ha deciso di abbassare di 20 dollari il prezzo del Kindle International. E mi ha restituito (a me come a tutti quelli che hanno acquistato il Kindle International al vecchio prezzo) i 20 dollari pagati in pù rispetto al prezzo attuale. Sono belle notizie, davvero: è così che si trasformano i clienti in entusiasti sostenitori di un servizio.
una serata riuscita
23 Ottobre 2009
La serata RBC Ignite @ Wafer di lunedì scorso è davvero riuscita bene. Ho ripensato a questa e ad altre iniziative del Romagna Business Club, e trovo che, avendo come scopo quello di fare network, la formula “una serata, N argomenti, ciascuno presentato in modo veloce ma frizzante” sia davvero funzionale. Ciascuno esce di casa sicuro che:
- ci sarà senz’altro qualche argomento nuovo e interessante
- le eventuali presentazioni poco riuscite o su argomenti che non sono di nostro interesse ci porteranno via al massimo dieci minuti (cinque di presentazione, il resto per entrate-uscite-domande-commenti)
- ci saranno altre persone, animate dalla stessa curiosità, da conoscere
La sede di Wafer non era mai stata così affollata; alla fine della serata, volendo chiudere per tornare a casa, abbiamo gentilmente spinto tutti fuori, restando dentro in quattro-cinque per sistemare un po’, e, quando siamo scesi per strada, nonostante il freddo si era formato un capannello di una decina di persone almeno, che continuava la conversazione; e anche noi siamo rimasti a chiacchierare ancora un po’.
Non vedo l’ora di vedere i video di questa volta; per ora, mi ricordo di non aver mai pubblicato qui il video della mia presentazione all’Ignite di un mese fa, e rimedio volentieri subito.
chiediti il perché
9 Ottobre 2009
“Sono in assoluto il maggior perseguitato dalla magistratura di tutta la storia di tutte le epoche del mondo” (Mr.B.)
