la promozione della cultura

Ieri quando ho visto sui muri di Lugo i manifesti del Polo Universitario Romagnolo ho pensato per un momento di non essere davvero sveglia.

la campagna della Fondazione Flaminia per promuovere il polo universitario romagnolo

la campagna della Fondazione Flaminia per promuovere il polo universitario romagnolo

E invece.

Non è la prima volta che da queste parti le istituzioni spendono soldi nostri per promuovere campagne di discutibile “creatività”; a me questi “concept” fanno pena anche quando sono utilizzati in contesti molto più leggeri, ma, quando a toppare è la Fondazione Flaminia e l’università, mi girano veramente.

Ne parlano:
Sorelle d’Italia
repubblica.it
corriere.it
gruppo di protesta su facebook

su FriendFeed

sbloccarsi

Quando alla fine del 2008 la mia spalla destra si è “congelata”, l’ho presa molto male. Del resto, cosa avreste fatto voi dopo settimane di dolore tanto insistente da non farvi dormire, ritrovandovi alla fine incapaci di fare movimenti del tutto normali come prendere un libro da uno scaffale?

Da gennaio a marzo sono passata per le mani di vari fisioterapisti, i primi gentili, l’ultima molto aggressiva, senza nessun risultato: il mio braccio continuava a rifiutarsi di salire oltre l’altezza della spalla.

A fine marzo, dopo una seduta particolarmente massacrante, ho deciso di darmi un po’ di tregua, e ho iniziato a frequentare le sessioni di lavoro di Rita Valbonesi, sequenze di esercizi yoga in mezzo alle quali lei pratica a turno un breve trattamento osteopatico.

Un paio di pesanti bronchiti mi hanno stesa per tutto aprile e buona parte di maggio, e ho interrotto anche quelle: ubi maior, minor cessat, e fra antibiotici, effetti collaterali, stanchezza e carichi di lavoro, ho concluso che la spalla poteva rinunciare a un po’ della mia attenzione. Tutto sommato, il male era diminuito, e, anche se continuavo a non potere alzare il braccio, ormai mi ero abituata alla situazione di parziale inabilità.

A giugno, in vista della dipartita del trasloco di Guido verso la casa al mare dei nonni, ho programmato di riprendere le lezioni mattutine di Rita, e mi sono comprata un manuale delle edizioni Red su “Yoga e Pilates”. Vincendo la pigrizia e lo scetticismo, ho iniziato a fare esercizi a casa quasi tutti i giorni, e, una volta a settimana, ad alzarmi prima del solito per andare in palestra a farmi trattare.

In un paio di settimane, ho recuperato quasi tutta la mobilità che avevo perso. Ora sollevo di nuovo il braccio destro fin sopra la testa, mi resta solo un po’ di blocco laterale quando lo spingo all’indietro.

La Rita parla di sblocco delle catene muscolari e di riequilibrio del sistema neurovegetativo; io non mi faccio troppe domande, solo registro la conferma di cose di me che sapevo da tempo: forzarmi non serve se non a peggiorare le cose, arrivarci da un’altra parte e con gentilezza in genere funziona meglio.

la nave affonda, musica maestro!

Ieri sera a casa dei nonni ho intravisto un po’ di TG1, saranno stati mesi che non lo guardavo. Il nostro PresDelCons mostrava al presidente cinese Hintao non so bene cosa, sbellicandosi dalle risa, i traduttori dietro in affanno e Hintao con un sorriso di circostanza visibilmente imbarazzato.

Cosa ci sia da ridere, non mi è chiaro. A me viene da piangere, mentre la reputazione del nostro paese scivola giù giù, oltre il punto del non ritorno.

proposte semplici e applicabili

Liberamente estratto dall’ultimo pensiero in libertà dell’Imprenditore:

Educazione civica, rispetto per gli altri, tolleranza.
Poche leggi, semplici, applicate in modo corretto.
E magari un pochino di autoironia, via.

rovesciamenti

Il fatto di rispettare le leggi, inizia a far di me una vera “trasgressiva”.

La Rejna, via FF

conversazioni post-creative

Cara Alessandra,

sono XXXXXXX di YYYYYYY,
nei mesi scorsi ci siamo dedicati assieme a CNA di Forlì-Cesena e Ravenna al progetto Romagna Creative District, promuovendo tra creativi e aziende l’idea di conoscersi e collaborare per provare ad affrontare meglio i mercati in questo periodo oggettivamente complesso.

Hai aderito (ne hai parlato anche nell’intervista sul coworking, citata anche sul tuo blog) e partecipato alla sessione “Riflessioni a voce alta”.

Mi sorprende e dispiace ora, grazie agli strumenti di Brand reputation online 3.0, scoprire che ne hai ricavato l’impressione di:
“un’accozzaglia senza capo né coda”,
sottoscrivendo un commento di una Paola e aggiungendo di tuo:
“la stessa impressione che ha fatto a me il Romagna Creative District che c’è stato qualche settimana fa dalle nostre parti. Per non parlare dell’organizzazione, ehm, più creativa che organizzata.”

Sono parole tue da una *conversazione* online di 2 settimane fa…

Tra l’altro ricordo che avevi iniziato a fare commenti acidini su FB fin dall’ingresso l’8 maggio, lamentandoti per la coda e proseguendo poi con la critica al catering (peraltro di prim’ordine), per non parlare della tua tendenza all’abbiocco…

Il progetto RCD sta procedendo e abbiamo ricevuto commenti -positivi e critici- che ci stanno aiutando a correggere le mancanze di una organizzazione che, per la prima edizione dell’incontro, è stata totalmente basata sul volontariato e gestita da persone che solitamente fanno altro.
Un po’ di confusione all’ingresso ci stava, sono arrivate molte più persone di quante se ne attendevano, segno dell’interesse che viene dal territorio.

Mi (ci) sarebbe piaciuto che anziché criticare in giro per rete e social network (che se ne hai un po’ di esperienza, sai che poi le cose lì rimangono in eterno e che sono tracciabili), ne avessi parlato/scritto a noi per contribuire attivamente e sicuramente a migliorare la qualità dell’iniziativa.

È così che si riesce a fare andare bene le cose, a mugugnare *al bar* davanti allo spritzino-salatini-olive son bravi tutti, a rinunciarci qualche volta (all’aperitivo) per dire chiaramente le proprie opinioni e impegnarsi di persona mica in tanti, mi sa.

Se hai altre cose da comunicarci e consigli preziosi, qui sotto ci sono i miei contatti, altrimenti mi trovi in giro per la rete, ci conterei.

Post-it: ho messo in copia un po’ di persone cointeressate al progetto RCD, spero non ti spiaccia troppo.

Caro XXXXX,

se il Romagna Creative District deve essere una serie di giornate similfieristiche all’insegna del motto “quanto siamo belli e creativi”, beh, buona fortuna, ma io non sono molto interessata.

Il mio contributo a un “distretto creativo” preferisco darlo proponendo progetti di formazione e crescita che usino al meglio le opportunità della rete. Se questi progetti incontreranno interesse, bene, e se partiranno, cercherò di contribuirvi al meglio.

In ogni caso, quali che siano i commenti online e offline, l’unica risposta valida in genere è “fare meglio la prossima volta”, non attaccarsi a frasi qua e là. Apprezza piuttosto che io abbia parlato di voi in un’intervista a D-Repubblica, e magari che grazie a me la senior director di eBay Europa vi abbia sentiti nominare, non si sa mai che.

clicca qui per prendere la Bounus

Gentile Cliente,

Per la sua fidelita Poste Italiane le offere l’opporunita di beneficiare dell bonus che si ofre una volta all’anno con un valore di 200,00 euro.
Approfitti dell ocasione il bonus e garantito ! Per avere il bonus dobbiamo solo verificare i suoi dati, poi entro 48 ore i soldi
sarano versati nell suo conto in modo automatico

Clicca qui per prendere la Bounus »

Distinti Saluti,
Poste Italiane 2009

una tradizione di ospitalità

Questa domenica abbiamo fatto una gita sulle colline cesenati, fra Sorrivoli, Monteleone, Montecodruzzo e altri castelli. In ogni borgo, un “pronto soccorso ciclo podistico”, con tutto l’occorrente per riparazioni d’emergenza. Poi dice la Romagna.

prontosoccorso

giornate storte

Dunque stamattina il  mio programma era: tirare giù dal letto tutta la famiglia a un’ora decente, e partire per Marina Romea, gettarmi sul lettino e alzarmi solo lo stretto necessario per andare a tavola (già apparecchiata a casa dei nonni).

E invece.

L’ingegnere si è svegliato con uno dei suoi occasionali attacchi di malditesta del weekend; si è trascinato in sala, ha preso un’aspirina, “così mi riprendo e poi partiamo”

Visto che la partenza era da rimandare un po’, ho deciso di andare a fare la  spesa al mercato, e naturalmente Guido è voluto venire con me; così l’ho aspettato, vestito, colazionato, lavato, caricato in auto.

Dato che avevamo deciso di riportare al BiblioBus i libri che aveva in prestito, non c’è stato verso di partire senza prima avergli riletto dall’inizio alla fine un simpatico libretto “scopriamo insieme gli aeroplani”.

Siamo finalmente partiti, nell’ora di punta del mercato; nel picco positivo della giornata, abbiamo trovato un parcheggio abbastanza comodo, e abbiamo fatto il giro delle nostre bancarelle di frutta e verdura e specialità pugliesi.

Al ritorno, Guido, distratto dal panino alle olive che stava mangiando, è volato a terra sul marciapiede, con notevole sbucciamento ginocchia; mi sono appellata alla pazienza, e, ripartendo, ho visualizzato intensamente il nostro ritorno a casa, l’ingegnere pronto con borse e teli da spiaggia in mano, “scarico frutta, carico babbo e partiamo”.

Al ritorno, nessun segno di vita apparente in casa, tazze della colazione ancora sul tavolo, nessuna borsa da spiaggia in vista. Porto dentro le sporte, vado in camera, dove un mezzo cadavere giace accartocciato dalla sua parte del letto. Sono le undici, faccio due conti e realizzo che, ora che avrò messo a posto la spesa rincorrendo mio figlio e facendo le borse, sarà troppo tardi per andare in spiaggia.

Sistemo la spesa; nel frattempo l’ingegnere si è alzato, ma annuncia di star troppo male per venire al mare; dato che non ho neppure comprato Repubblica (la prendo solo il sabato, per D, e avevo fatto i conti che invece di fermarmi all’edicola del mercato con Guido che poi frigna che vuole i giochini, l’avrei presa di strada andando verso il mare), faccio per uscire, ma Guido pianta un casino che vuole venire anche lui; allora usciamo insieme, e, tanto per dare un senso alla mattinata, gli propongo di prendere anche la sua bicicletta così riprendiamo le lezioni “pedalo su strada”.

Appena siamo in strada, realizzo che ogni volta che va in bici con qualche nonna o prozia disimpara le cose più elementari, tipo che si può scendere dalle rampette dei marciapiedi senza portare la bici a mano; impreco in cuor mio contro nonne e prozia, e ricomincio l’opera di addestramento del giovane ciclista.

Con grande dispendio di mia adrenalina, pedaliamo fino all’edicola più vicina. Che ha finito Repubblica. Allora ci rimettiamo in pista verso un’altra edicola, con Guido che va lentissimo (normalmente schizza come un razzo sui pedali, ma l’indottrinamento nonnesco o il sonno di fine mattinata evidentemente lo rallentano). Per fortuna trovo Repubblica, e riesco a riportare tutti a casa.

Mia suocera telefona per sapere perché non siamo ancora arrivati. Le spiego la situazione, e che arriveremo io e Guido nel pomeriggio. Approva, aggiungendo che devo riguardarmi e prendere un po’ di sole anch’io perché la menopausa non è poi così lontana. Mi tocco.

Pranziamo – purtroppo mio figlio ha ereditato tutta la flemma di suo padre, la caratteristica che più mi manda in bestia, e oggi decide di farne abbondante uso. In più è distratto, rovescia un bicchiere pieno d’acqua, per mangiare tre ciliegie si inciorla una maglia quasi nuova, etc etc.

Per rilassarmi, dopo pranzo mi faccio una veloce ceretta alle gambe.

Raccolgo le borse, ricarico il figlio in auto, e partiamo verso il mare. Guido si addormenta nel viaggio. Pregusto di lasciarlo a fare la pennica a casa dei nonni, e andarmene a dormire un’ora e mezzo sul lettino in pace. Quando arrivo da loro, lo scarico con tutte le cautele dall’auto, ma mio suocero arriva, insiste per prendermelo, e lo sveglia. Addio sonno del pomeriggio.

Mio suocero fa vedere a Guido le quattro (4) pistole ad acqua che gli ha comperato. Quattro. Osservo che, con quattro pistole, possiamo fare a meno di caricare anche tutto il resto dei giochi (palette e secchielli), che già in bici con tutte le borse sembriamo un pullman indiano. Per fortuna la linea passa, e partiamo, armati.

All’arrivo, la sicura della cinghia del sellino si rifiuta di farsi aprire. Dopo vari tentativi, sfilo direttamente la cinghia dall’attacco, ma nel frattempo non so che pezzo della bici mi ha tirato un filo della gonna. Impreco.

Raggiungiamo l’ombrellone; sento che potrei dormire due ore; Guido dice se andiamo a riempire la pistola al rubinetto su al bagno, lo guardo, e decido che è ora che acquisti un po’ di autonomia. “Vai da solo, amore”.

Parte, e io sento che mi sto addormentando. Sento anche distintamente le voci di tutti i parenti di primo e secondo grado che mi urlano nelle orecchie “pazza snaturata, lo lasci andare da solo!”. Lui è già lontano, lo vedo girare intorno al bar dalla parte sbagliata, quella che va verso i parcheggi. Mi rassegno ad alzarmi e a seguirlo da lontano.

In realtà, Guido sa piuttosto bene dove andare. Alla terza ricarica di pistola, resto stesa sul lettino, e quasi dormo. Per fortuna non se lo prende su nessuno, e ogni volta torna alla base, scaricandomi addosso la pistola. Ma fa caldo, e la cosa è quasi piacevole.

Verso sera, ricarico, ripasso dai nonni a lasciare bici e recuperare la Multipla, riesco faticosamente a caricare Guido (il nonno vuole giocare con le pistole), e ripartiamo. A casa, l’ingegnere sta uscendo dal tunnel, ma i ritmi sono quelli che sono, quindi fra docce & C finiamo per mangiare che son quasi le nove. Guido, non avendo dormito, è distratto e sparge cose ovunque. Finalmente lo riesco a mandare a letto.

E pensare che non sono andata al Momcamp per riposarmi.

ma di chi sta parlando, avvocato?

Niccolò Ghedini, intervista a Repubblica:

Non è casuale che l’avvocato che difende Zappadu sia un eurodeputato dell’IDV di Antonio Di Pietro. C’è una doppia veste – avvocato e parlamentare – che non si dovrebbe confondere.

Pagina Successiva »