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pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

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Paola Bonomo “best of the best” al Linkedin European Business Award


Paola Bonomo, Rising Star e Best of the Best all'European LinkedIn Business Award 2010

Non solo Paola Bonomo ha vinto la categoria “Rising Star” del  LinkedIn European Business Award, ma si è anche aggiudicata il premio “Best of the Best”. E io ne sono molto felice, e contenta anche di avere – nel mio piccolo – contribuito alla sua vittoria, invitando quante più persone possibile a votarla.

Bravissima Paola :-)

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Kindle experience #1

Non appena Amazon.com ha annunciato che avrebbe venduto il Kindle anche fuori dagli Stati Uniti, ho ceduto alla tentazione, e, senza aspettare Babbo Natale, sono corsa sul sito a ordinarne uno.

In quel momento, si trattava solo di una prenotazione, con

Delivery estimate: October 21, 2009 – October 23, 2009
Shipping estimate for these items: October 19, 2009

Puntuale come sempre, il 19 ottobre Amazon.com mi ha informata dell’avvenuta spedizione, e, superando ogni mia più rosea aspettativa, il Kindle è arrivato a casa mia il 21 ottobre.

In breve: sono molto soddisfatta del mio acquisto.

  • il peso è quello giusto per stare bene in mano, anche quando leggo a letto
  • leggere è altrettanto piacevole che sulla carta, non stanca gli occhi, neppure la sera alla luce della lampada da comodino
  • il cambio pagina è veloce
  • l’Oxford Dictionary of American English a portata di click su ogni parola è un bel regalo quando, leggendo testi in inglese, mi viene un dubbio (magari per molti di voi questo è un lusso superfluo, ma a me ogni fa comodo)
  • è davvero bello. Col tocco di grazia delle “copertine” ogni volta diverse che vengono mostrate quando va in stand-by (le sto fotografando tutte)

Ho acquistato subito un libro, Groundswell, a $13.79 (meno della metà del costo dell’edizione di carta), e lo sto leggendo, senza alcun problema.

Mi sono anche fatta convertire un po’ di PDF che languivano sull’hard disk del mio Mac in attesa di essere letti, usando il servizio gratuito Amazon.com (si manda il documento a <nomeaccount>@free.kindle.com, e questo torna indietro per email, pronto per essere trasferito via USB dal Mac al Kindle).

Ho anche attivato il free-trial de La Stampa, per vedere l’effetto che fa leggere il giornale in versione e-newspaper. La prima piccola delusione è stata, il giovedì mattina, vedere che l’edizione quotidiana era in ritardo, e, invece che alle 7:45 (che è comunque troppo tardi, non tanto per me ma per chi fa il pendolare in treno, o comunque si alza presto), mi è arrivata verso le nove. In ogni caso leggere il quotidiano sul Kindle è diverso, manca a mio parere una visione “a colpo d’occhio” che permetta di scegliere gli articoli da leggere, e ci ho messo un po’ di tempo a trovare il modo di vedere l’indice degli articoli sezione per sezione invece di scorrerli uno dopo l’altro. Ma forse è solo questione di abitudine, già oggi me lo sono goduto di più.

Avrei voluto confrontarla con la versione Kindle del Corriere della Sera, ma, con mio grande disappunto, ho scoperto che è disponibile solo per i Kindle USA. Signor Corriere della Sera, sappi che io non ti compro tutte le mattine (ormai i quotidiani di carta non li compero più, tranne il 24ore), quindi, avessi deciso di sottoscrivere un abbonamento alla tua versione elettronica, avresti guadagnato un cliente pagante, non perso una copia in edicola. Continuerò a leggerti a gratis nella sola versione online..

Ai nostalgici della carta: ho appena soeso l’impressionante cifra di 5 euro e spiccioli per comprare la versione e-book di Cat’s eye, uno dei miei romanzi preferiti, uno dei più belli di Margaret Atwood. L’ho fatto proprio perché nei giorni scorsi avevo iniziato a rileggere la mia copia di carta, un paperback che ha ormai una ventina d’anni, ed è – vi assicuro – buono per il macero, carta ingiallita che non da alcun piacere tattile, anzi, quando lo leggo fra le lenzuole mi verrebbe quasi voglia di andarmi a lavare le mani prima di dormire. Lo lascerò senza rimpianti in un punto bookcrossing, e mi rileggerò il libro sul Kindle; magari certe parti potrei addirittura farmele leggere, visto che è uno dei libri con la versione “text-to-speech” disponibile.

Nella mia grande pigrizia, non ho ancora studiato bene come si fa a prendere appunti, mettere segnalibri, cambiare la voce dello speaker da uomo a donna… insomma, lo sapete che per queste cose sono poco geek 😉 Però in questo modo avrò materiale per almeno un altro post, o nel frattempo ve lo sarete comprati anche voi quindi risparmierò un po’ di tempo per leggere.

Ah, dimenticavo. Nel frattempo, Amazon.com ha deciso di abbassare di 20 dollari il prezzo del Kindle International. E mi ha restituito (a me come a tutti quelli che hanno acquistato il Kindle International al vecchio prezzo) i 20 dollari pagati in pù rispetto al prezzo attuale. Sono belle notizie, davvero: è così che si trasformano i clienti in entusiasti sostenitori di un servizio.

sbloccarsi

Quando alla fine del 2008 la mia spalla destra si è “congelata”, l’ho presa molto male. Del resto, cosa avreste fatto voi dopo settimane di dolore tanto insistente da non farvi dormire, ritrovandovi alla fine incapaci di fare movimenti del tutto normali come prendere un libro da uno scaffale?

Da gennaio a marzo sono passata per le mani di vari fisioterapisti, i primi gentili, l’ultima molto aggressiva, senza nessun risultato: il mio braccio continuava a rifiutarsi di salire oltre l’altezza della spalla.

A fine marzo, dopo una seduta particolarmente massacrante, ho deciso di darmi un po’ di tregua, e ho iniziato a frequentare le sessioni di lavoro di Rita Valbonesi, sequenze di esercizi yoga in mezzo alle quali lei pratica a turno un breve trattamento osteopatico.

Un paio di pesanti bronchiti mi hanno stesa per tutto aprile e buona parte di maggio, e ho interrotto anche quelle: ubi maior, minor cessat, e fra antibiotici, effetti collaterali, stanchezza e carichi di lavoro, ho concluso che la spalla poteva rinunciare a un po’ della mia attenzione. Tutto sommato, il male era diminuito, e, anche se continuavo a non potere alzare il braccio, ormai mi ero abituata alla situazione di parziale inabilità.

A giugno, in vista del trasloco di Guido verso la casa al mare dei nonni, ho programmato di riprendere le lezioni mattutine di Rita, e mi sono comprata un manuale delle edizioni Red su “Yoga e Pilates”. Vincendo la pigrizia e lo scetticismo, ho iniziato a fare esercizi a casa quasi tutti i giorni, e, una volta a settimana, ad alzarmi prima del solito per andare in palestra a farmi trattare.

In un paio di settimane, ho recuperato quasi tutta la mobilità che avevo perso. Ora sollevo di nuovo il braccio destro fin sopra la testa, mi resta solo un po’ di blocco laterale quando lo spingo all’indietro.

La Rita parla di sblocco delle catene muscolari e di riequilibrio del sistema neurovegetativo; io non mi faccio troppe domande, solo registro la conferma di cose di me che sapevo da tempo: forzarmi non serve se non a peggiorare le cose, arrivarci da un’altra parte e con gentilezza in genere funziona meglio.

esagerazioni

Premessa: sono stata veramente contenta per l’articolo sul COWOrking uscito nell’ultimo numero di D-Repubblica, è uscito in copertina, le foto sono bellissime, e il servizio spiega molto bene il senso del condividere spazi e idee.

Tuttavia, non posso fare a meno di sorridere vedendo come Giuliano Di Caro, nelle nove (9) righe in cui ha riassunto la nostra piacevolissima chiacchierata telefonica, sia riuscito a.. esagerare.. quasi su tutta la linea.

A beneficio dei miei 25 lettori, preciso quindi alcuni particolari:

A Ravenna, Alessandra Farabegoli ha un’agenzia web (1), la Wafer. Entro luglio avrà tre scrivanie (2) per i coworkers. E grazie ai suoi rapporti e gruppi on-line, sa già come riempirle. “Facciamo parte dell’Emilia Romagna Business Club (3)“, spiega, “che raggruppa giovani imprenditori, e del Romagna Creative District”.

(1) sì, magari! In Wafer io sono l’A.D. e socia al 5%, grazie mille per l’attribuzione della proprietà, ma ancora mi manca un po’ per la scalata definitiva.

(2) le scrivanie saranno una o due, a meno che all’Ikea non ci inventino quelle a castello. Però ci sarà a disposizione la sala riunioni, l’angolo ristoro, e molta molta atmosfera positiva 🙂

(3) ovviamente si sta parlando del Romagna Business Club, ancora gli emiliani non ce li siamo annessi, per quanto con tutto l’attivismo di Sartoni non escludo che prima o poi invaderemo a macchia d’olio l’Italia intera 😀

reclamare serve, a volte

Qualche tempo fa raccontavo in questo blog di aver scoperto che Poste Italiane non consegnava più i “plichi voluminosi” (leggi: libri acquistati su Amazon) a casa, adducendo varie scuse. La cosa mi aveva fatto imbestialire non poco, e l’avevo riportata all’ottimo servizio clienti di Amazon.

Ne avevo tratto varie considerazioni, in primis su come sia difficoltoso in questo paese dei cachi proporre servizi che altrove sono considerati normali, ma che qui trovano sulla loro strada ostacoli burocratici, carenze organizzative, infrastrutture ottocentesche, corporazioni, e via andare.

Ciononostante, a inizio di marzo ho acquistato altri libri online, perché se devo aspettare che arrivino tradotti e già vecchi in Italia, preferisco comunque andarmeli a prendere in posta.

E ieri, tornando a casa per il pranzo, ho trovato ad aspettarmi (abbandonato sulla buchetta della posta, che per fortuna è dentro al cortile, ma lasciamo perdere…) l’inconfondibile pacchetto di cartone marcato Amazon, con dentro “What would Google do?” e “Nudge”.

Mi piacerebbe sapere se questo improvviso cambio di rotta delle Poste sul livello di servizio da prestare ai clienti sia dovuto a proteste arrivate direttamente ai loro uffici reclami (io ho fatto una telefonata piuttosto agitata in merito), o al fatto che, dopo alcune segnalazioni come la mia, qualcuno in Amazon.uk ha ricordato a qualcuno in Deutsche Post di ricordare a qualcuno in Poste Italiane che le consegne a domicilio vanno intese “fino a casa del cliente”.

Nel dubbio, mi tengo i miei libri e per il momento mi placo.

schiarite all’orizzonte..

Dall’INPS nazionale ci arrivano gli attesi chiarimenti:

Il D.M. 12/07/2007 (v. circ. 137/2007 e msg. 7040/2008), nell’ottica di una maggiore tutela della maternità, ha introdotto l’obbligo per le lavoratrici iscritte alla Gestione separata di astenersi dall’attività lavorativa nei periodi di maternità ordinaria, anticipata e/o prorogata di cui agli artt. 16 e 17 del D.Lgs. 151/2001 (T.U. maternità).

La previsione del suddetto obbligo di astensione dal lavoro si configura come condizione necessaria per accedere al correlativo trattamento economico, che risulta pertanto erogabile solo in sostituzione del reddito che l’avente diritto non ha potuto realizzare in ragione dell’obbligo di cui trattasi.

L’indennità di maternità a carico INPS è corrisposta, infatti, allorché, a seguito della sospensione (o riduzione) dell’attività lavorativa, connessa a gravidanza e puerperio, si sia determinata una diminuzione del reddito con conseguente necessità di farvi fronte mediante erogazione di un trattamento sostitutivo.

Laddove il committente, durante il periodo indennizzabile a titolo di maternità, continui a corrispondere emolumenti che sembrerebbero configurarsi come normale retribuzione, l’indennità di maternità non potrà essere riconosciuta in ragione della incompatibilità tra trattamento previdenziale e trattamento retributivo.

Fermo restando quanto sopra, non si esclude tuttavia che le parti possano concordare in sede contrattuale clausole che prevedano la corresponsione di compensi integrativi, fino alla concorrenza del reddito che la lavoratrice avrebbe realizzato in ragione del normale svolgimento dell’attività lavorativa, laddove non si fosse dovuta astenere dal lavoro per maternità.

Considerato che i suddetti compensi integrativi sono destinati soltanto a garantire all’interessata il mantenimento di un reddito di livello complessivamente pari (o assimilabile) a quello realizzato in precedenza, i compensi stessi non risulterebbero pertanto incompatibili con l’indennità di maternità a carico di questo Istituto.

Alla fine quindi ci viene riconosciuto che è lecito riconoscere e pagare un compenso integrativo, non per retribuire prestazioni di lavoro (che non sono possibili né sono mai avvenute nel corso della maternità), ma solo allo scopo di mantenere il livello di reddito concordato alla partenza del progetto.

Aspetto a momenti la conferma che anche alla sede provinciale dell’INPS prendano atto del chiarimento, e si metta la parola fine a questa storia molesta.

piccoli paradisi mediterranei

[ndr: considerando che gli argomenti di cui leggo in questi giorni (buzz sull’iPhone, polemiche sulla riapertura di BlogBabel, querelle Guzzanti-Carfagna, immunità sì-no) hanno su di me un effetto lievemente nauseante, ho pensato di dedicarmi a un post di pubblica utilità]

La spiaggia di Gerakas si trova sulla punta estrema del golfo di Laganas, lato sud dell’isola di Zante. Se per le vostre vacanze cercate “divertimento”, discopub, giochi d’acqua e amenità simili, smettete pure di leggere; se invece apprezzate la tranquillità e magari avete anche dei bambini piccoli, considerate Zante fra le vostre possibili destinazioni.

Tutto il golfo di Laganas è Parco Marino Nazionale, perché le sue spiagge sono uno dei più importanti luoghi di nidificazione delle tartarughe marine Caretta caretta. In particolare, le acque davanti a Gerakas sono zona A del parco, il che significa divieto assoluto di navigazione: no canotti, no motoscafi, no moto d’acqua; e quindi: no rumore, no (o pochissimo) catrame, no pericoli per i bagnanti.

Il golfo di Laganas è ampio e tranquillo, l’acqua tiepida, i fondali bassi e sabbiosi; sulla spiaggia ci sono un’ottantina di ombrelloni di paglia, disposti su due file davanti al bagnasciuga, ed è permesso piantare un proprio ombrellone solo in un’altra zona, quella meno sabbiosa; questo perché le tartarughe, per tutta la stagione estiva, arrivano di notte sulla spiaggia per deporre le uova in buche scavate sulla sabbia, e i nidi non vanno disturbati.

Tracce lasciate sulla sabbia da una tartaruga venuta a riva per deporre le uova

Tracce lasciate sulla sabbia da una tartaruga marina venuta nottetempo a riva per deporre le uova sulla spiaggia di Gerakas

Quindi, all’arrivo a Gerakas, i volontari e le guardie del Parco vi informeranno che dovete camminare vicino al bagnasciuga, e non disturbare in alcun modo (piantando pali, scavando buche, correndo) i nidi nella parte più profonda della spiaggia. Perfino i castelli di sabbia possono essere costruiti solo sul bagnasciuga, e vanno distrutti alla sera, per non ostacolare le tartarughe nella loro risalita dall’acqua.

Qualcuno penserà sicuramente “che palle!”. Liberissimo di andare da un’altra parte. Personalmente, non mi dà alcun fastidio comportarmi in modo da non mettere in pericolo la sopravvivenza di una specie animale già in serio pericolo di estinzione; e perfino Guido è stato in grado di spiegare per telefono alla nonna che la sera il castello si butta giù, “pecché dopo arrivano le tattarughe e i dà fastidio”.

Nel raggio di alcuni chilometri, in mezzo agli ulivi e agli orti, si trovano una ventina di belle case in affitto, tre taverne, un bar e un minimarket. Punto. Le case sono in buona parte affittate da un’agenzia inglese, Ionian Eco Villagers, che gestisce diversi alloggi per conto dei proprietari greci, motivandoli così a non vendere il terreno a qualche speculatore edilizio. Nonostante alcuni inconvenienti organizzativi (al momento è possibile pagare la prenotazione solo facendo un bonifico in sterline, nella triangolazione cliente-GB-Grecia qualche comunicazione va persa, et similia), l’impressione che ne ho avuto è stata comunque molto positiva.

Si percepisce un autentico coinvolgimento nell’obiettivo di mantenere le condizioni per un turismo sostenibile: i referenti locali lavorano nel centro informazioni sulle tartarughe, il “welcome pack” non è un’accozzaglia di brochures ma una buona raccolta di informazioni sull’isola, insomma si capisce che questi, oltre a farlo per lavoro, ci credono davvero.

La spiaggia è un capolavoro di “marketing della semplicità”: quanto costa un ombrellone e due sdraio per un giorno? 8 euro. Per mezza giornata? 8 euro. Per una settimana? 8 euro per sette. Nessun bar, nessun baracchino, nessun servizio: solo Maria che passa, più o meno fino alle quattro del pomeriggio, portando coppe di frutta fresca (3 euro) o golose ciambelle (2 euro).

l'ottimo servizio di piccola ristorazione da spiaggia fornito da Maria

l'ottimo servizio di piccola ristorazione da spiaggia fornito da Maria: frutta fresca a 3 euro, ciambelle a 2 euro

Nelle taverne si mangia benissimo: frutta e verdura arrivano dagli orti intorno, così come gran parte delle uova e della carne (il prezzo da pagare per i polli felicemente ruspanti sono i concerti dei galli all’alba, ma poi tanto si può dormire in spiaggia…); il pesce fresco è fantastico. Noi quest’anno abbiamo sempre mangiato alla Taverna Triodi, conquistati, oltre che dal buon cibo, dalla loro squisita gentilezza.

Alzarsi al mattino, andare al bar per la colazione, scendere in spiaggia e fermarsi a chiacchierare con uno dei vecchietti che affittano gli ombrelloni; passare tutto il giorno a mollo nel mare o stesi sul lettino, mangiando frutta e ciambelle; risalire prima del tramonto, fare la doccia e andare a cena in taverna. Insomma, rallentare, e capire quanto bisogno ne abbiamo tutti, di un po’ di lentezza.

Vedere Guido prendere le misure del posto nuovo per un paio di giorni, abituandosi alla nuova routine, e poi ambientarsi come un pesciolino nell’acqua: l’ultimo giorno, per dire, ha passato mezzora a far colazione al bar con i nostri vicini di casa austriaci, impegnato in una lunga “conversazione”, lui nel suo buffo italiano, loro in un po’ di parole italiane e inglesi, e un sacco di mosse e sorrisi. Ascoltarlo tutto contento ringraziare con “Efkaristò!!”, e mettersi a ridere alla risposta “Parakalò”.

Guido e il suo amico Yannis, che ci affittava ogni giorno l'ombrellone e i lettini

Guido e il suo amico Yannis, che ci affittava ogni giorno l'ombrellone e i lettini

Insomma, mi sento rigenerata. Non ho molta voglia di rituffarmi nella fuffa, anzi me ne terrò un po’ distante, e magari troverò qualche altra occasione per riossigenarmi.

Ah, alla taverna Triodi mi dicevano che negli ultimi anni, probabilmente per effetto della generale crisi economica, la stagione turistica a Zante si è molto ridotta: prima arrivava gente per tre mesi, adesso sono al completo per un mese circa, dal 20 luglio al 20 agosto. Chiaramente questo è un grosso problema, sia per chi affitta le case, sia per chi gestisce le taverne e il bar (che poi sono le tre-quattro famiglie che vivono a Gerakas da generazioni). Quindi, se volete prendere un po’ di sole a settembre, o l’anno prossimo fra maggio e l’inizio di luglio, sicuramente ve ne starete molto tranquilli, e magari contribuirete a sostenere un piccolo paradiso mediterraneo, a rischio estinzione più o meno come le tartarughe marine. Ci potete arrivare in traghetto, o – a luglio e agosto – con un volo diretto dall’Aeroporto di Forlì.

Io vi ho avvisati 😉

aromaterapia

Dopo aver lasciato Guido al nido e reinforcato la bicicletta, ho sentito nell’aria un profumo insolito… un’allucinazione olfattiva al rosmarino??? mi sono guardata intorno, e di là dal parco ho visto i vicini di casa che stavano sfoltendo la loro enorme pianta di rosmarino, un cespuglio ormai largo tre-quattro metri e alto quasi altrettanto. Fuori dal loro steccato, un’imponente catasta di rami di rosmarino.

Visto che c’era già un perditempo a far chiacchiere lì davanti, ho svoltato anch’io, perché se c’è un profumo che mi fa impazzire è il rosmarino (se passo di fianco a una pianta, non posso trattenermi dallo strofinarci le mani…).

Marito e moglie, sulla settantina, mi hanno accolta con una risata, “Ah, c’la vegna pù, sgnora, chì c’us vol tu sò de rusmarén, ai dasém neca un cunej o una faraona!” (trad: venga pure signora, quelli che vogliono prendersi un po’ di rosmarino, gli regaliamo anche un coniglio o una faraona).

Ho declinato l’offerta del coniglio, ma mi sono raccolta un boquet di rosmarino, che ho portato trionfante in ufficio.

Già beneficio degli effetti rinvigorenti ed energizzanti. Una giornata che comincia bene.

cinguettii

E’ quasi un mese che mi sono messa a usare Twitter, che all’inizio avevo snobbato come una delle tante inutilities di cui è affollato il nostro tempo.

Beh, mi ci sono affezionata.

Ci sono fili leggeri che si incrociano, non li definirei neppure “legami”, ma è un tenersi d’occhio, per quanto mi riguarda un occhio bendisposto.

Mi meraviglio di trovare, più spesso di quanto pensassi, un messaggio in casella “Tizio/a is following you on Twitter”. A volte conosco Tizio/a, a volte lo/a sto già seguendo anch’io; altre volte si tratta di sconosciuti, di cui cerco di capire come diavolo siano atterrati dalle mie parti. A volte lo capisco, a volte no.

Mi piace questa nuvola di messaggi che aleggia, parallela alle mie giornate di lavoro (ché, a parte quando sono dalla parrucchiera wifi come oggi, io mi connetto praticamente solo dall’ufficio, a casa con Guido è impensabile), in cui lascio una punteggiatura di piccoli scazzi, propositi “pubblici”, stati d’animo che è meglio non dire ad alta voce, ma che è altresì meglio non ingoiare, tanto verrebbero fuori in altre forme.

Mi piace essere stata sorpresa.

auguri a una gran donna

Rita Levi Montalcini - dal sito ww.ritalevimontalcini.orgRita Levi Montalcini compie oggi 99 anni, portati in maniera invidiabile.

L’ho sempre detto io che le donne del Toro sono delle gran signore 🙂

Navigando in rete, ho scoperto il sito della sua Fondazione. Semplice, veloce, chiaro ed elegante. Concentrato sull’essenziale e sull’utile, e sempre mantenendo uno stile impeccabile.

In questi tempi cupi e confusionari, una boccata d’aria fresca, e un buon esempio da tenere in mente.

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