giornate storte
13 giugno 2009
Dunque stamattina il mio programma era: tirare giù dal letto tutta la famiglia a un’ora decente, e partire per Marina Romea, gettarmi sul lettino e alzarmi solo lo stretto necessario per andare a tavola (già apparecchiata a casa dei nonni).
E invece.
L’ingegnere si è svegliato con uno dei suoi occasionali attacchi di malditesta del weekend; si è trascinato in sala, ha preso un’aspirina, “così mi riprendo e poi partiamo”
Visto che la partenza era da rimandare un po’, ho deciso di andare a fare la spesa al mercato, e naturalmente Guido è voluto venire con me; così l’ho aspettato, vestito, colazionato, lavato, caricato in auto.
Dato che avevamo deciso di riportare al BiblioBus i libri che aveva in prestito, non c’è stato verso di partire senza prima avergli riletto dall’inizio alla fine un simpatico libretto “scopriamo insieme gli aeroplani”.
Siamo finalmente partiti, nell’ora di punta del mercato; nel picco positivo della giornata, abbiamo trovato un parcheggio abbastanza comodo, e abbiamo fatto il giro delle nostre bancarelle di frutta e verdura e specialità pugliesi.
Al ritorno, Guido, distratto dal panino alle olive che stava mangiando, è volato a terra sul marciapiede, con notevole sbucciamento ginocchia; mi sono appellata alla pazienza, e, ripartendo, ho visualizzato intensamente il nostro ritorno a casa, l’ingegnere pronto con borse e teli da spiaggia in mano, “scarico frutta, carico babbo e partiamo”.
Al ritorno, nessun segno di vita apparente in casa, tazze della colazione ancora sul tavolo, nessuna borsa da spiaggia in vista. Porto dentro le sporte, vado in camera, dove un mezzo cadavere giace accartocciato dalla sua parte del letto. Sono le undici, faccio due conti e realizzo che, ora che avrò messo a posto la spesa rincorrendo mio figlio e facendo le borse, sarà troppo tardi per andare in spiaggia.
Sistemo la spesa; nel frattempo l’ingegnere si è alzato, ma annuncia di star troppo male per venire al mare; dato che non ho neppure comprato Repubblica (la prendo solo il sabato, per D, e avevo fatto i conti che invece di fermarmi all’edicola del mercato con Guido che poi frigna che vuole i giochini, l’avrei presa di strada andando verso il mare), faccio per uscire, ma Guido pianta un casino che vuole venire anche lui; allora usciamo insieme, e, tanto per dare un senso alla mattinata, gli propongo di prendere anche la sua bicicletta così riprendiamo le lezioni “pedalo su strada”.
Appena siamo in strada, realizzo che ogni volta che va in bici con qualche nonna o prozia disimpara le cose più elementari, tipo che si può scendere dalle rampette dei marciapiedi senza portare la bici a mano; impreco in cuor mio contro nonne e prozia, e ricomincio l’opera di addestramento del giovane ciclista.
Con grande dispendio di mia adrenalina, pedaliamo fino all’edicola più vicina. Che ha finito Repubblica. Allora ci rimettiamo in pista verso un’altra edicola, con Guido che va lentissimo (normalmente schizza come un razzo sui pedali, ma l’indottrinamento nonnesco o il sonno di fine mattinata evidentemente lo rallentano). Per fortuna trovo Repubblica, e riesco a riportare tutti a casa.
Mia suocera telefona per sapere perché non siamo ancora arrivati. Le spiego la situazione, e che arriveremo io e Guido nel pomeriggio. Approva, aggiungendo che devo riguardarmi e prendere un po’ di sole anch’io perché la menopausa non è poi così lontana. Mi tocco.
Pranziamo – purtroppo mio figlio ha ereditato tutta la flemma di suo padre, la caratteristica che più mi manda in bestia, e oggi decide di farne abbondante uso. In più è distratto, rovescia un bicchiere pieno d’acqua, per mangiare tre ciliegie si inciorla una maglia quasi nuova, etc etc.
Per rilassarmi, dopo pranzo mi faccio una veloce ceretta alle gambe.
Raccolgo le borse, ricarico il figlio in auto, e partiamo verso il mare. Guido si addormenta nel viaggio. Pregusto di lasciarlo a fare la pennica a casa dei nonni, e andarmene a dormire un’ora e mezzo sul lettino in pace. Quando arrivo da loro, lo scarico con tutte le cautele dall’auto, ma mio suocero arriva, insiste per prendermelo, e lo sveglia. Addio sonno del pomeriggio.
Mio suocero fa vedere a Guido le quattro (4) pistole ad acqua che gli ha comperato. Quattro. Osservo che, con quattro pistole, possiamo fare a meno di caricare anche tutto il resto dei giochi (palette e secchielli), che già in bici con tutte le borse sembriamo un pullman indiano. Per fortuna la linea passa, e partiamo, armati.
All’arrivo, la sicura della cinghia del sellino si rifiuta di farsi aprire. Dopo vari tentativi, sfilo direttamente la cinghia dall’attacco, ma nel frattempo non so che pezzo della bici mi ha tirato un filo della gonna. Impreco.
Raggiungiamo l’ombrellone; sento che potrei dormire due ore; Guido dice se andiamo a riempire la pistola al rubinetto su al bagno, lo guardo, e decido che è ora che acquisti un po’ di autonomia. “Vai da solo, amore”.
Parte, e io sento che mi sto addormentando. Sento anche distintamente le voci di tutti i parenti di primo e secondo grado che mi urlano nelle orecchie “pazza snaturata, lo lasci andare da solo!”. Lui è già lontano, lo vedo girare intorno al bar dalla parte sbagliata, quella che va verso i parcheggi. Mi rassegno ad alzarmi e a seguirlo da lontano.
In realtà, Guido sa piuttosto bene dove andare. Alla terza ricarica di pistola, resto stesa sul lettino, e quasi dormo. Per fortuna non se lo prende su nessuno, e ogni volta torna alla base, scaricandomi addosso la pistola. Ma fa caldo, e la cosa è quasi piacevole.
Verso sera, ricarico, ripasso dai nonni a lasciare bici e recuperare la Multipla, riesco faticosamente a caricare Guido (il nonno vuole giocare con le pistole), e ripartiamo. A casa, l’ingegnere sta uscendo dal tunnel, ma i ritmi sono quelli che sono, quindi fra docce & C finiamo per mangiare che son quasi le nove. Guido, non avendo dormito, è distratto e sparge cose ovunque. Finalmente lo riesco a mandare a letto.
E pensare che non sono andata al Momcamp per riposarmi.
il marketing insegnato dagli assicuratori
19 dicembre 2008
Premessa
Io odio gli assicuratori.
Dato che fra le mie motivazioni all’acquisto la sicurezza occupa l’ultimo posto, l’idea di spendere con certezza somme ingenti di denaro, dovendo al tempo stesso sperare di farlo inutilmente, mi repelle. E, dietro a ogni venditore di assicurazioni, pavento l’avvoltoio che, nel momento del bisogno, mi declasserà di categoria rifiutandomi il dovuto.
Al contrario, mio marito, da bravo ingegnere paranoico della sicurezza, tenderebbe a mettere sotto garanzia ogni cosa, “perché metti che succeda…”; inoltre, nella sua smisurata pignoleria, pretende di analizzare nei dettagli i pro e i contro di ogni piano assicurativo, riconfigurando mille volte i possibili parametri (durata, massimali, estensioni di garanzia…) fino a trovare la soluzione ottimale.
Questo nel tempo ha generato discrete discussioni sulle scelte di bilancio familiare, da cui di recente ho cercato di sottrarmi rassegnandomi a vederlo dilapidare ingenti quote del suo reddito in polizze, purché non mi ammorbi più coinvolgendomi nella scelta, che almeno non ci perdo tempo.
Così, l’unica assicurazione di cui mi occupo è l’R.C. Auto, perché l’unica auto di casa è intestata a me. Quando arriva la lettera del rinnovo me la metto in evidenza vicino alle chiavi di casa, dove viene sepolta in breve da altre cartacce, per riemergere pericolosamente vicino alla scadenza; mando all’assicurazione il fax del bonifico (che questi sono degli altri che l’email ancora non la usano), e sospiro di sollievo pensando che per un altro anno sono a posto.
Quest’anno
Quest’anno, il fortunato consulente assicurativo di cui al momento si serve mio marito gli ha fatto presente che, finalmente, sarebbe riuscito a farci una polizza auto alternativa alla nostra a un prezzo estremamente vantaggioso. Io ho chiarito che non mi importava nulla, bastava che non mi facessero perdere tempo: il mio stato di rischio era nella cartellina tal dei tali, ci facesse tutti i suoi conti e mi dicesse il risultato.
Nel frattempo, la vecchia assicurazione mi ha mandato l’avviso di scadenza. Ma quest’anno, al posto della solita lettera “le ricordiamo che la sua polizza R.C. Auto scade il 31/12, la tariffa del rinnovo è di X Euro”, la lettera recitava più o meno così:
..Come sempre, può fare completo affidamento sul suo agente, che le darà tutte le informazioni sul rinnovo… Con XXX può contare su in servizio di qualità… Un servizio di cui fa parte anche la comunicazione: ogni informazione utile, con un linguaggio semplice e chiaro. Come in questa lettera.
Mah. Fra tutte queste informazioni, dov’è scritto il prezzo del rinnovo? Volto la lettera, e nemmeno lì trovo un numero. Continuo a leggere..
Si rivolga al suo agente per conoscere il premio di rinnovo! Da quest’anno il premio di rinnovo è calcolato sulla base di molti parametri, che ci sono noti solo in parte. Venga a trovarci in filiale, prendendo un appuntamento col suo agente: potrebbe rivelarsi una visita molto vantaggiosa!
Al pensiero di dover perdere un’ora per andare a parlare con un assicuratore, al solo scopo di farmi dire quanto avrei dovuto pagare, mi sono subito girati i coglioni, e ho chiesto a Paolo se il suo assicuratore gli aveva fatto un preventivo. Vista la cifra, leggermente minore del mio premio dell’anno scorso, ho immediatamente dato la disdetta dai vecchi e delegato Paolo a procedere col resto.
Dopo qualche giorno, alle otto di sera, mi squilla il cellulare. Era l’agente della vecchia compagnia, che, con voce mogia, mi chiamava a riguardo al fax ricevuto. Questo è uno che ha il vizio di chiamare sempre all’ora di cena, in genere per parlare con mio marito, col risultato di tenerlo al telefono per mezzore intere mentre io mi sbatto a mettere insieme la cena, smadonnando nel tentativo di troncare l’interessante conversazione. L’altra sera, stavo sistemando con Guido dei ritagli, dopo un’interessante sessione di “copia e incolla foto di ruspe”
L’ho bloccato con una spudorata menzogna, “Guardi, insieme a mio marito abbiamo fatto una valutazione complessiva riguardo a un pacchetto assicurativo, e la decisione è stata presa di conseguenza, quindi non mi faccia perdere tempo non c’è spazio di ritrattazione.” Ha provato a rilanciare che “quest’anno il suo premio sarebbe calato di circa X euro…”; allora gli ho dato la mazzata finale, “Visto che ne parliamo, colgo l’occasione per dirle” (sì, dalla mia bocca sono uscite queste precise parole, colgo l’occasione per dirle) “che il fatto che nella lettera di quest’anno non ci fosse scritta la cifra, quando invece, come lei mi dimostra, eravate perfettamente in grado di comunicarmela, e fosse necessario invece perdere tempo a venire in agenzia per saperla, non mi ha fatto una bella impressione.” Mi ha salutato mogio.
Spero che lo riferisca anche al genio del marketing che ha avuto questa bella pensata.
deformazioni professionali
1 ottobre 2008

Solo il figlio di un informatico può avere un tappetino-puzzle con la numerazione che inizia da 0 e non da 1… [nota a beneficio dei laici: in molti linguaggi di programmazione, ad esempio C e PHP, gli indici degli array vengono numerati a partire da 0; così, il primo elemento di un array è l'elemento di indice 0, il secondo è l'elemento di indice 1, e in generale l'ennesimo è quello di indice (n-1)]