questo è un blog biecamente illuminista
14 agosto 2009
Sapevatelo
la nave affonda, musica maestro!
7 luglio 2009
Ieri sera a casa dei nonni ho intravisto un po’ di TG1, saranno stati mesi che non lo guardavo. Il nostro PresDelCons mostrava al presidente cinese Hintao non so bene cosa, sbellicandosi dalle risa, i traduttori dietro in affanno e Hintao con un sorriso di circostanza visibilmente imbarazzato.
Cosa ci sia da ridere, non mi è chiaro. A me viene da piangere, mentre la reputazione del nostro paese scivola giù giù, oltre il punto del non ritorno.
concetti di base
24 febbraio 2009
Ma scusate, la base qual è? Quella dei blog o quella che abbiamo visto sabato, le 2000 persone elette con le primarie? Quella e’ gente vera, non virtuale.
(Dario Franceschini a Repubblica, oggi)
Non so quale stupida arroganza porti Franceschini a rilasciare certe dichiarazioni. La base qual è?
Dario, voglio darti una brutta notizia. Io ho un blog, e se ritieni per questo di snobbarmi e non considerarmi rappresentativa della base, pace. Però nell’ultima settimana ho parlato di PD con mia madre, mio marito, mia sorella, diversi amici e amiche. Nessuno di loro ha un blog, tutti alle ultime elezioni hanno votato PD, nessuno di loro vi voterà alle prossime, e le espressioni che più ricorrevano in queste chiacchierate erano “schifo, nausea, sconcerto, incazzatura, delusione, pena”.
Forse io non rappresento la base in quanto blogger, ma sicuramente la rappresento in quanto scoglionatissima ex-elettrice di un partito che ho sostenuto per tutta la sua storia, privatamente e pubblicamente.
Non so ancora (come molte delle persone che citavo prima) se alle prossime elezioni manifesterò questa delusione e incazzatura astenendomi, non andando a votare, votando Di Pietro o i radicali, annullando la scheda. Ma finché il PD sarà governato non dalla base, ma da questo vertice ottuso e fallimentare, non consideratemi più parte della base, grazie.
Post scriptum: ah, e nel frattempo ricominciate pure il gioco dei distinguo e del tenere insieme tutto e il suo contrario, specialmente su questioni tipo il testamento biologico su cui la base ha le idee chiarissime e ha dimostrato in mille maniere di averle. In fondo, perché prolungare l’agonia?
confronti impietosi
9 dicembre 2008
Da noi ci si congratula con la Gelmini per aver messo ventisette secondi di saluti e auspici su YouTube.
Negli USA il “president elect” mette online un video alla settimana denso di contenuti.
Da noi presidente del consiglio, ministri e gran parte dei parlamentari si affannano a vociferare di proposte di legge e regolamentazioni di una rete di cui non capiscono una cippalippa.
Negli USA Obama si impegna a portare banda larga e connessioni a tutte le scuole, a tutti i cittadini, a tutti gli ospedali (“perché se vogliamo che i nostri ragazzi possano competere nel 21mo secolo, dobbiamo mandarli in scuole del 21mo secolo”).
Da noi Tremonti diminuisce gli sconti fiscali sul risparmio energetico, e Confindustria, dopo essersi sciacquata la bocca dei paroloni su innovazione e meritocrazia ed eccellenza e bla bla bla, sostiene a gran voce il governo nella lotta di retroguardia per rimandare l’adozione di impegni europei sul risparmio energetico.
Oltreoceano, Obama – non alla 52ma nota di un programma di 70 pagine, ma come primo punto del suo piano economico per uscire dalla crisi – dichiara che tutte le risorse disponibili verranno impegnate in un vasto piano statale per rinnovare, nel segno del risparmio energetico, tutte le infrastrutture pubbliche, e questo farà da volano alla creazione di milioni di posti di lavoro.
Qui il capo del governo non perde occasione di predicare “consumate, consumate”, e promette di dare la paghetta di 40 euro agli indigenti.
Nel continente Sardegna, Soru rilascia dichiarazioni tanto sobrie che sembrano venire da un altro pianeta: “Quando c’è crisi non si deve spendere di più, anzi si deve stare più attenti. Credo che sia dannoso continuare a spingere sui consumi in un Paese che in pochi anni ha conosciuto il fenomeno del credito al consumo e l’indebitamento delle famiglie. Prima si risparmiava, oggi invece la situazione è di maggiore crisi perché le famiglie hanno già ipotecato lo stipendio che prenderanno tra sei mesi”.
Babbo Natale, per favore, quando passi caricami sulla slitta e dammi un passaggio via di qua.
interviste a confronto
4 agosto 2008
Ho riletto, uno dopo l’altro, i due speciali di Punto Informatico sulle strategie di comunicazione Internet del Popolo della Libertà e del Partito Democratico.
Mi dispiace dirlo, ma mentre la prima intervista (ad Antonio Palmieri, deputato e responsabile dei principali progetti web della coalizione di centro destra) si legge liscia e si capisce dalla prima all’ultima riga – poco innovativa, ma chiara -, la seconda (ad Emanuele Fini, presidente di DOL, azienda responsabile dei principali progetti web del centro sinistra italiano) mi risulta ostica fin dalle prime righe.
A domanda chiarissima:
PI: Parliamo della presenza online del partito nel suo complesso. Il fulcro è www.partitodemocratico.it? Qual è la sua struttura tecnica e progettuale?
la risposta è quanto di più “fuffo-tecno-politichese” si possa immaginare:
EF: Il progetto di comunicazione online del Partito Democratico, denominato “Partito Democratico 2.0″, è stato elaborato a ottobre 2007. Consiste prima di tutto nella definizione di una visione di medio termine sulla presenza online. Il cosiddetto “Web 2.0″ è alla base della visione di questo piano: sono parte integrante del progetto tutti i principali sistemi di social network e aggregatori online. L’obiettivo è quello di costruire un ambiente aperto, partecipativo, in cui sia possibile cooperare e accorciare le distanze fra le persone e i luoghi in cui vengono elaborate e prese le decisioni che riguardano ognuno di noi.
Mi viene subito l’orticaria. Cioè? cosa intendi? in che senso il “progetto di comunicazione [...] consiste [...] nella definizione di una visione di medio termine…”? Se è così che ti esprimi, i progetti che partorisci potranno mai essere funzionali?
Mah.
ogni tanto una buona notizia
3 luglio 2008
Leggo dal blog di LivePaola del ripristino dei fondi antiviolenza, in precedenza tagliati per garantire copertura al taglio dell’ICI:
Ieri pomeriggio, senza grosse sorprese, la Camera ha approvato il decreto fiscale sull’Ici (93/08), che il Senato dovrà votare entro il 27 luglio.
Ma una sorpresa minore – e benvenuta – c’è: tra le pieghe dei fondi tagliati nella precedente versione per garantire copertura al taglio dell’ICI, come ricorderete, c’erano 20 milioni di euro ripristinati (ne parla anche Il Sole 24 Ore in chiusura di articolo). Complimenti a Mariela, Sara, e a tutte le altre che hanno lanciato il tam tam sul “Taglio Vergognoso” per evitare che quest’argomento cadesse nel silenzio.
Io per prudenza il banner qui di fianco lo lascio, eh, che si deve ancora passare dal Senato.. Però sono contenta
disintossichiamoci una buona volta!
2 luglio 2008
L’ultima bufala della cosiddetta informazione, quella degli MP3 droganti, dà la spinta finale a una decisione che stavo covando da qualche settimana.
Dopo aver abolito dalla mia vita telegiornali e televisione tutta, mi prendo anche un paio di mesi di vacanza da Repubblica, che è in piena versione estiva (ultraslim ma infarcita di cazzate).
Perché dedicare un quarto d’ora, una mezzora di tempo ogni giorno a leggere testi pieni di luoghi comuni, imprecisioni, opinioni di incompetenti, titoli fuorvianti, banalità presentate come la notizia del giorno? Tre ore a settimana in più per la mia vita, ci posso dormire, guardare il mare, giocare con Guido…
Negli ultimi tempi, mi sono rimasti particolarmente sullo stomaco:
- “un piatto di carpaccio inquina più di un SUV”: eh suvvia, avete proprio misurato bene?
- “ultima tendenza USA: asciugare i panni al sole”: ah grazie, avevo giusto bisogno del trend ammmericano per farmi spiegare che l’asciugatrice elettrica costa di più e li asciuga peggio…
- “Google ci sta rendendo tutti più stupidi?”: non commento, che altri l’hanno già fatto meglio di me
- uno strepitoso decalogo nel supplemento “Salute” su cosa fare per evitare il terribile pericolo delle punture di insetti: praticamente, passare l’estate blindati in casa, e uscire solo se coperti dalla testa ai piedi o se incapsulati nella propria auto a finestrini chiusi, e/o avvolti in una nuvola di veleno insetticida. Minchia che bella estate!
Insomma, in rete trovo testi scritti meglio, più informati, commentabili e sottoposti a uno stretto controllo collettivo su veridicità e fonti: chi me lo fa fare di spendere trentacinque euro al mese per il quotidiano, consumare carta e inchiostro, e prendermi pure del nervoso?
dalla mailing list al network
30 giugno 2008
[ndr: per pigrizia mia, e soprattutto perché questi argomenti mi interessano sia personalmente che professionalmente, questo post lo ritrovate tal quale anche nel blog di Wafer, che comunque vi invito a visitare, perché ci scrivo anche di altro
]
Venerdì scorso, su segnalazione del Forum Cultura del PD di Ravenna, ho partecipato a un incontro sulla comunicazione politica, animato da Antonio Sofi e Giovanni Boccia Artieri. Le riflessioni che ne sono scaturite mi sembrano interessanti non solo rispetto al tema della comunicazione politica, ma anche, più in generale, di come sta cambiando la logica della comunicazione.
Sofi, appena rientrato dal Personal Democracy Forum di New York, ha riassunto in poche frasi la differenza di strategia fra i due candidati democratici: Hillary Clinton aveva una enorme “mailing list”, cioè era in grado di comunicare e mobilitare centinaia di migliaia di persone fra gli attivisti e i simpatizzanti già “collegati” al partito democratico. Al contrario, Barak Obama, non potendo competere sulla dimensione della mailing list, ha usato la potenza del network, cioè ha aperto spazi in cui le persone potessero auto-organizzarsi e auto-connettersi. In questo modo, la sua campagna si è auto-propagata, perché i simpatizzanti hanno potuto produrre loro stessi contenuti utili, coinvolgere persone che non si erano mai avvicinate prima alla politica, sentirsi motivati e rispettati dall’approccio “orizzontale” del loro candidato.
Dalla campagna per le primarie democratiche alla riflessione sull’ultima campagna elettorale italiana, il passo è stato naturalmente breve. Pur convenendo sul fatto che il PD ha usato la rete in modo decisamente più aperto e innovativo rispetto al PDL, ci si è trovati d’accordo nel concludere che – complice il poco tempo a disposizione – non si sia adottata fino in fondo la logica della rete. Quasi un “mi piacerebbe, vorrei, ma non posso fino in fondo”. Il risultato è stato che sono stati aperti spazi di discussione, che però, per come erano stati attivati, sono stati percepiti dai netizens come “imposti” o “governati dal centro”; di conseguenza, le persone sono andate a discutere in altri luoghi, e, cosa ancora più grave, chi gestiva la comunicazione non li ha seguiti, ma è rimasto a parlare più o meno da solo dei “suoi” siti.
Altri errori evitabili:
- non ascoltare: il primo passo da fare è quello di andare a cercare i contenuti che producono gli altri, leggere i blog indipendenti, partecipare alle conversazioni anche quando sono “fuori casa”. E qui mi sono immediatamente ricordata di una lettura recente, Internet PR di Marco Massarotto, che, parlando della comunicazione aziendale, parte esattamente dallo stesso consiglio: primo, ascoltare
- creare contenuti difficili da propagare, come video usabili solo sul sito della campagna e solo scaricando un plugin. Con una comunicazione televisiva schiacciata nei 20 secondi delle dichiarazioni da telegiornale, Internet offre la meravigliosa possibilità di approfondire e chiarire i concetti (tanto che uno dei video più visti di Obama è un suo discorso di 35 minuti sul razzismo, visualizzato milioni di volte). Perché allora non fare un “buon” video, di 20-30 minuti, e metterlo sì nel sito del partito, ma anche e prima di tutto su YouTube, da dove potrà essere ripubblicato su decine di migliaia di pagine, e raggiungere persone che sul sito del partito non ci sarebbero mai andate..
- pensare di ottenere “tutto e subito”: la logica del network ha tempi di propagazione graduali, anche se a un certo punto può diventare travolgente
- avere la pretesa di parlare contemporaneamente a decine di migliaia di persone: in rete i grandi numeri spesso si ottengono con un effetto “long tail”, per addizione di piccoli numeri, perché il contenuto valutato come interessante viene ripubblicato sul blog da 1000 visitatori, ma anche su centinaia di blog da 30 visitatori, o anche da 4 visitatori: ma sono 4 visitatori che, magari, “quel” contenuto dal suo sito di origine non l’avrebbero mai visto
- pensare che, se i media tradizionali costavano migliaia e milioni di euro (che si continuano a spendere), la comunicazione Internet deve invece essere fatta “a gratis”: non è così, certamente i costi di Internet sono decisamente più bassi, ma la competenza si deve pagare, e poi in rete si deve spendere tempo, ancora più che denaro.
Insomma, si può fare.. di meglio. Per fortuna (?) di tempo a disposizione per fare di meglio adesso ce n’è, quindi… sarà bene rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro.
the girl effect
25 giugno 2008
equivalenze
21 maggio 2008
Tanto per mettere in ordine le idee: non ne posso più della contrapposizione fra quelli che dicono “invece di prendersela con i lavavetri e i parcheggiatori abusivi, farebbero meglio a multare chi parcheggia in doppia fila” e quelli che ribattono “invece di fare la multa a quelli che per due secondi parcheggiano in doppia fila, farebbero meglio a sgomberare i lavavetri e i parcheggiatori abusivi”.
Lo dichiaro pubblicamente: a me danno pari fastidio sia quelli che parcheggiano in doppia fila, sia quelli che, quando esco dalla coop, vengono – con fare ogni giorno un po’ più intrusivo – a sollecitarmi per il carrello e relativa moneta. Entrambe le categorie mi tolgono serenità e libertà, e non mi sento di essere tollerante nei loro confronti.
Per tornare ad essere tollerante e serena, avrei bisogno di vivere in un tempo più sereno e ordinato; in cui, senza bisogno di blitz e sirene spiegate, semplicemente non esistono parcheggiatori in doppia fila, gettatori di cartacce per terra, ambulanti questuanti che mi voglion vendere inutili cineserie al parcheggio.