È in partenza il progetto Pazienti.org, community dedicata alla raccolta di feedback sulle esperienze delle persone all’interno delle strutture sanitarie. Le testimonianze dei pazienti, raccolte in forma anonima, vengono verificate nel caso contengano segnalazioni particolarmente gravi, usate per fornire alle strutture sanitarie un report sulla loro attività, e rese disponibili per aiutare altre persone a fare scelte migliori.
Il progetto è partner di PatientOpinion, impresa non profit inglese che dal 2006 raccoglie le storie dei pazienti e fornisce ad ospedali e cliniche inglesi un prezioso feedback per migliorare i propri servizi e il rapporto coi pazienti.
Il lancio, anche in Italia, di un servizio di questo tipo si deve principalmente all’impegno di Linnea Passaler, che, insieme a un piccolo gruppo di colleghe, sta lavorando da mesi per costruire un progetto che si propone l’ambizioso obiettivo di
generare dinamiche di miglioramento del servizio pubblico più importante, quello che si prende cura della vostra salute e del vostro futuro
In queste settimane Pazienti.org sta raccogliendo le prime storie, i racconti delle esperienze vissute all’interno delle strutture del SSN, che possano servire come nucleo del database di referenze e recensioni.
Quindi, se avete una storia da raccontare, è il momento di farlo.
In bocca al lupo ragazze!

Paola Bonomo, Rising Star e Best of the Best all'European LinkedIn Business Award 2010
Non solo Paola Bonomo ha vinto la categoria “Rising Star” del LinkedIn European Business Award, ma si è anche aggiudicata il premio “Best of the Best”. E io ne sono molto felice, e contenta anche di avere – nel mio piccolo – contribuito alla sua vittoria, invitando quante più persone possibile a votarla.
Bravissima Paola ![]()
cosa fa notizia in Italia
23 marzo 2010
Premessa: chi mi conosce sa benissimo qual è il mio orientamento politico e può immaginare che, se io dovessi votare alle Regionali del Lazio, il mio voto andrebbe senza alcun dubbio o esitazione ad Emma Bonino, donna di cui stimo preparazione, impegno e grinta.
Apprezzo molto l’ultima iniziativa dei Radicali, presentata in prima persona dalla Bonino, di cui sono venuta a conoscenza grazie al blog di Nicola Mattina: l’archivio consultabile delle spese sostenute dalla Camera dei Deputati, con importo, fornitore e note sull’ordine.
Aggiungo però un paio di considerazioni.
Nel programma elettorale della Bonino, come citato da Nicola, leggo che
“Per aumentare la responsabilità del governo, promuovere una partecipazione informata dei cittadini e creare nuove opportunità economiche, sotto la presidenza di Emma Bonino, ogni agenzia dell’amministrazione regionale sarà obbligata a rendere disponibili su internet tutti i dati pubblici in suo possesso …”
Ora, programma o non programma, la trasparenza riguardo ai costi della Pubblica Amministrazione è già un obbligo di legge. Esiste infatti una “direttiva trasparenza per i siti della PA”, che, in applicazione dell’articolo 11 del dlgs 150/2009 (riforma Brunetta), chiede a tutte le PA di:
“creare sul sito istituzionale una apposita sezione denominata “Trasparenza, valutazione e merito”, di facile accesso e consultazione, ove pubblicare obbligatoriamente: il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità e il relativo stato di attuazione, il Piano e la Relazione sulla performance, l’ammontare complessivo dei premi collegati alla performance stanziati e di quelli effettivamente distribuiti, l’analisi dei dati relativi al grado di differenziazione nell’utilizzo della premialità per i dirigenti e per i dipendenti, i nominativi e i curricula dei componenti degli Organismi Indipendenti di Valutazione e del responsabile delle funzioni di misurazione della performance, i curricula dei dirigenti e dei titolari di posizioni organizzative, le retribuzioni dei dirigenti con particolare riguardo alle componenti variabili e alla valutazione di risultato, i curricula e le retribuzioni di coloro che rivestono incarichi di indirizzo politico – amministrativo, gli incarichi conferiti a dipendenti pubblici e a soggetti privati, retribuiti e non retribuiti (art. 11, comma 8)”
Quindi, il programma della Bonino si potrebbe anche tradurre in “faremo rispettare una legge che esiste già”. Fatto non scontato in Italia, anzi forse rivoluzionario, ma per favore chiamiamo le cose col loro nome.
La seconda cosa che mi sconvolge è che, per ottenere i dati di spese della Camera dei Deputati, sia stata necessaria una battaglia lunga tre mesi culminata in uno sciopero della fame. Ripeto: per ottenere da chi fa le leggi il rispetto delle leggi. Questo non è un paese civile.
una donna che merita di vincere
1 marzo 2010
Aver conosciuto persone come Paola Bonomo è uno dei motivi per i quali sarò sempre grata alla rete e ai social network.
Paola è un’appassionata paladina dell’innovazione e del merito, una di quelle donne che, invece di lamentarsi di essere escluse dai piani alti del potere, fanno un passo avanti e si prendono oneri e onori dell’impegno. I suoi blog sono meglio di mille editoriali, e i suoi interventi nelle conversazioni (in rete e dal vivo) non sono mai banali.
Da quando è al Sole 24 Ore, vicepresidente responsabile della Online Business Unit, Paola sta contribuendo a costruire il futuro del giornalismo, che sempre più vivrà in rapporto con la rete.
Ora Paola Bonomo è in lizza nella categoria “Rising Star” del concorso LinkedIn European Business Award, unica italiana rimasta in gara; al momento è seconda in classifica, ma vi assicuro che merita di vincere.
Quindi, se ancora non l’avete fatto, spendete un minuto per votare per lei; per farlo vi serve solo avere un vostro profilo LinkedIn, e se ancora non l’avete vi consiglio di crearvelo (vi sarà utile per molte altre cose, vi assicuro!).
C’è tempo solo fino al 15 di marzo; il premio in palio è pressoché simbolico (un anno di abbonamento a un servizio online di teleconferenze), ma una donna in gamba sul podio è un risultato a cui vale la pena contribuire.
un passo alla volta, dall’inizio
15 novembre 2009
“Scrivi anche tu un un post per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne“, mi dicono. E, nonostante scriva spesso di donne in questo blog, da giorni sto a chiedermi da dove cominciare.
Perché il punto è proprio dove si comincia. Il punto d’arrivo – le molestie, le botte, le umiliazioni – giunge dopo un percorso in cui le donne, un pezzettino alla volta, si lasciano perdere; in cui gli uomini, un pezzettino alla volta, imparano che possono passare il limite.
Allora io provo a ripartire dall’inizio, dai bambini. Dall’insegnare a mio figlio maschio – non con le parole, ma con i gesti di ogni giorno – che fra donne e uomini ci può essere rispetto e collaborazione. Che una donna – sua madre – ha anche altre cose a cui pensare oltre alla famiglia, ed è normale e importante che sia così.
Se avessi una figlia femmina, le insegnerei – come hanno fatto i miei genitori con me – che lei ha valore, a prescindere dal fatto di avere un moroso. Che il suo valore sta nei suoi pensieri, nelle sue idee, nell’impegno.
E poi provo a continuare nel lavoro di tutti i giorni, usando in modo corretto il potere e la responsabilità, non avendo paura di prendere la parola anche quando sono da sola.
Non ho molto altro da aggiungere. Sono fortunata, i miei genitori mi hanno rispettata e cresciuta bene, ho avuto anch’io le mie storie sbagliate ma niente che passasse il limite dove la stronzaggine si trasforma in abuso.
Le storie di botte e di abusi e di violenza vera le lascio raccontare alle altre, e le ascolto con rispetto e sgomento.
e tanto per ribadire il concetto…
29 settembre 2009
..che la colpa di ogni male è comunque delle madri, il Corriere oggi raddoppia ammonendo che “Mamma lavoratrice, figli meno sani”. Che stiano cercando di convincerci che, vista la crisi, conviene che rinunciamo graziosamente ai nostri posti di lavoro per tornare fra le mura domestiche?
riflessi condizionati
29 settembre 2009
Premessa: noi con Guido abbiamo smesso di usare il passeggino più o meno quando lui aveva due anni. Credo che la decisione sia stata presa nel momento in cui abbiamo sostituito la Polo Variant, dotata di comodo portabagagli da station vagon, con la Multipla, comodissima per i passeggeri ma dotata di vano bagagli piccolo e ulteriormente ridotto dall’ingombrante ruota di scorta.
Fin dalla sua seconda estate (età circa venti mesi) l’abbiamo fatto camminare sui sentieri dell’Appennino, accontentandoci di fare passeggiate brevi, e sacrificando le spalle del babbo per trasportarlo quando proprio non ce la faceva più. Non abbiamo preteso di fare e fargli fare cose più grandi di lui, adattandoci ai suoi tempi e alla sua resistenza, e sicuramente siamo stati facilitati in questa scelta dall’innata pigrizia dell’ingegnere, e dalla mia cronica stanchezza degli ultimi anni, che ha decisamente ridotto la mia naturale iperattività.
Ne siamo stati premiati: il pargolo si è abituato velocemente a camminare senza protestare, e sta diventando un robusto escursionista, in grado ormai di farci percorrere sentieri che danno qualche soddisfazione.
Così avrei dovuto plaudere senza esitazioni all’articolo di oggi sul Corriere, “Quei bambini di sei anni ancora nel passeggino”. In effetti anche noi, quando all’entrata della scuola materna vediamo alcuni compagni di Guido arrivare in carrozza, storciamo la bocca con aria di superiorità.
Perché allora mi sento a disagio nel leggerlo?
Perché nell’articolo le uniche chiamate in causa per i danni causati ai bambini sono le mamme. Come se questi figli non avessero padri. Come se la responsabilità di far crescere i figli in modo equilibrato e funzionale fosse solo ed esclusivamente delle donne. Che oggi, guarda un po’, pretendono di districarsi fra molte altre responsabilità e incombenze, e allora trascurano i loro doveri primari.
Questo mi fa arrabbiare. La responsabilità di far crescere bene i figli, in un tempo in cui tutti abbiamo molte cose da fare, è di entrambi i genitori. Non sono “le mamme” che devono smetter di correre troppo, sono “i genitori”. Non sono “le mamme” che devono riflettere su come tenere in equilibrio le esigenze dei bambini e quelle della propria vita professionale, sono “i genitori”. Allora possiamo ricominciare a ragionare.

in escursione a 2000 metri
ripartire da dove
16 settembre 2009
Rileggo con calma l’articolo di Maria Laura Rodotà, “Veline, escort, maschilismo. Lettera aperta alle donne”.
Mature (invisibili) e giovani (preferibilmente scollate) [...] Umiliazione collettiva [...] Care tutte, che si fa? [...] Rompere le scatole in modo capillare [...] Ripartire dall’autostima.
Ripartire? Mai stata ferma in questi anni.. Come fanno anche altre, ne scrivo, ne parlo, e, ogni volta che riesco ad afferrare una piccola leva su cui agire, faccio il possibile. Che negli ultimi tempi siamo di più a parlarne, mi pare insieme una buona notizia e un pessimo segno, di tempi in cui c’è bisogno di ribadire anche concetti che sembravano assodati.
Oggi una persona incontrata a una riunione (in cui ero l’unica donna presente, come spesso mi accade) è venuta a salutarmi, a riunione conclusa, e mi ha detto ridendo “mi piace vederti così.. cattiva”. Spero non si sia sbagliato, saper essere anche cattiva è necessario, tanto più adesso.
scriversi addosso
9 settembre 2009
L’ultimo post di Giuliana mamma in corriera, “Le mamme, il web, la noia e il territorio”, e quello di Mariela exploradora che ne è stato l’innesco, “Le mamme, la rete. Più asfissiante di così..”, mi si mescolano in testa alle considerazioni sul rumore di fondo fatte da Gaspar al RomagnaCamp.
Ci ho ragionato su tutto il giorno, ma alla fine ne esco solo per la strada della tolleranza e della capacità di scegliere dove stare, chi ascoltare, come spendersi.
Le generalizzazioni sono utili e comode, ma a patto di essere consapevoli dei loro limiti: possiamo dire “le mamme in rete”, “le donne”, “i blogger”, o “<un gruppo a caso individuato sulla base di un criterio purchessia>”, e costruirci sopra un modello funzionale; ma accettiamo che ci siano un mare di eccezioni, e che ciascun individuo, nella sua interezza – a saperla conoscere tutta – , sia molto di più e per vari aspetti molto diverso rispetto al prototipo che gli abbiamo appiccicato sopra.
Non amo la retorica della maternità, pur avendola vissuta finora con più soddisfazioni e piacere che fatica. Ho spesso scritto qui della stanchezza, dei dubbi, dell’insofferenza, e ho usato e uso l’ironia per navigare ogni giorno anche nel mio crescere un figlio.
Non mi stupisco che un gruppo di donne, tutte con figli, si trovi a parlare dell’esperienza di averne fatti, a livelli più o meno profondi e passando per dettagli pratici e consigli da nonne. E’ esattamente quel che accade in ogni gruppo minimamente accumunato da un’esperienza: i friendfeeders, per dire, si danno consigli sulla configurazione di FriendFeed, argomento il cui interesse per l’umanità, lo ammetterete, non è superiore a quello del rapporto qualità/prezzo di una marca di pannolini. Così, che vengano pure il Momcamp, i siti permanenti con forum & community (per un paio di mesi ho trovato in GenitoriChe conforto e confronto, poi l’ho lasciato perché il resto della mia vita ricresceva in importanza e reclamava tempo; altre community di genitori avevano approcci e linguaggi più distanti dal mio, le ho assaggiate e scartate subito), ma anche Grillo, le operazioni furbette e quelle oneste, le chiacchiere che nascono da altro: siamo abbastanza grandi da riuscire a scegliere cosa vale la pena di seguire, o no?
Siamo abbastanza sagge da capire quando ne abbiamo fatto indigestione, ed è il caso di staccare? per un’ora, una settimana, un anno? Lasciare un gruppo, chiudere i socialcosi, stare scollegati dalla rete, smettere di comprare il quotidiano che abbiamo letto per anni?
Sta qui il punto. Saper scegliere, e tagliare il troppo, il rumore, l’inessenziale. Accettando che il “nostro” essenziale possa essere diverso da quello degli altri – anche di persone che, per certi aspetti, sentiamo vicine.
Mariela, buona strada, dovunque ti porti. Giuliana, sono sicura che si può essere gruppo quando serve farsi ascoltare, ma restare persone pensanti, che sanno vivere in gruppi diversi, fuori dai gruppi, fra esseri umani, e comunicare con gli altri – e con se stessi.
la promozione della cultura
10 luglio 2009
Ieri quando ho visto sui muri di Lugo i manifesti del Polo Universitario Romagnolo ho pensato per un momento di non essere davvero sveglia.

la campagna della Fondazione Flaminia per promuovere il polo universitario romagnolo
E invece.
Non è la prima volta che da queste parti le istituzioni spendono soldi nostri per promuovere campagne di discutibile “creatività”; a me questi “concept” fanno pena anche quando sono utilizzati in contesti molto più leggeri, ma, quando a toppare è la Fondazione Flaminia e l’università, mi girano veramente.
Ne parlano:
Sorelle d’Italia
repubblica.it
corriere.it
gruppo di protesta su facebook
su FriendFeed
