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Perché voterò Matteo Renzi

Fra due settimane ci saranno le primarie del centrosinistra: no, non sono “le primarie del PD”,  anche se in giro trovo diverse persone convinte che per votare occorra essere iscritti al partito, segno che la pretesa del PD di stabilirne regole e governarne l’organizzazione è un danno prima di tutto per la partecipazione democratica.

Come è noto a chi mi frequenta, online e offline, non solo voterò Matteo Renzi (e ne ho finanziato la campagna versando un contributo sul sito Adesso! Partecipo), ma sto cercando di dare una mano al comitato ravennate che sostiene la sua candidatura: e lavorerò in tutti i modi perché sia Renzi il candidato premier alle elezioni politiche del 2013.

E, lo dico chiaramente, se non sarà Renzi a vincere queste primarie, io non voterò il PD di Bersani, e, in mancanza di qualche novità rilevante che faccia emergere dalla melma partitica attuale una proposta realmente nuova e seria, per la prima volta nella mia vita, nel mio trentesimo anno da elettrice (tutto speso a sinistra, passando dal PCI ai DS all’Ulivo al PD) il mio voto non andrà a nessuno.

Voto Renzi perché è l’unico che riesce a parlare (ancora?) in un linguaggio umano: ha spazzato via il politichese, con la stessa allegra noncuranza con cui io mi rifiuto di adattarmi all’aziendalese o al gergo del marketing. Tuttavia, ho la pretesa di non confondere lo stile coi contenuti: anche Berlusconi non parlava da politico, ma i suoi erano discorsi da cumenda arrembante con una visione del mondo ferma agli anni ’50 (le barzellette sulle segretarie), non da uomo del XXI secolo, abituato a confrontarsi in modo diretto anche online. Quindi, mi piace come Renzi dice le cose che dice, ma soprattutto mi piacciono le cose che dice.

Voto Renzi perché dichiara che il suo non è un mandato a vita: vuole provarci come presidente del consiglio, ma, se non dovesse vincere, tornerà a fare il sindaco di Firenze e poi, al termine del suo mandato, si metterà a lavorare “nel privato”. In un paese in cui si fa carriera politica restando pervicacemente attaccati al proprio scranno locale a costruirsi le alleanze che ti pagheranno lo stipendio futuro in qualche ente o azienda amica (lo spiega benissimo il sindaco di Forlì Roberto Balzani in Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco) questa è una dichiarazione rivoluzionaria.

Voto Renzi perché il suo programma è leggibile e concreto:

  • i parlamentari sono troppi e i partiti non sono enti pubblici: abolizione o riduzione drastica del finanziamento pubblico ai partiti, che si devono pagare coi contributi dei loro sostenitori (vedi Ritrovare la democrazia)
  • bisogna investire sulla scuola, partendo dall’edilizia scolastica (che, posso dirlo per esperienza diretta, è vergognosamente inadeguata) e riorganizzando la scuola sulla base della qualità della formazione che si dà ai ragazzi, non della salvaguardia delle graduatorie di anzianità (quindi: formazione continua dei docenti e selezione per merito, vedi Investire sugli italiani)
  • la crescita si favorisce partendo dalle piccole opere, quelle che incidono direttamente sulla qualità della vita e creano le condizioni per lo sviluppo: asili nido, banda larga, manutenzioni (vedi Un nuovo paradigma per lo sviluppo: partire dal basso smantellando le rendite)
  • bisogna ridurre la pressione fiscale, sia quella diretta, sia la tassa occulta dell’aberrante complicazione del sistema fiscale italiano, che costringe le persone e soprattutto le imprese a perdere tempo e risorse in misura spropositata rispetto a quanto avviene negli altri paesi (vedi Un fisco dalla parte di chi lavora e intraprende)
  • la pubblica amministrazione deve essere riorganizzata completamente, secondo meccanismi di trasparenza, semplificazione, digitalizzazione e adottando il criterio del merito e dell’efficienza (vedi Uno stato semplice dalla parte dei cittadini)
  • sulla sicurezza: accorpare le (troppe) forze di polizia, capire le dinamiche delle migrazioni per ridurne l’impatto sull’ordine pubblico, affrontare il problema della violenza sulle donne come problema di disuguaglianza e pregiudizi culturali, ripensare la Fini-Giovanardi introducendo forme di depenalizzazione: buonsenso allo stato puro, sapete quanto mi piace (vedi La garanzia della sicurezza)
  • cittadinanza per chi nasce in Italia: nel terzo millennio mi sembra sia ora di abbandonare lo ius sanguinis per passare allo ius solicivil partnership per gli omosessuali: per quanto mi riguarda, sono favorevole al matrimonio a prescindere dal sesso, ma preferisco di gran lunga una promessa concreta e verificabile rispetto al vago proposito di aprire un tavolo che va da Casini a Vendola e chiuderlo solo quando saranno tutti d’accordo (l’anno del mai il 36 d’agosto, si dice dalle mie parti); riconoscimento del fatto che le famiglie sono cambiate, e questo significa divorzio veloce, regole e diritti anche per le convivenze, norme civili per la fecondazione assistita; rivedere completamente la regolamentazione del diritto d’autore, perché non si può gestire il presente con norme scritte in un’epoca diversa (la sezione Diritti all’altezza dei tempi del programma è una delle mie preferite)

Il nostro paese ha grandi risorse ma deve cambiare completamente rotta, e l’unico modo per farlo è un imponente ricambio della classe politica degli ultimi decenni e un taglio netto con un sistema di governo e sottogoverno che ha premiato gli amici invece che i capaci.

La peggiocrazia di cui parla Zingales io l’ho vista all’opera da dentro, in anni in cui, lavorando in un’azienda “del sistema”, ho dovuto combattere ogni volta per scegliere i fornitori, i partner con cui collaborare, gli eventi a cui partecipare: a volte ho vinto, a volte ho perso, e alla fine, stanca dei rospi che mi venivano messi nel piatto, ho deciso di tornare libera, dato che ero convinta (a ragione) di non lavorare grazie a una tessera (che non ho mai preso) ma per capacità ed esperienza.

Quando Matteo Renzi dice che nella sua squadra non metterà quelli più fedeli ma quelli più bravi, quando rivendica orgogliosamente come eredità che gli ha lasciato l’esperienza scout la voglia di giocare e di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato, quando da sindaco informa i suoi cittadini in modo diretto e veloce (come oggi si può fare ed è un crimine non farlo, ne scrissi a febbraio riguardo alla gestione dell’emergenza neve), io mi ci ritrovo: posso non essere d’accordo col 100% delle sue affermazioni (e ci mancherebbe!), ma riconosco in lui un uomo del nostro tempo, e penso sia il momento di far guidare il paese a uno che ha dieci anni meno di me. Adesso!

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