alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

Archivio per il tag “lavorare con passione”

back to basics

Mafe De Baggis come sempre ricorda alcune verità di elementare buon senso: la comunicazione è importante, ma una buona comunicazione vive solo se dietro c’è un buon prodotto e/o un buon servizio, non si costruisce a tavolino.

Se non ci sono le basi, è inutile inventarci sopra prima la pubblicità, poi il web 1.0 o 2.0 o N.0, poi il vairal, poi quel che vuoi.

Mafe cita Joshua Porter, che fa alcune sagge considerazioni sull’utilità di creare piattaforme sociali:

Fornire alle persone una piattaforma sociale consentendo loro di esprimersi non crea necessariamente “buzz” e curiosità, ma, più che altro, tende ad amplificare quella che era l’opinione iniziale delle persone.

In altre parole, se mettete a disposizione una piattaforma sociale:

  • se il vostro prodotto fa schifo, verrà fuori una conversazione su quanto fa schifo
  • se è un prodotto meraviglioso, verrà fuori una conversazione su quanto è meraviglioso

L’uovo di Colombo, no? Peccato che schiere di uomini-marketing se ne dimentichino..

invece della letterina a babbo natale

ho voglia di pensare all’anno prossimo, a tutte le cose messe in fila in questi mesi, e ai cambiamenti che voglio / posso fare nel 2008 in Wafer.

Ho voglia di fare un po’ di pulizia archivi, buttare via le cose polverose e inutili, e fare spazio a nuovi progetti e idee.

Ho voglia di spostare i tavoli e le sedie, buttar via le piante ormai irrecuperabili e comperarne di nuove, eliminare la carta che non serve a niente,  sgrovigliare tutti i cavi aggrovigliati.

Ho voglia di rispolverare il sorriso ed essere contenta quando entro in ufficio. Non sarà il paradiso descritto da  Kjerulf, ma ci si può andare vicini.

il dilemma degli intangibili

Minacciata dai virus gastrointestinali e parainfluenzali che aleggiano fra conoscenti vicini e lontani, resisto in vista del traguardo di fine anno.

Ieri ho dedicato un pomeriggio a seguire un seminario su quanto sono importanti, per le aziende, gli “Intangibili”. Che non sono i cugini degli “Incredibili”, bensì tutte quelle cose (la reputazione, l’immagine, il benessere delle persone, l’esperienza, il database aziendale) che io ho sempre coltivato con massima cura, fiduciosa che prima o poi si trasformeranno in “Tangibili” (bilanci meravigliosi e stipendio di giada per tutti).

Dopo la sciroppatura di consulente milaneeese che ci ripeteva tutti questi concetti come oro colato e verità rivelata, mi viene da pensare pessimisticamente (ma è forse stanchezza serale, o il virus all’attacco) che:

  • le aziende che pensano prima ai bilanci economici, cioè a far profitto e capitalizzare “tangibilmente”, e solo dopo si dedicano agli “intangibili”, quando ci arrivano hanno spompato e succhiato tutti in tal maniera che non sono più credibili (prima ti sfrutto, e poi ti dò il contentino; prima arricchisco mettendo da parte gli scrupoli, poi mi rispolvero e faccio il bilancio sociale)
  • le aziende invece che pensano prima agli “intangibili”, o meglio, cercano di non sacrificarli, fanno un casino di fatica a poterseli permettere, perché i loro bilanci “tangibili” ne soffrono

Lo so, non è un pensiero ottimista, e so anche che comunque io la strada no.1 non so fare a imboccarla con la necessaria spregiudicatezza. E l’ottimismo della volontà mi fa comunque convincere, ogni volta, che troverò la strada per far funzionare anche la strada no.2.

Nel frattempo, ho fatto i miei piani d’azione, almeno a grandi linee, e adesso devo solo arrivare a fine anno per riprendermi un po’ di energia e ricominciare.

rinfrescata di idee da Berlino

Mafe riassume in un bel post alcuni appunti dal web2expo di Berlino, e mi re-illumina su due o tre concetti che ripeto tanto spesso anch’io, da ritrovarmeli a volte un po’ consunti per il troppo uso. Ne riporto qualche parola e frase, e rimando tutti al post originale, dove c’è altro con tanto di fonti:

  • […] non si può frenare un cambiamento già avvenuto […];
  • ha speranze di sopravvivere solo chi continua a sedurre i clienti anche dopo che hanno acquistato;
  • rispettare gli standard è la chiave per applicazioni stabili, scalabili, distribuibili e confortevoli per chi deve usarle;
  • progettare un’esperienza a cui non sia possibile rinunciare richiede passione, entusiasmo, coraggio e immaginazione, non benchmarking e forecast
  • vince chi integra le statistiche del sito con la propria esperienza e creatività […] questa cosa non sarà mai completamente automatizzabile

Grazie Mafe, anch’io ogni tanto ho bisogno di farmi ri-convincere delle cose che so già 😉

Navigazione articolo