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pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

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sia chiaro fin da ora

Dovesse mai capitarmi di finire in uno stato di coma dichiarato irreversibile dai medici, dichiaro per iscritto che non voglio essere salvata da nessuno, né preti, né politici, né cantanti, e che su questo non ho mai cambiato idea nel corso di tutta la mia vita.

Dovessi cambiarla, non mancherò di lasciarne testimonianza scritta, in assenza della quale tutti mi facciano il sacrosanto piacere di non immischiarsi nelle mie libere scelte.

piccoli paradisi mediterranei

[ndr: considerando che gli argomenti di cui leggo in questi giorni (buzz sull’iPhone, polemiche sulla riapertura di BlogBabel, querelle Guzzanti-Carfagna, immunità sì-no) hanno su di me un effetto lievemente nauseante, ho pensato di dedicarmi a un post di pubblica utilità]

La spiaggia di Gerakas si trova sulla punta estrema del golfo di Laganas, lato sud dell’isola di Zante. Se per le vostre vacanze cercate “divertimento”, discopub, giochi d’acqua e amenità simili, smettete pure di leggere; se invece apprezzate la tranquillità e magari avete anche dei bambini piccoli, considerate Zante fra le vostre possibili destinazioni.

Tutto il golfo di Laganas è Parco Marino Nazionale, perché le sue spiagge sono uno dei più importanti luoghi di nidificazione delle tartarughe marine Caretta caretta. In particolare, le acque davanti a Gerakas sono zona A del parco, il che significa divieto assoluto di navigazione: no canotti, no motoscafi, no moto d’acqua; e quindi: no rumore, no (o pochissimo) catrame, no pericoli per i bagnanti.

Il golfo di Laganas è ampio e tranquillo, l’acqua tiepida, i fondali bassi e sabbiosi; sulla spiaggia ci sono un’ottantina di ombrelloni di paglia, disposti su due file davanti al bagnasciuga, ed è permesso piantare un proprio ombrellone solo in un’altra zona, quella meno sabbiosa; questo perché le tartarughe, per tutta la stagione estiva, arrivano di notte sulla spiaggia per deporre le uova in buche scavate sulla sabbia, e i nidi non vanno disturbati.

Tracce lasciate sulla sabbia da una tartaruga venuta a riva per deporre le uova

Tracce lasciate sulla sabbia da una tartaruga marina venuta nottetempo a riva per deporre le uova sulla spiaggia di Gerakas

Quindi, all’arrivo a Gerakas, i volontari e le guardie del Parco vi informeranno che dovete camminare vicino al bagnasciuga, e non disturbare in alcun modo (piantando pali, scavando buche, correndo) i nidi nella parte più profonda della spiaggia. Perfino i castelli di sabbia possono essere costruiti solo sul bagnasciuga, e vanno distrutti alla sera, per non ostacolare le tartarughe nella loro risalita dall’acqua.

Qualcuno penserà sicuramente “che palle!”. Liberissimo di andare da un’altra parte. Personalmente, non mi dà alcun fastidio comportarmi in modo da non mettere in pericolo la sopravvivenza di una specie animale già in serio pericolo di estinzione; e perfino Guido è stato in grado di spiegare per telefono alla nonna che la sera il castello si butta giù, “pecché dopo arrivano le tattarughe e i dà fastidio”.

Nel raggio di alcuni chilometri, in mezzo agli ulivi e agli orti, si trovano una ventina di belle case in affitto, tre taverne, un bar e un minimarket. Punto. Le case sono in buona parte affittate da un’agenzia inglese, Ionian Eco Villagers, che gestisce diversi alloggi per conto dei proprietari greci, motivandoli così a non vendere il terreno a qualche speculatore edilizio. Nonostante alcuni inconvenienti organizzativi (al momento è possibile pagare la prenotazione solo facendo un bonifico in sterline, nella triangolazione cliente-GB-Grecia qualche comunicazione va persa, et similia), l’impressione che ne ho avuto è stata comunque molto positiva.

Si percepisce un autentico coinvolgimento nell’obiettivo di mantenere le condizioni per un turismo sostenibile: i referenti locali lavorano nel centro informazioni sulle tartarughe, il “welcome pack” non è un’accozzaglia di brochures ma una buona raccolta di informazioni sull’isola, insomma si capisce che questi, oltre a farlo per lavoro, ci credono davvero.

La spiaggia è un capolavoro di “marketing della semplicità”: quanto costa un ombrellone e due sdraio per un giorno? 8 euro. Per mezza giornata? 8 euro. Per una settimana? 8 euro per sette. Nessun bar, nessun baracchino, nessun servizio: solo Maria che passa, più o meno fino alle quattro del pomeriggio, portando coppe di frutta fresca (3 euro) o golose ciambelle (2 euro).

l'ottimo servizio di piccola ristorazione da spiaggia fornito da Maria

l'ottimo servizio di piccola ristorazione da spiaggia fornito da Maria: frutta fresca a 3 euro, ciambelle a 2 euro

Nelle taverne si mangia benissimo: frutta e verdura arrivano dagli orti intorno, così come gran parte delle uova e della carne (il prezzo da pagare per i polli felicemente ruspanti sono i concerti dei galli all’alba, ma poi tanto si può dormire in spiaggia…); il pesce fresco è fantastico. Noi quest’anno abbiamo sempre mangiato alla Taverna Triodi, conquistati, oltre che dal buon cibo, dalla loro squisita gentilezza.

Alzarsi al mattino, andare al bar per la colazione, scendere in spiaggia e fermarsi a chiacchierare con uno dei vecchietti che affittano gli ombrelloni; passare tutto il giorno a mollo nel mare o stesi sul lettino, mangiando frutta e ciambelle; risalire prima del tramonto, fare la doccia e andare a cena in taverna. Insomma, rallentare, e capire quanto bisogno ne abbiamo tutti, di un po’ di lentezza.

Vedere Guido prendere le misure del posto nuovo per un paio di giorni, abituandosi alla nuova routine, e poi ambientarsi come un pesciolino nell’acqua: l’ultimo giorno, per dire, ha passato mezzora a far colazione al bar con i nostri vicini di casa austriaci, impegnato in una lunga “conversazione”, lui nel suo buffo italiano, loro in un po’ di parole italiane e inglesi, e un sacco di mosse e sorrisi. Ascoltarlo tutto contento ringraziare con “Efkaristò!!”, e mettersi a ridere alla risposta “Parakalò”.

Guido e il suo amico Yannis, che ci affittava ogni giorno l'ombrellone e i lettini

Guido e il suo amico Yannis, che ci affittava ogni giorno l'ombrellone e i lettini

Insomma, mi sento rigenerata. Non ho molta voglia di rituffarmi nella fuffa, anzi me ne terrò un po’ distante, e magari troverò qualche altra occasione per riossigenarmi.

Ah, alla taverna Triodi mi dicevano che negli ultimi anni, probabilmente per effetto della generale crisi economica, la stagione turistica a Zante si è molto ridotta: prima arrivava gente per tre mesi, adesso sono al completo per un mese circa, dal 20 luglio al 20 agosto. Chiaramente questo è un grosso problema, sia per chi affitta le case, sia per chi gestisce le taverne e il bar (che poi sono le tre-quattro famiglie che vivono a Gerakas da generazioni). Quindi, se volete prendere un po’ di sole a settembre, o l’anno prossimo fra maggio e l’inizio di luglio, sicuramente ve ne starete molto tranquilli, e magari contribuirete a sostenere un piccolo paradiso mediterraneo, a rischio estinzione più o meno come le tartarughe marine. Ci potete arrivare in traghetto, o – a luglio e agosto – con un volo diretto dall’Aeroporto di Forlì.

Io vi ho avvisati 😉

una madre ristretta

In un libro che di recente ha avuto un discreto successo, “Pensare per due – nella mente delle madri”, lo psicoterapeuta Massimo Ammaniti distingue le madri in quattro gruppi:

Madri integrate – Madri ambivalenti – Madri ristrette – Madri depresse

Le madri integrate sono “donne che si lasciano andare ai cambiamenti che la gravidanza produce nei ritmi personali e che accettano in modo armonico le trasformazioni del proprio corpo, così come i cambiamenti del proprio umore e il minore interesse per la vita sociale”. Le madri ambivalenti sono “donne con atteggiamenti contrastanti, che vogliono assolutamente diventare madri ma allo stesso tempo ne hanno paura”. Le madri ristrette “vogliono mantenere la propria indipendenza e il proprio autocontrollo e non farsi condizionare troppo dal figlio che sta per nascere”. Le madri depresse son depresse, e tant’è.

Seguono interviste a rappresentanti di ciascuna tipologia di madre, dove le “ristrette” sono quelle che fanno discorsi del tipo “mi sto organizzando per non abbandonare troppo il mio lavoro”, o “no, nei primi mesi di gravidanza non fantasticavo su che faccia avrebbe avuto mio figlio”, o “ho iniziato a comprare qualcosa per il bambino solo alla fine della gravidanza”. A mio modo di vedere, il gruppo che dimostra di avere un po’ di testa sulle spalle.

Ma Ammaniti non è d’accordo: per lui il comportamento sano e normale è quello delle signore che, al primo giorno di ritardo delle mestruazioni, si fiondano da Prénatal a comprare le decalcomanie per la cameretta, e presentano subito una domanda per lavorare part-time. Loro sì che sono madri complete. Le altre, vabbé, sempre meglio che depresse, ma si potrebbe sperare di meglio.

Insomma, mi tocca portarmi a casa l’etichetta di “madre ristretta”. E dire che io, come persona, non mi sento affatto “ristretta”…

Certo, se la pretesa è che la madre occupi interamente lo spazio della donna e della persona, allora tutto quadra. Ma mi sembra una pretesa un po’ esagerata, e mi chiedo anche perché nessuno la pretenda dai padri, questa totalità di dedizione.

spegnere la televisione e andare a passeggiare

Si conclude così l’intervista a Mario Rigoni Stern, in una vecchia puntata di Che tempo che fa. L’intervista, nonostante gli inutili applausi televisivi che troppo spesso interrompono il discorso, è una di quelle cose che vale la pena di riascoltare.

auguri a una gran donna

Rita Levi Montalcini - dal sito ww.ritalevimontalcini.orgRita Levi Montalcini compie oggi 99 anni, portati in maniera invidiabile.

L’ho sempre detto io che le donne del Toro sono delle gran signore 🙂

Navigando in rete, ho scoperto il sito della sua Fondazione. Semplice, veloce, chiaro ed elegante. Concentrato sull’essenziale e sull’utile, e sempre mantenendo uno stile impeccabile.

In questi tempi cupi e confusionari, una boccata d’aria fresca, e un buon esempio da tenere in mente.

la piramide rovesciata

Premetto che le feste hanno sempre su di me un leggero effetto depressivo, specie le feste comandate nelle quali ogni volta si deve fare il conto “l’anno scorso eravamo dai tuoi, quest’anno quindi dobbiamo andare dai miei”, e robe simili.

Quest’anno Pasqua l’abbiamo organizzata con pranzo da mia madre, e pomeriggio a casa del fratello di mio marito, dove erano andati a pranzare i miei suoceri, la giovanile prozia, nonché i suoceri di mio cognato. Quando siamo arrivati noi, di conseguenza, la proporzione di generazioni era: 1 bambino (Guido) e 9 adulti (4 della generazione “genitori”, 5 della generazione “nonni”).

L’effetto di queste riunioni è devastante.

L’unico bambino presente diventa il centro di un universo di gridolini, risatine, stupori, meraviglie, decisamente sovradimensionati anche rispetto all’eccezionalità dell’esemplare in questione.

Tutti si prostrano ai piedi del piccolo imperatore, pronti non dico a soddisfare ogni suo desiderio, ma piuttosto ad anticiparlo, quando non a sollecitarlo: una gara continua di dolcetti, regalini, complimenti. Nauseante.

Quando è stato il momento di andarcene, io e Paolo abbiamo dovuto quasi litigare per evitare che gli zii regalassero a Guido un loro peluche con cui lui aveva giocato per dieci minuti.

Ovviamente ci sono rimasti male, “ma a noi non serve, lui poi è contento, ci fa piacere”.. il fatto è che un bambino non è un giocattolo da far sorridere a comando, è una piccola persona, che dovrebbe abituarsi al mondo, e se si abitua ad averle tutte vinte sarà una persona perennemente insoddisfatta e incapace di gestire la realtà vera..

Tornando a casa, ho maledetto la mia generazione infantile, che si è baloccata con giochi e trastulli fino a tardi (come si fa a ricevere regali di peluche alla soglia dei 40 anni, santo cielo…) e ha avuto tanti pochi bambini da non sapere come trattarli. Ci fossero stati 4 nipotini (la prassi normale di quando eravamo piccoli noi), i grandi avrebbero fatto meno salamelecchi, e avrebbero dato a ciascuno la giusta attenzione, attenti a non esagerare. E non ci sarebbero stati 4 peluches uguali da regalare a tutti.

Ora, io probabilmente non ce la faccio più a fare il bis, e mi toccherà stare attenta “in proprio” a non farlo crescere “da figlio unico” (aiutata in questo da un lavoro sufficientemente coinvolgente da prendersi tempo e attenzione).

Ma i parenti, come li posso disattivare?

attitudini e inettitudini

Rilancio dal post autocentrato di Elasti, la mia eroina preferita:

è arrivato il momento pertanto di fare il punto su elasti-attitudini ed elasti-inettitudini al fine di non creare fraintendimenti o falsi miti. […]
se qualcuno avesse voglia di scrivere qui sotto le proprie attitudini e inettitudini elastigirl non aspetta altro.

ecco fatto:

ATTITUDINI: fare e pensare contemporaneamente 10 cose, ricordare ogni genere di testi gesti opere e omissioni, leggere le favole, far fiorire le orchidee e le rose, ballare il tango argentino.

INETTITUDINI: disporre i fiori in un vaso, aspettare i tempi degli altri, cucinare il pesce, finire un lavoro a maglia, tenere per me il malumore o le critiche.

stagioni

Arrivano e passano i Santi e i Morti, senza contare che il 31 ottobre è stato – no, non Halloween!!! – il compleanno di Guido (“dui anni!!”). I malanni autunnali imperversano, la stagione è tuttavia insolitamente mite, abbiamo avuto le prime grandi piogge ma ci viene risparmiato ancora per un po’ l’umido freddo novembrino.

la piada dei mortiMi adagio finalmente nell’autunno, e mi godo come ogni anno il dono gradito di un dolce che si mangia solo in questi giorni dell’anno, la “piada dei morti”, portata come ogni anno dalla zia di Paolo reduce dalle sue visite alle amiche riminesi.

La piada dei morti è una focaccia, fatta credo col mosto, e farcita di noci, mandorle, pinoli e uvette. Io e Guido ce la rubiamo, e, due anni fa, ha fatto la sua parte nel risollevarmi dalle fatiche delle prime poppate (prima tetta –> una fetta di piada dei morti; seconda tetta –> due fette di piada dei morti).

A Rimini la vendono solo nelle prime settimane di novembre, e questo la rende ancora più buona, si trovasse tutto l’anno non avrebbe lo stesso sapore. Marisa la acquista “da Tino”, pasticceria storica riminese.

Visto che in due giorni ce la siamo fatta fuori, adesso chiudo il post e mi metto a fare una torta per domattina.

più che pigra, mamma un po’ stanca

Per due settimane di seguito, la pagina “Invece Concita” su D raccoglie e mette in ordine pensieri sparsi, che non ho quasi mai tempo di sistemare da sola. Più o meno come il mio armadio, che da due domeniche aspetta di essere rovesciato dal cambio di stagione, e invece c’è sempre qualcosa che si mette in mezzo.

La settimana scorsa, Bamboccioni deluxe e ragazze mondiali riprendeva una bella intervista alla Vezzali, dopo l’ultimo oro.

C’è parecchio da fare quando torni da un mondiale e sei stata via dieci giorni […] tua madre si prende un turno di riposo perché ha cucinato per dieci giorni. Ora sei tornata, e tocca a te.

Ecco, qualche volta mi sento proprio così, fuori tutto il giorno a tenere insieme diecimila cose, se non a vincere un mondiale, a combattere comunque,  senza risparmio di energie. Poi però, a casa, niente riposo del guerriero, c’è da fare la spesa e pensare al cambio degli armadi, e quasi sentirsi in colpa se si ha bisogno di aiuto.

E io sono di quelle fortunate, con un compagno che non si dilegua quando c’è da lavare i piatti o alzarsi la notte che Guido piange, ma ogni tanto sogno di cercarmi anche una moglie, mi farebbe veramente comodo. Più della mamma e della suocera, che per carità, sono brave, ma proprio l’importanza di certe cose non la capiscono, e mi guardano scandalizzate se non so dire a che ora rientro.

L’altro ieri invece L’infanzia estrema crea il Nobel? suggerisce qualcosa di cui sono da tempo convinta, e che è espresso bene anche in un paio di libri, con serie riflessioni in “Liberiamo i bambini”, e con più leggerezza in “Confessioni di una mamma pigra”: gli stiamo troppo addosso, a ‘sti pargoli. Smettiamola di imbottire tutti gli spigoli e di soccorrerli ad ogni starnuto. Si troveranno meglio, fra qualche anno.

Dopo dieci giorni di Guido a casa per convalescenza post-operatoria più altri quattro per il primo raffreddore della stagione, stremata dal babysitteraggio nonnesco, in pieno stress da cori di compatimento del povero bimbo, con la schiena sul ciglio della rottura per tutte le volte che si è fatto prendere in braccio per una coccola, con tutto l’amore di cui è capace la più orgogliosa mamma del mondo, dichiaro che la poverina sono io, e che adesso ho bisogno di pensare un po’ a me stessa.

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