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WordPress censura un blog su richiesta di John Ashfied?

Non si sentiva davvero la mancanza di un nuovo caso di “censura preventiva” nella blogosfera italiana, con l’aggravante della connivenza di WordPress.com..

I fatti:

  • Arianna Cavazza, alias Sybelle, scrive un post in cui analizza criticamente una campagna pubblicitaria di John Ashfield, marchio di abbigliamento british nel look, ma italiano nella realtà
  • fra i commenti al post, ne compare uno che estende la critica all’azienda stessa (“… si spacciano per “british” in realtà il prodotto è elaborato in una sorta di garage nella provincia di Forlì … la produzione vera e propria, poi, è fatta perlopiù in Bangladesh … dove la manodopera costa un fico secco..“)
  • a questo commento ne fanno seguito altri, rigorosamente anonimi, che, nel più puro stile retorico-legalese, difendono l’azienda (“..requisiti richiesti per un nostro dipendente sono la serietà,l’educazione e la tanta voglia di lavorare, credo quindi che il codardo che ha commentato con parole infami l’azienda, non sia in possesso delle suddette qualità, e per questo scarica la propria rabbia con chi glielo ha comunicato.Sono inoltre a comunicare al personaggio in questione che, il legale dell’azienda per un periodo di anni archivia tutti i dati personali di dipendenti passati ed attuali, non sarà quindi difficile risalire prossimamente al colpevole delle maldicenze..”)
  • senza nulla comunicare a Sybelle, WordPress di punto in bianco oscura il blog, per presunta violazione dei “terms of use”; dopo le proteste di Sybelle, il blog viene riattivato, ma senza il post “incriminato”; WordPress rifiuta (per ora) di motivare il proprio operato, suggerendo a Sybelle di contattare direttamente chi ha segnalato il post (cosa impossibile, perché i commentatori pro-azienda erano rigorosamente anonimi)

Chi volesse leggere l’intero post oscurato, può farlo grazie a una delle copie in cache di Google salvate nel frattempo da varie persone.

A quanto pare, le aziende italiane continuano a non capire che entrare a gamba tesa nelle conversazioni online fa molto più male alla loro reputazione di qualunque critica che possa comparire online. Gli zeloti della John Ashfield hanno guadagnato all’azienda un ottimo risultato d’immagine: erano anni che cercavamo qualche nuova case-history per sostituire quelle, ormai consunte, della Mosaico Arredamenti e del Bagno Wave, e ora sappiamo chi citare nelle prossime lezioni su “esempi di cattiva gestione della propria reputazione online”.

Nel frattempo, lo sputtanamento online sta dilagando: per farvi un’idea di quanta gente sta diffondendo l’episodio, leggete la discussione che si è sviluppata su FriendFeed.

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