alebegoli

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per una nuova ecologia della comunicazione #2

Spesso abbassare la voce è il modo migliore per ottenere attenzione; al contrario, mettersi a urlare non fa che aumentare il livello del rumore.

per una nuova ecologia della comunicazione #1

[Sto rimescolando in testa varie riflessioni che ruotano intorno all’idea di una comunicazione più leggera ed ecologica, dove i due aggettivi “leggera” ed “ecologica” assumono di volta in volta significati diversi. Si tratta a volte di brevi pensieri, a volte di riflessioni più articolate, che devono ancora essere messe in ordine, ma che voglio iniziare a pubblicare sia per impegnarmi con me stessa a ragionarci bene sopra, sia per scambiare opinioni e ricevere contributi.]

Non possono coesistere a lungo una buona comunicazione esterna (diretta a clienti e mercato) e una cattiva comunicazione interna (diretta a collaboratori e fornitori).

Le persone che lavorano in un’azienda sono le stesse che parlano fuori dall’azienda, di quell’azienda, dei suoi prodotti, servizi, e metodi di lavoro. Solo se queste persone si sentono rispettate, coinvolte e partecipi, potranno rappresentare l’azienda in modo positivo, sia nelle conversazioni interne che in quelle esterne.

ci vuole dell’impegno

Ci arriva nella posta (indirizzato a undisclosed recipient) il messaggio seguente:

CAMERA DI COMMERCIO DI RAVENNA – REGISTRO DELLE IMPRESE

Agli utenti Telemaco

Prot. 9941 -19/08/09

Si informa che con lettera circolare n.3627/C il Ministero dello Sviluppo Economico, nell’ambito delle competenze ad esso attribuite sulle attività delle Camere di Commercio ha trasmesso copia del parere reso dalla terza sezione del Consiglio di Stato in ordine a quanto in oggetto.

In considerazione che il Ministero ha fatto proprie le considerazioni espresse dal Consiglio di Stato, lo scrivente ufficio a partire dal 15 settembre 2009 non può che procedere con l’attività sanzionatoria di propria competenza ove riscontri un ritardo od un’omissione nella presentazione di denunce al REA

Al riguardo si rammenta che le sanzioni sono quelle previste dalla legge 4 novembre 1981 n.630 e riguarderanno esclusivamente ritardi od omissioni per gli adempimenti a suo tempo (ante 19 febbraio 1996) obbligatori per il Registro delle Ditte che non siano oggetto di domanda di iscrizione o deposito nel Registro delle Imprese. Per queste ultime continuano a trovare applicazione le disposizioni previste dal Codice Civile (artt.2194 e 2630)

Nell’allegato prospetto sono indicati gli importi delle sanzioni di cui all’oggetto e si fa presente che il testo della circolare ministeriale ed il parere del consiglio di stato no reperibili sul sito del MSE all’indirizzo http://www.sviluppoeconomico.gov.it (Servizi/Camere di Commercio/Registro delle Imprese).

Si ricorda inoltre che dal 01 settembre 2009 allineandosi alla prassi nazionale, PER LE PRATICHE SOCIETARIE, le istanze presentate dai procuratori speciali  (utilizzo della modalità di “procura speciale”) non potranno più essere accettate.

Cordiali saluti.

Il Conservatore

Ora, con un po’ di tempo e pazienza a disposizione, grazie al fatto che ormai su Internet le leggi si trovano online, segnandosi su un foglio di carta gli appunti nel corso della caccia al tesoro, probabilmente possiamo, nel giro di un’ora, arrivare a capire che la comunicazione NON CI RIGUARDA AFFATTO perché abbiamo fatto tutte le denunce di iscrizione al REA nei tempi previsti dalla legge.

Ma io mi domando: non esisteva una circolare Bassanini che raccomandava alle amministrazioni e uffici pubblici di usare un linguaggio chiaro e comprensibile???

Perché non si scrive chiaramente “ricordiamo che chi non ha fatto questo e quello resta soggetto a questa sanzione, seguono riferimenti normativi”? Perché l’autore di questo messaggio si firma “il Conservatore” e non con il suo nome e cognome? Quanta fatica ci vuole a costruire un testo così involuto e bizantino? Quanta inutile fatica cognitiva viene richiesta a chi legge? Quanti sono i rischi di errori e le perdite di tempo e denaro (richieste di chiarimenti, telefonate a vuoto…)? Non siamo nel millennio delle “conversazioni con voce umana”?

Perché diamine io vivo e lavoro in questo paese????

prepararsi a partire

Un paio di mesi fa, in un momento di leggerezza, ho accettato una proposta di viaggio davvero inconsueta: un mio amico fotografo mi ha chiesto di accompagnarlo in un reportage sulle Ande, per scrivere i testi e aiutarlo a presentare (in un sito e in un libro) le foto che lui scatterà.

E già fin qui ce ne sarebbe abbastanza per uscire dall’ordinario. Ma, e qui sta la parte più imprevista, la destinazione del viaggio è la missione di un sacerdote ravennate, che da una decina d’anni vive sulle Ande in mezzo a una regione poverissima e sperduta; e la delegazione con cui viaggeremo è un gruppo della diocesi di Ravenna, fra cui il vescovo stesso.

A questo punto scattano le risate. Un’empia illuminista che non fa niente per nasconderlo e che da quasi trent’anni non frequenta più parrocchie e preti, in viaggio col vescovo. Mi scappa da ridere a pensarci, ma suppongo che in qualche modo me la caverò.

Del viaggio ci saranno due resoconti: uno sul blog ufficiale, che i prossimi giorni apriremo insieme a un po’ di altri spazi online (Flickr et similia); e uno parallelo, dalle mie parti solite (qui, su FriendFeed… insomma ci sentiremo). Parto il 24 agosto e torno fra il 4 e il 5 settembre, spero in tempo per fiondarmi al RomagnaCamp a salutare tutti.

Poi ci sono altre partenze, ancora tutte da preparare. Sarà che è l’anno dei cambiamenti, lo testimonia il bel post scritto ieri da Luca Sartoni, sarà che tutte le esperienze hanno un loro ciclo che a un certo punto va a terminare, io sento che è arrivato il momento di tirare le somme di quel che ho fatto in questi anni, e di dargli un’impronta e una direzione diversa. Ma è ancora troppo presto per scriverne qui, ne parleremo al ritorno.

conversazioni post-creative

Cara Alessandra,

sono XXXXXXX di YYYYYYY,
nei mesi scorsi ci siamo dedicati assieme a CNA di Forlì-Cesena e Ravenna al progetto Romagna Creative District, promuovendo tra creativi e aziende l’idea di conoscersi e collaborare per provare ad affrontare meglio i mercati in questo periodo oggettivamente complesso.

Hai aderito (ne hai parlato anche nell’intervista sul coworking, citata anche sul tuo blog) e partecipato alla sessione “Riflessioni a voce alta”.

Mi sorprende e dispiace ora, grazie agli strumenti di Brand reputation online 3.0, scoprire che ne hai ricavato l’impressione di:
“un’accozzaglia senza capo né coda”,
sottoscrivendo un commento di una Paola e aggiungendo di tuo:
“la stessa impressione che ha fatto a me il Romagna Creative District che c’è stato qualche settimana fa dalle nostre parti. Per non parlare dell’organizzazione, ehm, più creativa che organizzata.”

Sono parole tue da una *conversazione* online di 2 settimane fa…

Tra l’altro ricordo che avevi iniziato a fare commenti acidini su FB fin dall’ingresso l’8 maggio, lamentandoti per la coda e proseguendo poi con la critica al catering (peraltro di prim’ordine), per non parlare della tua tendenza all’abbiocco…

Il progetto RCD sta procedendo e abbiamo ricevuto commenti -positivi e critici- che ci stanno aiutando a correggere le mancanze di una organizzazione che, per la prima edizione dell’incontro, è stata totalmente basata sul volontariato e gestita da persone che solitamente fanno altro.
Un po’ di confusione all’ingresso ci stava, sono arrivate molte più persone di quante se ne attendevano, segno dell’interesse che viene dal territorio.

Mi (ci) sarebbe piaciuto che anziché criticare in giro per rete e social network (che se ne hai un po’ di esperienza, sai che poi le cose lì rimangono in eterno e che sono tracciabili), ne avessi parlato/scritto a noi per contribuire attivamente e sicuramente a migliorare la qualità dell’iniziativa.

È così che si riesce a fare andare bene le cose, a mugugnare *al bar* davanti allo spritzino-salatini-olive son bravi tutti, a rinunciarci qualche volta (all’aperitivo) per dire chiaramente le proprie opinioni e impegnarsi di persona mica in tanti, mi sa.

Se hai altre cose da comunicarci e consigli preziosi, qui sotto ci sono i miei contatti, altrimenti mi trovi in giro per la rete, ci conterei.

Post-it: ho messo in copia un po’ di persone cointeressate al progetto RCD, spero non ti spiaccia troppo.

Caro XXXXX,

se il Romagna Creative District deve essere una serie di giornate similfieristiche all’insegna del motto “quanto siamo belli e creativi”, beh, buona fortuna, ma io non sono molto interessata.

Il mio contributo a un “distretto creativo” preferisco darlo proponendo progetti di formazione e crescita che usino al meglio le opportunità della rete. Se questi progetti incontreranno interesse, bene, e se partiranno, cercherò di contribuirvi al meglio.

In ogni caso, quali che siano i commenti online e offline, l’unica risposta valida in genere è “fare meglio la prossima volta”, non attaccarsi a frasi qua e là. Apprezza piuttosto che io abbia parlato di voi in un’intervista a D-Repubblica, e magari che grazie a me la senior director di eBay Europa vi abbia sentiti nominare, non si sa mai che.

pausa di riflessione

Sabato scorso il master in digital marketing di Apogeo si è concluso nel migliore dei modi, con l’ottima lezione di Giacomo Mason sulle intranet. Non paga delle ore d’aula, ho anche costretto il povero Giacomo a continuare la discussione in treno fino a Bologna, suppongo mi avrà odiata abbastanza, ma volevo sfruttare fino in fondo l’occasione.

E ora torno alla dura realtà, in cui le persone che decidono dentro alle aziende e agli enti pensano pensieri del secolo scorso; per dire solo alcune delle perle che mi sono passate davanti questa settimana:

  • un mio cliente che ha voglia di rompere ci ha mandato una raccomandata (una raccomandata, vi rendete conto?) per dirci che non intende accettare l’invio di fatture in PDF per posta elettronica. E continua a insistere sul punto, nonostante gli abbia mandato la circolare dell’Agenzia delle Entrate che certifica come questo sia un mezzo completamente valido di invio delle fatture
  • un altro cliente a cui chiedevo della loro intranet si è premurato di assicurarmi che sì, l’han fatta gli informatici interni con SAP, ovviamente hanno disabilitato tutti i forum “perché poi partono delle discussioni”
  • la scuola piange miseria e gli enti locali peggio, ma a Ravenna non hanno trovato di meglio che dotare una scuola superiore di un paio di maxidisplay, in cui, udite udite, si leggeranno le comunicazioni della scuola a studenti e famiglie, nonché i messaggi degli studenti (previa approvazione dell’amministratore di sistema). Leggete il comunicato dell’Istituto Luce l’articolo, così vi fate due risate, magari se abitate in un’altra città ci riuscite.

Però siamo ancora in quella magica fase dell’anno in cui le giornate si allungano, di notte l’aria è fresca, e riesco ogni tanto a prendermi dieci minuti o qualcosa di più per me. Leggere un po’, fare qualche esercizio di stretching/yoga/pilates, pensare a come respiro. Forse la settimana prossima mi prenderò anche qualche ora per ballare.

Poi scriverò tutte le cose che ho in mente su tanti foglietti di carta, metterò i foglietti su un tavolo sgombro e proverò a dargli un senso. L’altro giorno ho sbrogliato in questo modo un complicato problema di turni, che a video ci aveva imbrogliati per ore, chissà che non  mi funzioni anche mettere in ordine i progetti e le idee.

esagerazioni

Premessa: sono stata veramente contenta per l’articolo sul COWOrking uscito nell’ultimo numero di D-Repubblica, è uscito in copertina, le foto sono bellissime, e il servizio spiega molto bene il senso del condividere spazi e idee.

Tuttavia, non posso fare a meno di sorridere vedendo come Giuliano Di Caro, nelle nove (9) righe in cui ha riassunto la nostra piacevolissima chiacchierata telefonica, sia riuscito a.. esagerare.. quasi su tutta la linea.

A beneficio dei miei 25 lettori, preciso quindi alcuni particolari:

A Ravenna, Alessandra Farabegoli ha un’agenzia web (1), la Wafer. Entro luglio avrà tre scrivanie (2) per i coworkers. E grazie ai suoi rapporti e gruppi on-line, sa già come riempirle. “Facciamo parte dell’Emilia Romagna Business Club (3)“, spiega, “che raggruppa giovani imprenditori, e del Romagna Creative District”.

(1) sì, magari! In Wafer io sono l’A.D. e socia al 5%, grazie mille per l’attribuzione della proprietà, ma ancora mi manca un po’ per la scalata definitiva.

(2) le scrivanie saranno una o due, a meno che all’Ikea non ci inventino quelle a castello. Però ci sarà a disposizione la sala riunioni, l’angolo ristoro, e molta molta atmosfera positiva 🙂

(3) ovviamente si sta parlando del Romagna Business Club, ancora gli emiliani non ce li siamo annessi, per quanto con tutto l’attivismo di Sartoni non escludo che prima o poi invaderemo a macchia d’olio l’Italia intera 😀

il valore del servizio – 2

Spesso si tende a sottovalutare la gravità degli effetti del lavorare male, con disattenzione e trascuratezza. Cosa succederà mai, a parte far perdere la pazienza a qualcun altro, o sprecare un po’ più di tempo/risorse/energia?

Finché si tratta di una commessa che non mi sa spiegare i dettagli tecnici di un cellulare, niente di sostanzialmente grave. Ma non è sempre così.

Antefatto: mia sorella ha partorito Matteo (“il cuginetto!”) a inizio novembre, praticamente tre anni esatti dopo la nascita di Guido. Naturale quindi che spesso mi chieda consigli sui dubbi piccoli e grandi che vengono a ogni neomamma, consigli a cui io rispondo volentieri per quello che so sia dall’esperienza diretta, sia dalle letture online e offline, recenti e passate.

C’è da dire che Daniela è fortunata, perché Matteo è una pasta di bambino, cresce (tanto), tetta (con una regolarità da manuale), dorme (più e meglio di ogni altro bambino che io abbia conosciuto), è sano e allegro, insomma c’è poco di cui preoccuparsi.

Negli ultimi giorni, Matteo era un po’ irrequieto: mangiava poco e male, frignava, dormiva di meno. Sono cose che capitano, e poi passano, fra l’altro sembra che ci siano già un paio di dentini in procinto di spuntare, quindi ho rassicurato al telefono la sorellina dicendole di non stare in ansia, tenerlo sotto osservazione e, semmai, parlarne con la pediatra se la cosa si prolungava troppo.

Ieri sera, dopo averlo messo a letto stanco e stremato e quasi digiuno, Daniela, alla ricerca di qualche consiglio sul che fare, si è messa a leggere l’opuscolo “omeopatia per bambini” che aveva preso in farmacia, perché lei sta attenta a usare meno medicine possibili per sè e per Matteo, e a usarle il più leggere e naturali possibile.

E qui, le è venuto un colpo. Una decina di giorni fà, assillata da un fastidioso mal di gola, aveva chiesto alla parafarmacia vicino a casa qualcosa per curarsi che non fosse un antibiotico né il propoli (“qualcosa di naturale, perché sto allattando”); e la parafarmacista (si dice così?) le aveva venduto dei granuli sublinguali a base di Phytolacca, che ha effetti antiinfiammatori e antisettici.

Peccato che i principi attivi contenuti nella Phytolacca interferiscano anche col processo dell’allattamento: infatti, a dosi minime, la si usa per risolvere ingorghi mammari, e a dosi diverse per bloccare la produzione di latte, interrompendo forzatamente l’allattamento. Ma questo la parafarmacista l’ha imparato solo stamattina, quando un’imbestialita Daniela le si è presentata davanti a chiederle spiegazioni.

Per fortuna, interrotta la Phytolacca e smaltita l’incazzatura, il latte è tornato e Matteo ha mangiato in abbondanza, tornando alle abitudini consuete. Santa pace, ma vendere medicine, sia pure naturali e/o omeopatiche, si potrà farlo con la leggerezza con cui si vendono bottoni?

il valore del servizio

Sto considerando l’idea di cambiare cellulare, acquistando qualcosa con cui potermi anche collegare a Internet per gestire un po’ di posta, twittare e ciacolare su Friendfeed durante i tempi morti di viaggi, appuntamenti, e simili.

Dato che sono pigra, in scarsità di tempo e con arretrati colossali, e, per quanto portabandiera delle GGD Romagna, mi sento troppo vecchia per essere realmente geek, ieri dopo pranzo mi son detta “beh, passiamo dal <nome di nota rete vendita di elettrodomestici e vari generi tecnologici>, è di strada, fanno orario continuato, di mercoledì alle tre non ci sarà nessuno, e i commessi saranno a mia disposizione”.

Sono arrivata, ho fatto un giro in zona Apple per soppesare il possibile prossimo notebook di cui urge l’acquisto, ho chiesto al ragazzo in zona se potetva darmi qualche indicazione sui telefoni, ma lui mi ha detto che era meglio chiedere direttamente alla sua collega del reparto telefonia; e così ho fatto.

La tipa dietro il banco mi ha guardata con aria un po’ scoglionata, e mi ha chiesto cosa cercavo; le ho spiegato che volevo orientarmi un po’ fra i vari modelli di cellulari, e che comunque ne cercavo uno con una tastiera QWERTY, perché lo avrei usato anche per navigare, gestire un po’ di posta, e simili; ma non sapevo bene se orientarmi su un Blackberry, un Nokia, l’LG fighetto Prada, il cugino LG praticamente uguale che costa un terzo… Insomma, volevo chiarirmi un po’ le idee ed ero lì per quello.

La sua prima reazione è stata quella di indicarmi dentro alle vetrine (che si è ben guardata dall’aprire) i modelli con la tastiera QWERTY: “questo, poi questo, poi quest’altro..”. Beh, grazie, la so riconoscere anch’io una tastiera, ho pensato, ma mi sono morsa la lingua e, cercando di assumere un tono gentile, ho risposto “Sì, lo vedo che questi hanno la tastiera, ma mi servirebbe capire quali sono le differenze fra l’uno e l’altro”. Rassegnata di fronte alla mia insistenza, ci ha pensato un po’, poi mi ha guardata negli occhi e mi ha chiesto “Ti faccio una domanda: tu ce l’hai Internet a casa?”. Ingenuamente, ho pensato che volesse valutare che uso facessi io di Internet, tipo quanto tempo sto collegata, se avrei usato il terminale mobile in viaggio, o simili.. Le ho risposto che certo, avevo ADSL sia a casa che al lavoro, e.. Mi ha interrotta, “Allora ti do un consiglio”, con l’aria di avere in tasca la soluzione ai miei dilemmi. Mi sono zittita, in attesa di ricevere indicazioni. Trionfante per aver trovato la risposta, ha sentenziato “Cercati i vari modelli su Internet, così ti studi bene tutte le caratteristiche”.

Le ho sorriso “grazie per il consiglio, sorella”. E ho pedalato verso l’ufficio, chiedendomi perché diavolo avrei dovuto studiarmele io, le caratteristiche dei vari modelli di telefonino, dato che di lavoro non faccio la commessa del reparto telefonia di un centro commerciale, e che comunque, se mi tocca studiare da sola su Internet quel che mi voglio comprare, perché poi disturbarmi a uscire per andarmelo a prendere in negozio? Mah. Il prossimo che sento dire che l’ecommerce fa perdere posti di lavoro e che Internet azzera il valore del servizio e del rapporto umano, lo mando a vendere brustoline sulla spiaggia.

cambiare aria

A fine gennaio ho deciso d’impulso di iscrivermi a cinque lezioni del master in digital marketing di Apogeo, la prima quella di oggi con Marco Massarotto. E’ la prima volta da quando è nato mio figlio che vado via da sola e non dormo a Ravenna, e ieri sera mi sono resa conto di quanto ne avessi bisogno e anche voglia. Forse la media delle madri non sa vivere se non mette a letto tutte le sere la prole, ma le medie non sempre descrivono gli individui, no?  Per me, tornare a viaggiare da sola sia pure per poco, uscire a cena con LivePaola (ancora più brillante dal vivo che online), e passare il sabato a ragionare di relazioni online con un gruppo di persone stimolanti e preparate, è stato un balsamo necessario e benefico, nonostante tutti gli arretrati e la stanchezza di questi ultimi mesi. Poi gli arretrati li smaltirò, ne sono certa: non è solo il tempo che mi serve, è anche ritrovare lo spirito giusto, e, per aiutarmi in questo, cambiare aria è una gran cura.

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