alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

Archivio per la categoria “italia europa mondo”

non riesco ad appassionarmi a

  • il dibattito sulla cacciata di Luttazzi da LA7. Sarà che ormai la TV non la guardo, o che da quando ho un figlio la comicità coprofila e l’esagerato turpiloquio non mi fanno più ridere, e le ultime volte che ho visto Luttazzi mi è sembrato fastidiosamente sguaiato…
  • la frattalizzazione della Cosa Rossa. Quando avete finito di dividervi, fate un fischio che contiamo i pezzi, anzi contate direttamente voi che ci fidiamo
  • l’acquisto dei regali di Natale. Quest’anno sono poco natalizia, che si sappia. Ho una scorta di piccoli libri nascosti che centellino uno alla volta per Guido, per il regalone di Natale vedremo

etica del lavoro

Segnalo con qualche giorno di ritardo un articolo di Giampaolo Fabris su Affari e Finanza di Repubblica, dall’eloquente titolo “più che il mecenatismo conta il rispetto degli utenti“. In sostanza, Fabris scrive che le aziende, quando si riempiono la bocca di bilanci sociali & C, prima di parlare di quante iniziative culturali e umanitarie hanno sponsorizzato, dovrebbero rendere conto dell’eticità dei propri comportamenti quotidiani, del rispetto dei propri clienti e utenti e della trasparenza di prezzi e tariffe.

Aderisco come una patella all’istanza di Fabris, anzi rilancio: prima di tutto le imprese dovrebbero rispondere alla semplice domanda: “quanto faccio bene il mio lavoro?”. Sono sfranta dalla scarsa qualità e attenzione che sperimento ogni giorno, e che poi va a causare problemi e disagi e sprechi.

Fare bene il proprio lavoro, ogni giorno, come un monaco zen; rispettare le regole, quelle scritte (tasse, codice della strada, sicurezza sul lavoro, protocollo di Kyoto, per dire) e quelle non scritte (tipo la buona educazione) e poi, tirata ‘sta riga e andati a capo, vedere se si può fare di più.

Sì, è molto più difficile poi costruirci una campagna di comunicazione sopra, lo ammetto. Ma quanto migliora la vita di tutti?

difesa della libertà?

Grande apertura di Repubblica sui pericoli che corre la nostra privacy, e sostegno a spada tratta dell’appello contro ogni alleggerimento della legge 196.

Io non sono mai stata un’ultraliberista, ma francamente tutto ‘sto impegno mi sembrerebbe meglio speso da altre parti.

Per quella che è la mia esperienza (di imprenditrice che rispetta le leggi, 196 compresa, e realisticamente ritiene che, per dire, un modico uso personale delle risorse aziendali sia tranqullamente tollerabile in cambio di serietà e disponibilità), l’unico effetto tangibile della 196 è il vorticoso giramento di coglioni che mi prende ogni volta che firmo un’informativa.

Archiviata la quale informativa, le persone/aziende/professionisti seri continuano – nella sostanza, non nella forma – a tutelare i dati (e non solo) dei propri clienti/collaboratori/contatti/etc, mentre i pirati continuano a fare quel che gli pare, norma o non norma. Così chi ha rispettato la norma si sente pure cretino, per il tempo e i soldi che ha perso in consulenze, aggiornamenti hw e sw, fax, etc.

Quanto poi ai casi che vengono portati a sostegno dell’idea che la libertà sia in pericolo – falsi malati che truffavano il datore di lavoro e l’inps, dipendenti aeroportuali videoscoperti a sbranare i bagagli, e via andare -, la mia solidarietà non va certo nella direzione desiderata dagli appellanti.

Scusate il rigurgito di sincerità, ma se la legge deve servire prevalentemente per tutelare i disonesti, allora può essere che ultraliberista e deregolatrice lo diventi pure io.

ma c’era proprio bisogno di chiamarlo v-day?

Forse è che sto diventando una patetica mamma di mezza età, forse sono una snob, ma – pur essendo completamente d’accordo sulle proposte (non eleggibilità in Parlamento dei condannati, ritorno al voto diretto su candidati non preselezionati dai partiti, limite di due legislature), mi sento a disagio a urlare tutti insieme “vaffanculo”.

Oh, nella vita di tutti i giorni dico anche di peggio, se capita, ma, come si dice per le brutte abitudini, “sto cercando di smettere”.

confini labili

Sulla cronaca regionale tiene banco ormai da giorni la storia di MP, e, come molti miei amici e conoscenti, faccio fatica a pensare ad altro. Al solito, le versioni dei vari giornali e telegiornali non coincidono fra loro, e le poche notizie che abbiamo da fonti dirette (il paese è piccolo, la gente mormora anzi parla) dicono cose diverse ancora. E cose ancora diverse dicono i ricordi e le impressioni che ciascuno di noi ha avuto in questi anni, nelle più varie circostanze: incontri casuali, esperienze di lavoro insieme, chiacchiere a casa di amici comuni.

Certo, nessuno si conosce mai fino in fondo; e a volte le esperienze più interessanti sono molto vicine a situazioni che possono trasformarsi in pericolo.. ma non succede, e ne usciamo emozionati e arricchiti. Ma forse eravamo su un piano inclinato, e solo per un fortunato gioco di equilibri ne siamo usciti tutti interi.. sarebbe potuta andare diversamente?

Così mi ripeto che certo, strano Michele è strano. Sempre pensato. Ma se uno è normale, mica fa di mestiere il raccontatore di favole, no? Anche questo l’ho sempre pensato, e quante persone strane conosco? Nei laboratori teatrali, nelle associazioni di volontariato, nei mestieri creativi che te lo chiedono per contratto e nei mestieri routinari che ti ci fanno diventare, quanti tipi di pazzie più o meno leggere ho incontrato, compresa la mia?

Non voglio giustificare niente, sia chiaro, niente di quanto sia successo: anzi, a pensarci mi spavento, perché su questo piano inclinato a volte basta poco per scivolare via via più giù.

Poi ci sono cose che razionalmente mi fanno arrabbiare. Ad esempio, che i carabinieri, con una denuncia in mano per violenza sessuale (su un maggiorenne) a carico di MP, quando hanno saputo che c’era un bambino in affido temporaneo abbiano fatto un mese e oltre di appostamenti, raccogliendo, a quanto sembra, ore di video di dubbia interpretazione (se erano coccole, non significano niente; se erano molestie, il bambino le ha subite per settimane) per arrivare al finale-clou, irruzione con arresto e passaggio in prima pagina. Mica pensato che fosse meglio segnalare subito la cosa ai servizi sociali, per interrompere immediatamente l’affido in attesa dell’esito delle indagini sulla prima denuncia, e sottrarre il bambino a qualunque possibile trauma? Ma, certo, così le prime pagine mica arrivavano..

O il gergo buropsicologico delle addette ai servizi sociali, che nascondono il proprio imbarazzo dietro formule preconfezionate: “nel pieno rispetto delle procedure”, “la pedofilia è un agìto, non individuabile a priori”, “in possesso dei necessari requisiti esperienziali”… Avessero detto “queste cose è difficile capirle prima, noi abbiamo fatto tutte le verifiche e i colloqui necessari, e questa persona lavorava da anni con i bambini…” Ecco, detta così mi sarebbe suonata più umana.

buona giornata

In questo inizio di settembre, sarà che il filtro antispam funziona, sarà che l’estate ha calmato gli animi, arrivano pochi messaggi.

Uno di questi, la newsletter di Sebastiano Zanolli, mi porta un articolo che esprime bene pensieri anche miei, “Mai guardare quelli che fanno peggio”. Sebastiano scrive di come ci si sente a confrontare – sulle piccole e grandi cose – il nostro (amato) (bel) paese con il resto dell’Europa.

Condivido soprattutto la chiusura dell’articolo, e anch’io penso che ancora di più, sempre di più,

  • smetterò di accettare tutto
  • alzerò la voce quando il sistema mi chiede di chiudere un occhio.. o due
  • non accetterò più la somministrazione di servizi pubblici scadenti
  • non accetterò più di farmi rappresentare senza esprimere la mia opinione
  • non accetterò più di vedere sporcare le nostre strade, il nostro mare, le nostre montagne senza reagire

.. and so on.

Ciao Sebastiano, sono contenta di sentire sempre più voci come la tua, come la nostra, che “invertono la rotta” 🙂

io (ancora) all’orco non ci credo

Oggi al TGR Emilia Romagna hanno annunciato l’arresto a Forlì di un regista teatrale trentacinquenne, accusato di pedofilia.

Non ci credo, non ci posso credere ancora. Io so di chi stanno parlando, ed è una persona mite e dolcissima.

Alcuni mesi fa ho seguito uno dei suoi corsi sul come raccontare le favole, tre serate di leggera magia. Conosco il suo modo di raccontare, di muoversi e parlare, e immagino che a qualcuno possa sembrare più che strano.. e in effetti lo è, ma quale persona “normale” saprebbe vivere raccontando favole ai bambini e ai grandi? e dov’è il confine della normalità, e com’è difficile sondare l’animo umano, e come ciascun nostro gesto può essere inteso o frainteso..

Non le metto insieme, tutte queste cose, e una parte di me vuole credere che sia tutto un mostruoso fraintendimento, alimentato da qualche ansia di protagonismo.

Ne ho parlato con altri che lo conoscono. Qualcuno mi ha detto “non puoi mettere la mano sul fuoco per nessuno”, qualcun altro ha condiviso il mio stupore e la mia preoccupazione. Se è vera, è una storia terribile, ma se non è vera, lo sarà comunque, perché questo tipo di accuse ti rovinano la vita.

Però penso anche che non puoi mai dire, e che ti devi affidare all’intuito, alla ragione, e poi sperare di avere tanta fortuna, e che per me stessa dall’adolescenza in poi mi sono spesso fidata e ho avuto spesso molta fortuna, e avrò la stessa fortuna con mio figlio? Gli saprò insegnare ad essere insieme aperto e attento, curioso ma non spericolato? Lo assisterà la stella benigna che mi ha fatta andare in giro per le strade del mondo, senza che mai nulla di veramente brutto mi accadesse?

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