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pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

Decrescita, si fa per dire

Domenica scorsa io, l’Ing. e Guido siamo andati al Decrescifest, manifestazione dedicata agli stili di vita sostenibili. Devo dire che, prima di andare, eravamo partiti piuttosto prevenuti, perché non amiamo certi estremisti della decrescita; però ci siamo detto “male che vada, compriamo un po’ di frutta al mercatino e ripartiamo”.

Invece il bilancio della giornata è stato veramente sorprendente.

La classica fauna fricchettona delle manifestazioni alternative era abbondantemente diluita in mezzo a una folla di persone che avrebbero potuto essere tranquillamente i partecipanti di un barcamp, o i genitori della festa di fine anno della scuola materna.

La prima scoperta è stata un cohousing che sta per partire vicino a Forlì, sulla base di un progetto ideato da Simona Zoffoli, architetto molto in gamba con cui ho fatto una lunga chiacchierata. Il progetto si chiama Le case franche, e vuole combinare qualità architettonica, sostenibilità ambientale e un prezzo alla portata di persone “normali”.

Di cohousing io e l’Ing. stiamo ragionando da un paio d’anni, perché vorremmo far crescere Guido in un contesto di vicinato in cui ci siano spazi comuni e in cui si possa lasciare ai bambini un po’ di autonomia, che giochino in cortile insieme agli altri, senza bisogno di sorvegliarli a vista uno ad uno o di portarli in giro come pacchetti da un’attività all’altra. E anche noi vorremmo vivere in una casa progettata per usare le risorse (spazio, energia, attrezzature) in modo razionale e intelligente, ad esempio col riuso delle acque pluviali per annaffiare le piante o per gli scarichi, con una lavanderia unica ma bene attrezzata, con uno spazio comune dove poter organizzare feste o tenere i bambini o fare attività fisica.. cose così.

Alla festa abbiamo incontrato una compagna di scuola dell’Ing, con marito e bambini, e ci siamo messe a parlare, scoprendo inattese affinità di interessi che probabilmente ci porteranno a lavorare insieme su progetti di formazione e consulenza organizzativa. Inoltre, anche loro sono rimasti entusiasti del progetto di cohousing, e ora ci stiamo attivando per creare qualcosa del genere a Ravenna. Interessa a qualcuno?

Nel frattempo, visto che loro fanno parte di un Gruppo d’Acquisto Solidale che si riunisce a pochi minuti da casa nostra, eccoci aggregati al GAS (cosa che meditavo da fare da anni, ma non riuscivo a trovare la voglia e il tempo di andare a vedere come funzionasse l’unico GAS di cui avevo notizia a Ravenna, che si riunisce dall’altra parte della città).

Sempre parlando di prodotti, alla festa c’era lo stand di Astorflex, calzaturificio di Mantova che produce scarpe molto belle, molto comode, decisamente economiche rispetto alla qualità, e le vende o direttamente online o attraverso i GAS. Abbiamo comprato un paio di scarpe per Guido, e penso che andremo anche il 23 settembre, giovedì prossimo, alla serata organizzata dal GAS (ritrovo nella sala parrocchiale del Torrione, a Ravenna in via Maioli, dalle 18 alle 21), dove quelli di Astorflex porteranno tutto il catalogo autunno-inverno.

Ho anche trovato il tempo di godermi mezzora di massaggio shiatsu, offerto da un centro Shiatsu di Cesena, che – giuro – mi ha fatta nuova. Quando mi sono rialzata dal tappetino, mi sembrava di volare e di avere dieci anni di meno.

Insomma, decrescita un piffero. Più passa il tempo, più mi convinco che il termine sia fuorviante, e che il vero sviluppo sia fare delle scelte che ci portano a vivere meglio. Rallentare un po’, riprendere contatto con la materialità delle cose, pensare al cibo che mangiamo, vivere esperienze invece di affogarci di oggetti (che ci costano soldi, tempo, fatica per lavarli, tenerli in ordine, traslocarli…).

Più che di decrescita, vorrei chiamarla “alleggerirsi”, per viaggiare meglio.

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7 pensieri su “Decrescita, si fa per dire

  1. “Decrescita positiva” forse farebbe stare un po’ meglio un economista. Ma al di là dei termini, è bello pensare che abbiamo gli strumenti e le risorse per vivere meglio la nostra vita. Dipende da noi. E qualcuno sta già lavorando per spiegarci come fare. Il prossimo anno vengo con te e porto tutta la famiglia.

  2. Questo tuo post mi fa realizzare che decrescita è una termine forse infelice, perché utilizza in negativo gli stessi parametri dell’economia di mercato globalizzata, invece questa dovrebbe essere tutta un’altra cosa… Cioè, è un’economia diversa, è proprio un approccio diverso da quello del consumismo. Sono curiosa di vedere come andrà a finire!🙂

  3. più che decrescita, altracrescita🙂

  4. Monica in ha detto:

    Sono sempre stata allergica a questo movimento perchè lo giudicavo da radical-chic che non si rendono conto degli impatti sull’economia reale (perchè non ne subiscono le conseguenze). Ma chi paga poi gli stipendi agli operai delle fabbriche che producono gli oggetti di cui decidiamo di fare a meno?
    Mi piace però la lettura che ne dai tu: decrescita nel senso di dare meno valore all’accumulo e soprattutto all’esibizione dei nostri averi, e soprattutto attenzione allo spreco delle nostre preziose risorse naturali!

  5. @Monica capisco la tua perplessità. Però lo stesso discorso vale per le produzioni inquinanti, per lo spreco di risorse in tanti enti pubblici (pagato con i soldi delle nostre tasse), per il trasporto via TIR di merci che potrebbero viaggiare in treno o per nave.. Io sono diventata allergica al riflesso automatico “difesa dei posti di lavoro”, a prescindere dal chiedersi “a cosa serve questo lavoro? ha senso farlo, farlo in questo modo, con tutta questa gente, con questo tipo di gente?”
    Sono egoista se dico che, invece di fare la corsa del topo per potermi comprare più oggetti, voglio vivere con tempi più distesi e godermi le persone intorno a me, il viaggiare, il tempo ben speso (che è una risorsa che non posso comprare, e non so neppure che riserva me ne sia rimasta)?

  6. Pingback: Cohousing, vogliamo provarci a Ravenna « alebegoli

  7. Per me ed alcuni altri è arrivato il momento di agire. Stiamo cercando di rendere concreta la nostra via per un vivere più leggero, qui, adesso. Non vi nascondo le grandi difficoltà, riconducibili all’impossibilità di rendersi credibili a banche, architetti, istituzioni. Vi invito a leggere il nostro progetto: http://www.ravennarifiuti.it/viveresostenibile/ e contattarci, anche solo per fare due chiacchiere, o per suggerimenti. Se poi vorrete venire a visitare l’orto ne saremo molto felici. 0544 1936085, 339 6493109. Grazie.

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