alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

ma ci credete veramente?

Mettendo un po’ d’ordine nella carta accumulata di recente, mi è capitato sottomano un “Telextra news” che non so se sia arrivato in ufficio o a casa; una newsletter di due fogli, scritta e diffusa da una delle tante aziende che vendono elenchi di indirizzi.

Non so perché, dopo aver tolto il cellophane, invece di archiviarla direttamente nello scatolone della carta da macero l’ho aperta, e l’occhio mi è caduto sulla “lettera a Babbo Natale”, in cui tal Marilena (suppongo si tratti di Marilena Tramarin, direttore responsabile del libello) chiede (purtroppo già accontentata in anticipo) di trovare sotto l’albero il ritorno dell’opt-out.

Ve ne trascrivo alcune righe, perché da questo sgrammaticato e patetico delirio emerge, secondo me, un dramma umano: quello di chi vende merda, e si preoccupa seriamente che altri facciano gli schizzinosi rifiutandosi di assaggiarla.

.. non si tratta di lobby del Telemarketing che bussano in Parlamento per ottenere favori,

[noooo]

ma di un’intera sezione dell’economia italiana che non sa come affrontare il proprio futuro, inoltre per questo tipo di lavoratori non esiste la cassa integrazione.

[leggi: poi non lamentatevi se diamo un calcio in culo ai precari che finora abbiamo usato nei callcenter, o ai “liberi professionisti consulenti” che prendono la partita IVA per farci da agenti]

Mi fanno sorridere coloro che si dichiarano paladini della libertà di sedersi sul proprio divano senza rischiare di alzarsi per una telefonata disturbo,

[ah quindi vi rendete conto che rompete i coglioni a mia madre tutti i giorni, cercando di venderle roba che non le serve o che ha già?]

non hanno neppure idea di quanto spam riceviamo noi aziende quotidianamente nelle nostre caselle email,

[eh, infatti, anche in azienda vorrei essere lasciata in pace dai vostri serial caller]

ma forse non hanno neppure conoscenza del vero significato della parola privacy (letteralmente: riservatezza) ed enfatizzano un minimo disagio dimenticando le informazioni che vengono consegnate ad imbonitori su malati terminali o a situazioni ancora più delicate.

[questa non l’ho capita: cosa c’entra a chi si raccontano i fatti propri?].

Di fatto la parola privacy un Italia è diventata una scusa dietro la quale tutti si nascondono per non eseguire il loro lavoro o non svolgere attività che non li aggradano,

[il delirio ormai è alle stelle, e si infilano parole al vento una dietro l’altra. Signora mia, si stava meglio quando si stava peggio!]

per di più, nelle quotidiane funzioni aziendali, ci troviamo sempre più clausole e complicazioni da rispettare la cui inosservanza è oggetto di ammende non eque.

[e qui un po’ di ragione ce l’avresti anche, ma a questo punto ti sei bruciata tutti i punti quindi la situazione è irrecuperabile]

Io credo che viviamo in due universi paralleli. Queste sono persone – e aziende – convinte che comunicare sia un’attività a una direzione: ti inseguo dovunque tu sia, e ti ripeto le mie proposte di vendita fino allo stremo, contando sulla legge dei grandi numeri e sul fatto che prima o poi qualcuno interessato lo troverò (perfino i figli degli ex dittatori africani trovano qualcuno che gli apre il portafoglio..). Ascolto, dialogo, conversazione, sono concetti bizzarri e stranieri.

Nel mio universo, parlare a uno che non è interessato è un errore, che cerco di evitare per quanto possibile, o di correggere, se mi capita, appena me ne accorgo. Sono disposta a cedere l’anima ai demoni onniscenti di Google, pur di farmi presentare contenuti che mi possono interessare, risparmiandomi la fatica di scansare ogni volta informazioni per me irrilevanti.

Sarebbe mille volte più economico e funzionale, invece di chiamarmi all’ora di cena per provare a vendermi quello a cui non stavo pensando, farmi trovare le informazioni che mi servono, quando mi servono (i siti delle compagnie telefoniche, per dire, sono mediamente inusabili, e mi condannano nove volte su dieci alla tortura del callcenter).

Si chiama rispetto, si chiama intelligenza.

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5 pensieri su “ma ci credete veramente?

  1. concordo su tutta la linea

  2. Mackley in ha detto:

    E’ l’ultimo lamento di “dinosauri” che stanno morendo 🙂

  3. Uh, sui siti delle compagnie telefoniche ci sarebbe da sbizzarrirsi. Per dire, mi hanno dato un telefono TIM e non ricordandomi come si ascolta la segreteria telefonica ho trovato questa pagina (la prima su Google per “segreteria telefonica TIM” che dice di chiamare il 4919:
    http://www.tim.it/business/o1223/servizio.do
    Ovviamente chiamando il 4919 risponde un messaggio che dice di chiamare il 49001 🙂

  4. patrizio. in ha detto:

    pensate che questa qua io la conosco di persona… se la finanza o l’agenzia delle entrate aprisse gl’occhi su sta tizia,mi sa che si farebbero un bel soggiorno nei suoi uffici. la classica persona che si definisce una beneffattrrice e poi sputa in faccia a chi incontra per strada (scelgliendo le persone che sa che non si possono difendere)

  5. marco in ha detto:

    bisogna mettersi d’accordo. migliaia di posti di lavoro sono stati chiusi in Italia e aperti in Egitto ecc. Grazie al telemarketing prosperano delle aziende italiane che vendono vini, viaggi e che altrimenti chiuderebbero . Lo spam in generale è aumentato e personalmente perdo 10 minuti al giorno a cancellare la posta elettronica. il punto quale è ? che i dinosauri utilizzano liste email senza criteri, che non esistono le robinson list, e che i furbi ,quelli veri ,operano online da “paradisi fiscali del est fuori portata dal garante ” . Da 20 anni siamo pieni di regole, non rispettate, e la situazione è peggiorata. Più regole complicate e più vincono i furbi ?

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