alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

presentar(si) bene

Come ha già raccontato Luca, un paio di giorni fa al Rimini Web Marketing Event mi è capitata (o meglio, è capitata a una delle persone che stavano dietro il palco) una di quelle cose “a probabilità zero”.

Mi sono vista passare davanti agli occhi, sul megaschermo del palafiera, due slides che conoscevo benissimo, perché erano mie e di Luca: le #15 e #21 di “Turismo online 2.0: cifre, esperienze, tendenze” che avevamo presentato insieme il 31 maggio di quest’anno a Ravenna, durante la Borsa turistica delle 100 città d’arte, e che io poi avevo pubblicato in CC Attribution su Slideshare.

Così, durante la pausa caffè, ho raggiunto la persona in questione, e mi sono presentata chiedendo spiegazioni.

Ora, se mai vi venisse la tentazione di sfilare due pagine dal lavoro di qualcun altro e mettervele in tasca, presentandole poi davanti a un folto pubblico come lavoro vostro, credetemi sulla parola: trovarsi davanti l’autore non vi metterà di buon umore.

Ho ricevuto alcune scuse balbettanti (“mai avrei immaginato“, “conosco benissimo Luca“), e una chiamata in correo: “me le ha passate X, senza dirmi che fossero vostre“. Così stamattina, essendo X uno dei miei collegamenti LinkedIn, gli ho scritto chiedendo lumi sulla cosa. La prima risposta è stata un disinvolto

Non ho nessun problema a dirti che ho usato durante una mia presentazione due slide tratte dalla tua presentazione. Ovviamente con attribuzione della fonte e link diretto al file di slideshare. Come faccio sempre.
Non ho però distribuito la mia presentazione e quindi non so come Y (che conosco bene) possa aver preso le mie slide… cercherò di capirlo….

Ora, se tu usi robe mie ma poi ripubblichi online la presentazione con un link al mio Slideshare che chi legge possa seguire, ok. Ma se, durante una presentazione pubblica, metti da qualche parte un link a Slideshare, a cui nessuno farà caso (sempre ammesso che tu l’abbia fatto, perché non ho avuto il piacere di vedere il .ppt in questione), mi stai prendendo per i fondelli.

Così gli ho risposto che trovo un po’ discutibili le “presentazioni patchwork”, in cui si mescolano cose prese da ogni dove, che ovviamente saranno diverse per stile e impostazione; ho aggiunto che i dati sono ovviamente diffondibili all’infinito, ma che il lavoro di rielaborazione grafica e interpretazione e scelta era il nostro, e ci avrebbe fatto piacere essere almeno avvisati (non dico chiedere il permesso o ringraziare).

La risposta successiva era già più piccata:

l’idea di lasciare il formato originario era proprio per evidenziare (con una rottura grafica) la fonte e il fatto che era un inserimento esterno… cmq per me non problem: esistono decine di presentazioni analoghe basate sugli stessi dati. Vorrà dire che prenderò da altri se vi da fastidio…

Ok, se non capisci, non capisci. Luca ha preso a quel punto la parola, e ne ha ricevuto risposte decisamente oltre le righe

l’unica cosa che mi sembra patetica è tutta la vostra assurda polemica.

così ha scritto il suo post.

Io più ci penso e più mi sento di dire che, se confondiamo Creative Commons con “raccattare qua e là qualcosa da mettere insieme sullo schermo” ci stiamo facendo molto male.

Il fair use, per come lo intendo io, significa che se qualcuno scrive qualcosa di interessante, io lo racconto ad altri, citando la fonte. Ma lo faccio mettendoci, di mio, almeno il lavoro di confezionare quell’informazione costruendo un discorso coerente.

Se poi voglio fare una presentazione come si deve, curo anche la coerenza grafica, ricostruisco torte e istogrammi, scelgo le foto, inserisco tutto il materiale non originale in uno schema uniforme.

Non c’è bisogno di essere un guru come Avinash Kaushik (vedi ad esempio una delle sue ultime presentazioni), basta leggersi un paio di libri o di blog (Luisa Carrada, Presentation Zen, Giacomo Mason, per citare i primi che mi vengono in mente) e lavorarci sopra.

È questione di rispetto per chi ci ascolta, e anche di fair use del tempo altrui; alla lunga, sono convinta che paghi.

E, se non altro, non si rischia di fare una bella figura di merda.

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Un pensiero su “presentar(si) bene

  1. E’ cosa risaputa che copiare il lavoro altrui fa risparmiare tempo e risorse, con scarse probabilità -generalmente- che gli autori originali riescano a beccarti con “le mani nel sacco” …

    Fa parecchio piacere sapere che ogni tanto quella probabilità viene abbattuta e c’è chi rimane scottato, meno piacere (molto meno) fa invece il volersi giustificare accusando per qualcosa sulla quale si ha pieno torto, tentando quindi di “rigirare la frittata”.

    Facile puntare il dito e classificare come “patetici”, molto meno semplice ammettere lo sbaglio e chiedere scusa.

    Un abbraccio.

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