alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

non chiamatelo social media marketing

La seconda giornata del Rimini Web Marketing Event è stata un po’ meno eccitante della prima; probabilmente avremmo dovuto iscriverci alla sessione mattutina “Advanced”, comunque nel complesso anche la giornata ha offerto spunti interessanti.

Sono tuttavia rimasta piuttosto perplessa quando, nel mezzo di una relazione sul “social media marketing per la promozione turistica”, è stata presentata la case history di Viaggiare Terra e Mare, blog di cui avevo letto velocemente qualche riga alcune settimane fa, e che – ero distratta lo ammetto – avevo interpretato come il racconto di quattro giovani tour-operator. Del resto, la pagina di “manifesto” iniziava con:

  1. Ci piace viaggiare. Siamo fanatici in effetti: c’è sempre qualcosa di nuovo da provare e soprattutto da imparare.
  2. Altrove vendiamo viaggi. Qui no. Al massimo li raccontiamo

Mi era sembrato un inizio di bio credibile.

Invece, oggi a Rimini ho scoperto che i quattro “autori” del blog sono personaggi costruiti a tavolino: per ciascuno di loro, sono stati creati dei profili fittizi su vari social network (Facebook, Twitter, LinkedIn, Anobii, 2spaghi, blip.fm..) e, dopo qualche mese di “raccolta contatti” in rete, è stato aperto il blog.

Questo non è social media marketing, ma fiction.

Social media marketing significa stare in rete in prima persona, senza nascondersi dietro a un nick. Che poi lo si faccia per trovare informazioni che ci servono a vendere di più non è uno scandalo: ma almeno riusciremo a fare proposte più interessanti, e con meno rumore (lo spiega benissimo Daniele Della Seta nel suo post di oggi L’anima della rete).

Creare quattro personae narranti e iscriverle a LinkedIn per dare loro un’identità che li renda “social” vuol dire avvelenare i pozzi.

Volete fare “marketing through storytelling”? Che bisogno avete di creare personaggi finti per farlo? Il blog di Olivia e Marino è dichiaratamente una campagna di marketing, ma Silvia e Pietro sono due persone reali, facilmente rintracciabili in rete e altrove.

Io resto convinta che si fa meno fatica a lavorare bene e parlare con la propria voce, rispetto a quanta ne serve per costruire dei fantocci. Che bisogna lavorare sulle 4 P del [mini]marketing, “Prodotto Personalità Passione Pazienza”, e che la cosa realmente entusiasmante della rete è che permette, a usarla bene, di ripulire l’aria, creando un ecosistema (non solo di mercato) più sano.

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31 pensieri su “non chiamatelo social media marketing

  1. Trovo particolarmente “viscido” il fake storytelling. Un conto è raccontare una storia inventata, un conto è raccontare la propria storia anche se magari (è accettabile…) un pochino romanzata.

    Non trovo differenza tra il caso che hai menzionato e la pubblicità ingannevole.

  2. infatti. Romanzare e “rappresentarsi” lo facciamo tutti, da sempre (anche perché noi stessi abbiamo di noi una visione parziale, quindi non ci possiamo descrivere con sincerità e completezza assoluta). Ma fingere autenticità e socialità, soprattutto in un ambiente in cui si da spesso per scontata la “personalità”, mi mette una gran tristezza. Poi, se è questo che si intende con promozione turistica attraverso i SN, non ci si può lamentare delle finte recensioni negative dei concorrenti…

  3. divemaster in ha detto:

    @alebegoli condivido appieno ogni punto. finte storie e persone le accetto solo dai grandi romanzi o film…non da aziende ciniche e markettare!

  4. Che tra l’altro in italia, un’azienda che fa comunicazione pubblicitaria fingendosi consumatore è punita dalla legge.

    Ma tanto questi esperimenti geniali sono destinati a fallire e la rete non dimentica.

  5. già, di buono c’è che la rete non dimentica. l’altra cosa che mi dà veramente fastidio è che per pochi operatori che lavorano in questo modo, gli altri devono sobbarcarsi l’improbo onere di convincere i clienti che così non si fa, non è corretto, e non funziona neanche.
    scorie.

  6. Se dico che WOMMI (wommi.it) è nata anche per questo faccio promozione indebita? 😛

  7. @Stefano, ogni iniziativa e presa di posizione e comportamento volto a creare un ambiente migliore per quanto mi riguarda è il benvenuto. Su Wommi non ho ancora avuto il tempo di farmi un’opinione definita, ma, se lo spirito è questo, benvenuti 🙂

  8. Paolo Marasca in ha detto:

    Salve, sono l’autore dei testi di Viaggiareterraemare. Ho letto con interesse il post ed i commenti, e ho pensato di intervenire personalmente: non si è cercato né di ingannare i lettori né tanto meno di agire sotto false spoglie.

    Anzitutto, i personaggi sono inventati, ma non falsi; sono apparsi sul social network principale, Facebook, come personaggi pubblici di cui bisognava, in caso diventare fan. Questo già di per sé mi sembra assai più etico rispetto a quanto fanno le aziende che aprono account come fossero persone. Inoltre, i nickname dei personaggi erano piuttosto eclatanti, fatta eccezione per uno (non comunissimo, Kyria). Se, poi, qualcuno avesse voluto indagare ulteriormente, avrebbe potuto leggere su Linkedin, ad esempio, che uno di loro è l’inventore delle “scale che scendono solamente” o della “caffettiera per masochisti”, mentre un altro ha avuto a che fare con artisti e saggisti inesistenti e parodistici.

    In sede di progetto si è chiaramente deciso di rispondere Sì a chiunque avesse chiesto, in qualche social network, “ma sei inventato?”. Su facebook esiste un nobile precedente nel personaggio di Silvia Raggi, inventato prima dei nostri e fautore di cause ambientaliste e solidali.

    Il punto è che quanti, e sono molti, sui social network hanno saputo dell’invenzione non hanno affatto smesso di dialogare con i nostri personaggi, anzi: l’importante erano i contenuti.

    Sono d’accordo che costa meno fatica esprimersi in prima persona: per mesi ho praticamente costruito un romanzo attorno ai personaggi di cui ero in qualche modo padre. Ma nel nuovo mondo dei social network, e soprattutto del social marketing, è meglio avere a che fare con personaggi frutto di fantasia che parlano di sensazioni e cose condivisibili e vere, o avere a che fare con persone reali che raccontano frottole, come accade nel caso di molti furbi conoscitori della rete?

    Credo di non aver ingannato nessuno scrivendo a modo mio di paesaggi, cibi e persone vere attraverso personaggi inventati: nessuno di loro doveva parlare bene di qualcosa per forza, erano liberi di formulare giudizi sulla base delle loro vite inventate. La sola struttura alberghiera che si cita in tutto il blog è criticata, eppure è partner di chi il blog lo paga.

    In sostanza, si è voluto parlare di un territorio utilizzando una casuale risorsa interna: me, che scrivo (bene o male che sia). Non c’è, nel blog, nessuna indicazione precisa su esercenti, nessuna offerta commerciale, nessuna piaggeria. Quando alcuni personaggi sono intervenuti in altri blog, ho chiarito preventivamente che erano inventati.

    Ora, capisco le perplessità, ma non abbiamo inventato nulla: un grande scrittore spagnolo, Max Aub, scrisse un eccezionale libro su Picasso inventandosi la figura di un co-fondatore del cubismo (1958). Quel che vorrei chiarire è la assoluta trasparenza dell’iniziativa: a mio modesto e profano parere, c’è molta più manipolazione nello studio del movimento degli occhi, nell’uso di certe fotografie, nelle aziende che si fingono persone, nelle persone che veicolano messaggi aziendali, nelle bugie sui contenuti… I nostri, di contenuti, non contengono falsità. Sono paesaggi, alberi, edifici.

    Spero di aver fugato qualche dubbio, e di aver chiarito l’onestà dei nostri intenti: chi mi conosce sa che non avrei alzato di un millimetro la penna se avessi dovuto raccontare frottole a qualcuno per far vendere un pacchetto a Hvar in più al T.O. che sponsorizza il blog. Viaggiareterraemare ha l’ambizione di diventare qualcosa di più.

    Paolo

  9. Paolo Marasca in ha detto:

    Per rendersi conto meglio, invito chi sospetta si tratti di comunicazione pubblicitaria a visitare viaggiareterraemare e leggere qualche post dei personaggi

    grazie a chi è arrivato sino il fondo al mio commento,

    Paolo

  10. Paolo, l’affermazione “i personaggi erano inventati ma non falsi” mi sembra un po’ ardita. In ogni caso, fare pubblicità o letteratura è lecito, ci mancherebbe, ma io resto dell’idea che creare qualcosa che “ad arte” è fatto per sembrare autentico e poi non lo è sia una pratica ingannevole.

    Non vedo il senso di contrapporre “personaggi di fantasia che parlano di cose condivisibili ma vere” a “furbi conoscitori della rete che raccontano frottole”. Raccontare frottole non è preferibile a niente, per quanto mi riguarda.

    Non mi sento particolarmente furba, anzi la furbizia mi infastidisce, ma qui se c’è un’operazione “furba” è la vostra.

  11. Ciao ragazzi, quest’anno non sono riuscita a partecipare #rwme così cercando in rete pareri ed opinioni sui contenuti di questa 2 gg sono arrivata qui. Ho letto con molto interesse questo post, ho cercato di seguire sin dall’inizio il progetto “viaggiare terra e mare” da semplice utente e non mi è mai capitato di leggerlo in questo termini, per questo sono rimasta colpita ed incuriosita dal post di Ale, in quanto mi dava la possibilità di vedere un punto di vista che non avevo considerato. Molto apertamente vi spiego il perchè per certi versi non sono d’accordo: non credo che la scelta di creare personaggi d’invenzione sia stata una facile scorciatoia o che fosse guidata dall’inganno, ma dallo spirito di creare 4 situazioni generiche entro le quali raccontare modi diversi di vivere le proprie esperienze, ogni utente poteva poi riconoscersi, affezionarsi, commentare e condividere pareri. Il fatto che questi protagonisti poi non esistessero a mio avviso in questo caso non ha molta importanza nel senso vedo più rilevanti i contenuti e le relazioni che hanno alimentato che la disquisizione sul fatto che siano reali o meno. Mi spiego meglio se ho trovato interasante quello che diceva Edy piuttosto che Kyria è a prescindere che se poi dietro a questi account ci fosse o meno una persona reale. Forse tutto ciò poteva essere chiarito e specificato meglio tuttavia rimane il fatto che questi personaggi hanno prodotto delle storie e sono stati seguito proprio in base alle loro narrazioni, continuo a non vederci nulla di viscido o improntato all’inganno ma solamente un modo diverso di raccontare un brand attraverso un blog.

  12. Paolo Marasca in ha detto:

    Alessandra,
    spero non avrai frainteso: non avevo alcuna intenzione di usare l’aggettivo “furbi” generalizzando, né tanto meno di riferirlo a te. Il fatto è che molti sono gli esperti pronti ad insegnare come ingannare o manipolare: tecniche vecchie, riversate sul web. Niente di nuovo.
    Tuttavia, non credo si possa dire che Viaggiareterraemare sia un’operazione “furba”. Non in senso negativo. Ti prego, al riguardo, di leggere qualche post del blog: si parla dei territori senza riferimenti commerciali; si dialoga con chi vive nei territori; si esprimono sensazioni se vuoi in maniera “letteraria”, ma che male c’è?

  13. Adriano Gasparri in ha detto:

    Ciao Alessandra,

    ho seguito come agenzia il progetto viaggiareterraemare e visto che sono stato chiamato in causa, eccomi qua 🙂 Paolo ha gia’ spiegato bene il tema centrale: i personaggi non sono falsi e non si voleva (vuole) in alcun modo fregare nessuno.

    Già dai primi post sono stati chiariti gli intenti di Viaggiareterraemare: uno spazio in cui è più importante il territorio rispetto al prodotto, che promuove il dialogo e l’interazione e nel quale l’azienda ha un ruolo marginale. Chiariti questi presupposti, i personaggi si sono impossessati di Viaggiareterraemare. I loro racconti sono rimbalzati poi sui vari social network: è venuta a crearsi una circolarità di comunicazione tra blog e social network, basata esclusivamente sui contenuti.

    Hai portato un ottimo esempio riguardo a “Olivia e Marino” infatti nella visione a medio periodo c’è proprio un evoluzione del viaggio, quanto realizzato fin’ora è solo un primo step del percorso verso una community, con persone in carne e ossa.

    Lo speech al RWME09 andava proprio in questa direzione, dar vita ad una conversazione con le persone che vivono quotidianamente queste esperienze, sarebbe stato bello se la discussione fosse iniziata direttamente durante l’evento, ma mi fa piacere che siano emerse queste tue considerazioni nel tuo blog per un confronto, ben vengano critiche costruttive che possano arricchire questo progetto. 🙂

    Grazie
    Adriano

  14. @Anna c’è differenza fra un blog e un fake blog.

    @Paolo, i post li avevo anche letti, e ci avevo creduto, è per questo che mi sono girate tanto le scatole.

    Pensa che a inizio di novembre, durante una lezione sui social media che stavo tenendo, una delle persone in aula mi ha chiesto “ma nel settore turismo, a parte i piccoli operatori come agriturismi & C, ci sono esempi innovativi di quello che ci stai raccontando?”. E io gli ho risposto una roba tipo “guarda, agenzie viaggi e tour operator usano veramente poco e male i SN rispetto a come potrebbero, l’unico caso che mi viene in mente ora è un piccolo tour operator marchigiano, ora non ricordo quale sia il sito, ma sono quattro ragazzi in gamba che stanno bloggando i loro racconti di viaggio”.

    Ora quella persona io la chiamo e le dico “sai che c’è? ho due notizie, una cattiva e una buona. La cattiva notizia è che quelli di cui ti parlavo erano dei fake, quella buona è che se inizi ora a fare un bel blog puoi dire di essere il primo”.

    Avete scritto dei testi belli, siete degli ottimi copy, ma il mio concetto di social media strategy è molto distante.

  15. Paolo Marasca in ha detto:

    Accidenti, speravo non uscisse il termine copy… 🙂 grazie per il “testi belli”, sei gentile, ma non capisco ed inizio a credere che tutto nasca da un mio errore iniziale: il Manifesto del blog lo scrissi prima dell’arrivo dei personaggi, e usai il plurale in senso aziendale, non a nome dei 4. Evidentemente ti sei sentita ingannata proprio da questo. Un dettaglio senza dubbio colpevole, questo sì, e me ne rammarico.
    A parte ciò, io ritengo Viaggiareterraemare un esempio intelligente e interessante, e niente affatto bugiardo (o fake). Non sto a fare della filosofia o della semiologia sul significato di “falso” al giorno d’oggi: credo che qui sia sufficiente quello che ha scritto Anna.
    Mi dispiace che tu abbia avuto questa reazione dopo aver letto i post: il rischio c’è, ma ti assicuro che molti hanno detto “accidenti, erano inventati? Davvero?” sorridendo.
    Perché leggere i post e credere a un tramonto bello nelle Marche dovrebbe far girare le scatole? Perché chi ne scrive lo racconta attraverso una ragazza che non esiste?

    un saluto,

    paolo

  16. Paolo Marasca in ha detto:

    Ancora io, per una brevissima precisazione.
    Non so se tutto nasca dalla tua lettura del Manifesto di Viaggiareterraemare che parlava al plurale. In ogni modo, grazie alla tua critica mi sono accorto che quella pagina si presta ad equivoci in tal senso e la cambierò immantinente scrivendo “Manifesto dell’azienda” o qualcosa del genere.
    Quindi, ti ringrazio ulteriormente della critica, che me lo ha fatto notare (magari in maniera un pochino “forte”).

    Nel caso la fonte della discussione sia davvero quella, un Mea Culpa non me lo toglie nessuno 😦 ma ti assicuro che si trattava di un errore tutto mio.

    Paolo

  17. Riporto anche qui il commento postato su FF:

    Mi intrometto perchè nonostante non abbia seguito questa campagna online, mi è stato chiesto di inserire la case history nella mia presentazione sul SOcial Media Marketing fatta al RWME. Tutta questa discussione mi convince ancora una volta della necessità di trovare un linguaggio comune CONDIVISO, che possa dare nomi e significati giusti a cose diverse. Oggi sentiamo parlare di Social Media Marketing, Marketing 2.0, PR 2.0, Brand Management 2.0, Viral Marketing, Buzz Marketing, WOM. Sfido chiunque, anche esperti del settore, a dare l’esatta definizione per ognuno dei termini e i confini entro cui muoversi in ogni attività. E’ uno sforzo che stiamo facendo tutti, nei blog di chi si occupa di questi temi tutti i giorni, nei vari social e in sfide molto interessanti come quella del WOMMI.

    Chi mi segue sa quanto ci tengo ad analisi il più possibile approfondite ma nonostante da tempo provi a riassumere tutto in un’unica slide, io personalmente NON ci sono ancora riuscito 🙂
    La mia presentazione è online (http://www.slideshare.net/claudiovaccaro/social-media-marketing-per-il-turismo-20) ed è
    ben spiegato cosa è per me il SMM: fare PR 2.0 (quindi sfruttando tutti i canali social) presentando l’azienda com’è veramente per acquisire fiducia e engagement. Nessun risultato a breve termine, solo a medio lungo. Fare PR non significa fare “pubblcità”, questo è chiaro. Non è un’attività one shot promozionale per lanciare un prodotto (c’è una slide apposta che lo dice chiaramente). Tutto questo è come sappiamo una convinzione diffusa di molti clienti,
    convinzione errata. Per fare pubblicità in modalità “non convenzionali”, ad esempio, si potrebbe parlare di marketing virale, che è cosa ben diversa dal SMM. Detto questo però, la case history è stata presentata ugualmente, perchè si inseriva nella discussione sulle possibili modalità per generare EMOZIONE e quindi rumore attorno a un brand, per illustrare le potenzialità social dello storytelling, NON per mostrare come un brand debba confrontarsi con i propri clienti sui social media (ovvero, in modalità “nuda e cruda”). Altrimenti non aveva senso parlare anche di reputation. A mio modo di vedere parliamo di cose diverse che però si integrano in quanto azioni di marketing sui social media: la prima per promuovere in maniera “non convenzionale” un brand, la seconda per gestire la presenza online dell’azienda. Ripeto: si INTEGRANO e non si sostituiscono. Spero di aver dato 2 cent in più alla discussione.

  18. Come sono d’accordo con Alessandra. Proprio tanto.

  19. Secondo me una fakeblog è la cosa peggiore che un’azienda possa fare. Poi può anche fingere che sia un bel prodotto, ma sempre una cosa fasulla resta. La gente parla, le cose si vengono a sapere e chi ha ideato la campagna ci fa una pessima figura. Il marketing è morto perchè la gente parla.

    Sono pro-Alessandra al 100%

  20. paolo marasca in ha detto:

    Sto seguendo con interesse, e da profano. L’intervento di Claudio Vaccaro mi permette di dire che il blog in questione non è lo strumento scelto dall’azienda per presidiare il web, affatto: l’azienda ha altri strumenti, il blog è autonomo e solo sponsorizzato dall’azienda. I personaggi sono la prima fase del progetto.
    I commenti che ho letto su friendfeed (non ho l’account) mi permettono di dire, sempre da profano, che in effetti c’è una certa chiusura da parte di chi si occupa di web: il dibattito sui confini etici e sulle dinamiche non dovrebbe riguardare solo una classe di nuovi legislatori, tali perché dotati degli strumenti professionali adatti. C’è in giro gente alquanto accreditata, che potrebbe aiutare a far crescere la discussione.
    Infine, vorrei dire che non si è trattato di un fakeblog: a chi mi ha scritto su facebook all’inizio, ho spiegato di cosa si trattava (le altre argomentazioni sono sul mio lungo primo commento di risposta). Ho sempre pensato fosse chiaro e, se così non è stato, se il blog non era “abbastanza trasparente” mi spiace, non me ne sono accorto. Nella mia testa, era evidente: dai profili, dalle frasi, dai nomi. Un errore di valutazione? Ok, ma che toni…
    Modestamente, continuo a ritenere ben più preoccupante chi insegna tecniche per allettare o per rispondere in maniera menzognera alle critiche di chi vuole permettere a chi legge di provare determinate sensazioni, e per farlo usa personaggi inventati.
    Insomma, possiamo allargare la discussione sul rapporto tra chi esercita quotidianamente nel web e chi no. Ma per quel che riguarda Viaggiareterraemare, ovvero un blog non commerciale e che, materialmente, gestisco io, posso solo dire: non si è capito? Mi spiace, a me sembrava chiaro. Di questo posso scusarmi, ma l’arroganza dei toni non mi sembra giustificata. I miei personaggi non hanno ingannato nessuno: non hanno venduto niente, né questa era l’intenzione nel medio o lungo periodo. Io non faccio marketing di mestiere: mi è stato chiesto di descrivere i territori, e ho voluto farlo attraverso sguardi diversi. Mi sembrava una buona occasione per sfruttare l’apertura mentale di un’azienda in senso creativo, senza dover fare pubblicità.
    Da straniero in terra di web, sono sempre felice di imparare da chi vive questi territori. Ma mi auguro che anche gli indigeni abbiano voglia di ascoltare gli estranei.

    Paolo

  21. @luca, sono d’accordo sul contenuto, ma non appiccicarlo in questo modo a questo caso. “le persone parlano” e lo sappiamo bene, ma se eri all’evento di domenica (e alla cena del giorno prima, dove la cosa si e’ discussa apertamente) ascoltavi che chi ha voluto questo progetto (noi, il cliente) ha detto “abbiamo creato 4 personaggi”; quindi nessuno nasconde niente, sono state messi qua e la’ dei chiari indizi (vai a vedere i profili linkedin delle persone) per far capire che i personaggi erano inventati e svelarlo era gia’ nei piani, da tempo. era l”inizio di un gioco, con indizi chiari, senza voler prendere in giro nessuno. mi va benissimo che non siate d’accordo sul modo, avreste fatto diversamente, avreste chiamato il progetto non “social media marketing”, ma in altro modo..anzi, grazie degli spunti che sono sempre utili per avere punti di vista diversi.
    ma se pensi (pensate) che il nostro obiettivo era tenere le cose nascoste, beh, avete sbagliato il tiro.
    le cose non si sono venute a sapere, l’abbiamo detto noi: e non mi sembra un dettaglio.

  22. @Michele sì l’avete detto voi. Dove?

    A un corso la cui platea era composta in gran maggioranza da albergatori riminesi, a cui sono stati presentati interventi che definivano i vari aspetti del web marketing.

    Qui, mentre si parlava di social media marketing, in mezzo all’intervento di Claudio Vaccaro “è stato chiesto di inserire una case history”. Ora, se permetti, il messaggio che ne esce è “fare social media marketing = diffondere attraverso i SN dei contenuti pubblicitari”.

    Poi possiamo discutere del capello e delle sue sfumature, ma suppongo che queste restino abbastanza oscure all’albergatore medio, che si confermerà piuttosto nella sua idea che “su internet si può raccontare ogni cosa, e questo è fare social media marketing”.

    Riguardo al sito: certo, gli indizi ci sono. Sparsi in giro come le note in corpo 6 dei contratti di assicurazione. Sei dell’idea che chiunque venga su un sito si legga dalla prima all’ultima riga, spulciando ogni indizio e seguendo ogni link? Io no (“la gente pensa a noi infinitamente meno di quanto crediamo”, Sandro Veronesi). Certo io domenica sera l’ho fatto, punta sul vivo di aver scoperto, per bocca vostra, che un mese fa ero caduta in una trappola.

    Ciò detto, ho dormito lo stesso, me ne sono fatta una ragione, e al mondo c’è di peggio, e senz’altro siete molto bravi, eccetra eccetra eccetra.

    Non credo che ci sia un club degli addetti ai lavori, credo che chiunque possa connettersi e leggere e ragionare e dare la sua opinione. Io ho espresso la mia sulla dinamica della vostra campagna, in molti hanno letto e commentato a loro volta, voi avete civilmente risposto qui sopra, e ciascuno userà – se crede, come crede – queste riflessioni per il futuro.

    Io più che altro ne trovo spunto per ragionare su come, guardando le cose “dal nostro punto di vista”, spesso ci dimentichiamo di mettere in conto che, da un altro punto di vista, queste stesse cose potrebbero assumere un aspetto del tutto diverso.

  23. Paolo Marasca in ha detto:

    Ciao ancora,
    scusa Alessandra ma, pur apprezzando il tuo bell’intervento di chiusura, e d’accordo sul fatto che probabilmente abbiamo dato per scontato si capisse quel che invece non era abbastanza chiaro (eventualmente lacuna, non malafede), sono costretto a correggere quanto dici a proposito di: fare social media marketing = diffondere contenuti pubblicitari. Accidenti: è quello che fanno, in maniera più o meno aperta, tutti nei SN, tranne che i personaggi del nostro piccolo blog! Che, ripeto, non è blog aziendale, non ha contenuti commerciali, l’azienda è del tutto marginale e si parla in maniera generica dei territori, mai di esercizi commerciali. Anche a medio e lungo termine.
    I SN sono pieni di pubblicità, ci sono aziende che inventano applicazioni per racimolare indirizzi e spiare persone, altre che si fingono persone, altre che semplicemente strillano le qualità dei loro prodotti… beh, avremo valutato male il livello di trasparenza, ma non mescoliamo i 4 personaggi di un blog come questo con certi comportamenti.

    Grazie di aver ospitato i miei commenti un po’ lunghi,
    Paolo

  24. “Io più che altro ne trovo spunto per ragionare su come, guardando le cose “dal nostro punto di vista”, spesso ci dimentichiamo di mettere in conto che, da un altro punto di vista, queste stesse cose potrebbero assumere un aspetto del tutto diverso.”

    quoto perche’ sono parole sante.

    ecco perche’ parlare ad una platea di albergatori (mi confermerai, “drogata” da tanti addetti ai lavori, lo sapevamo perche’ l’anno scorso eravamo presenti) e dichiarare quanto dichiarato, ha un valore; altrimenti i 2 mondi (addetti ai lavori e non) rimarranno sempre e comunque troppo lontani. sinceramente, da addetto ai lavori, mi interessa sapere sempre di piu’, soprattutto su questi temi, come reagiscono e percepiscono i concetti i non addetti ai lavori.

    no, alessandra, non sono dell’idea che tutti leggano fino all’ultimo carattere del sito (io non lo faccio mai); ma se il titolo del blog fosse stato “ecco il viaggio di 4 personaggi inventati, finti, falsi e senza carne ed ossa” la nostra storia, il nostro gioco (perche’ di questo si tratta) non credo avrebbe avuto la stessa efficacia.
    sono andato a rivedere anche il post sul nostro blog e, non a caso, lo avevamo definito un progetto di “storytelling”. questo voleva e vuole essere, raccontare storie legate al territorio attraverso le parole di chi tutti i giorni esplora queste terra. lo abbiamo fatto attraverso 4 personaggi inventati, forse un gioco rischioso per chi pensa piu’ alla malafede che alla buona fede (sacrosanto, visto quante se ne vedono in giro).

    grazie a questo post mi porto a casa tante belle e nuove considerazioni, fatte di punti di vista diversi, discutibili e preziosi.

  25. Bella discussione. Come al mio solito arrivo tardi perché il pomeriggio dormo. Vi siete sperticati in scuse varie quando bastava non chiamarlo social media marketing, come dice Ale. Il punto non sta affatto nel trovare la terminologia esatta, il punto è che fare conversazione fatta bene sui social media è faticoso, pesante e poco redditizio.

  26. @jose hai ragione, forse il termine “social media marketing” non e’ il piu’ azzeccato per questo progetto (infatti lo avevamo definito “storytelling marketing”).

    anche perche’, come dici tu, il nome non e’ poi cosi’ importante quanto i contenuti e le relazioni che si creano. due aspetti che sono rimasti in secondo piano in tutta la discussione.

  27. Ma è davvero così difficile smetterla di raccontare palle e inventarsi storie e prodigarsi nel raccontare storie vere e nel cercare cose davvero interessanti? Perché usate spazi sociali per patetici teatrini con personaggi inventati (se fosse stato chiaro, nessuno si sarebbe sbagliato)?

  28. Paolo Marasca in ha detto:

    @luca hai ragione, se fosse stato chiaro nessuno si sarebbe sbagliato, ok. Mi sarebbe piaciuta una critica tipo: “hey, la vostra idea non è male, ma ho dato uno sguardo e secondo me non si capisce, ci avete fatto caso?”. Detto questo, le critiche vanno benissimo comunque.
    Però, patetici teatrini direi che è eccessivo. E soprattutto, dalla bocca dei personaggi inventati non è uscita nessuna palla, e non sono state raccontate cose false sui luoghi o sulle piante o sulle persone. I musicisti e gli scrittori intervistati sono verissimi; le chiese anche.

    Ho creduto di poter esprimere il punto di vista di più persone e l’ho fatto, senza tentare di vendere niente… insomma, se vedo un documentario sul lago vittoria in cui a narrare sono varie specie di pesci ciclidi, anziché un uomo in carne ed ossa, non mi scandalizzo. Anzi.

    Ad ogni modo, per quel che riguarda l’appunto formale (“non si capisce”), a scanso di equivoci ora si capisce. E non per un mea culpa, ma per aver guardato con qualche occhio in più il nostro lavoro: per questo sono belle le critiche sul web. Spero che darai un’occhiata, così, a tempo perso :-)e che mi farai sapere che ne pensi

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  30. Appena avrò un terminale darò un’occhiata molto volentieri

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