alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

scriversi addosso

L’ultimo post di Giuliana mamma in corriera, “Le mamme, il web, la noia e il territorio”, e quello di Mariela exploradora che ne è stato l’innesco, “Le mamme, la rete. Più asfissiante di così..”, mi si mescolano in testa alle considerazioni sul rumore di fondo fatte da Gaspar al RomagnaCamp.

Ci ho ragionato su tutto il giorno, ma alla fine ne esco solo per la strada della tolleranza e della capacità di scegliere dove stare, chi ascoltare, come spendersi.

Le generalizzazioni sono utili e comode, ma a patto di essere consapevoli dei loro limiti: possiamo dire “le mamme in rete”, “le donne”, “i blogger”, o “<un gruppo a caso individuato sulla base di un criterio purchessia>”, e costruirci sopra un modello funzionale; ma accettiamo che ci siano un mare di eccezioni, e che ciascun individuo, nella sua interezza – a saperla conoscere tutta – , sia molto di più e per vari aspetti molto diverso rispetto al prototipo che gli abbiamo appiccicato sopra.

Non amo la retorica della maternità, pur avendola vissuta finora con più soddisfazioni e piacere che fatica. Ho spesso scritto qui della stanchezza, dei dubbi, dell’insofferenza, e ho usato e uso l’ironia per navigare ogni giorno anche nel mio crescere un figlio.

Non mi stupisco che un gruppo di donne, tutte con figli, si trovi a parlare dell’esperienza di averne fatti, a livelli più o meno profondi e passando per dettagli pratici e consigli da nonne. E’ esattamente quel che accade in ogni gruppo minimamente accumunato da un’esperienza: i friendfeeders, per dire, si danno consigli sulla configurazione di FriendFeed, argomento il cui interesse per l’umanità, lo ammetterete, non è superiore a quello del rapporto qualità/prezzo di una marca di pannolini. Così, che vengano pure il Momcamp, i siti permanenti con forum & community (per un paio di mesi ho trovato in GenitoriChe conforto e confronto, poi l’ho lasciato perché il resto della mia vita ricresceva in importanza e reclamava tempo; altre community di genitori avevano approcci e linguaggi più distanti dal mio, le ho assaggiate e scartate subito), ma anche Grillo, le operazioni furbette e quelle oneste, le chiacchiere che nascono da altro: siamo abbastanza grandi da riuscire a scegliere cosa vale la pena di seguire, o no?

Siamo abbastanza sagge da capire quando ne abbiamo fatto indigestione, ed è il caso di staccare? per un’ora, una settimana, un anno? Lasciare un gruppo, chiudere i socialcosi, stare scollegati dalla rete, smettere di comprare il quotidiano che abbiamo letto per anni?

Sta qui il punto. Saper scegliere, e tagliare il troppo, il rumore, l’inessenziale. Accettando che il “nostro” essenziale possa essere diverso da quello degli altri – anche di persone che, per certi aspetti, sentiamo vicine.

Mariela, buona strada, dovunque ti porti. Giuliana, sono sicura che si può essere gruppo quando serve farsi ascoltare, ma restare persone pensanti, che sanno vivere in gruppi diversi, fuori dai gruppi, fra esseri umani, e comunicare con gli altri – e con se stessi.

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5 pensieri su “scriversi addosso

  1. mammafelice in ha detto:

    Bellissimo.

  2. quoto tutto, ma soprattutto la riflessione su generazioni/etichette: adesso, forse, iniziamo a capire che qualche etichetta addosso dobbiamo pur attaccarcela…

  3. Ciao Alessandra. Ho espresso il mio parere da Flavia.
    Nella mia visione ci sono aspetti di arrendevolezza che noto un po’ dappertutto e che mi scoraggiano a credere che cambieranno alcune cose. Ma personalmente porterò avanti le mie visioni con la mia vita personale e con le parole.

  4. perfettamente in linea con te! b.

  5. bellissime parole. chiare pulite semplici. Visto che mentre scrivevo non sono affatto riuscita a essere così chiara e semplice, ti ho citato. Era il minimo. grazie, s.

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