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per una nuova ecologia della comunicazione # 4

Alcune riflessioni sulle possibili strategie competitive.

In ecologia il modello della selezione r-K descrive due possibili tipi di strategie competitive: la strategia r, basata sul potenziale riproduttivo, e la strategia K, basata sulla capacità portante dell’ambiente.

Le specie a strategia r (spesso definite come opportuniste o pioniere) basano la propria competitività su un alto potenziale riproduttivo: fanno tanti figli, la maggior parte dei quali è destinata a non sopravvivere fino all’età adulta, e tendono a riprodursi velocemente fino a saturare la capacità portante dell’ambiente; a questo punto, sono soggette a crolli drastici dovuti al rapido aumento dei tassi di mortalità. In queste specie la competizione intraspecifica (cioè fra individui della stessa specie) è molto alta, e il successo dipende dalla capacità di sfruttare al massimo le risorse disponibili.

Al contrario, le specie a strategia K puntano su elevate capacità di adattamento all’ambiente e uso efficiente delle risorse naturali. Queste specie crescono più lentamente, perché ciascun individuo si riproduce più tardi e fa meno figli; dedicano peraltro più risorse di cura alla prole, e, di conseguenza, la mortalità giovanile è più ridotta. La competizione all’interno della specie è limitata dall’instaurarsi di dinamiche sociali più articolate, ad esempio la territorialità, ed emergono comportamenti sociali e collaborativi. La rete di interazioni più fitta aumenta la stabilità del sistema nel suo complesso, e la numerosità della popolazione non è soggetta a picchi e crolli, ma oscilla intorno a un punto di equilibrio che dipende dalla capacità portante dell’ecosistema.

Le due strategie hanno maggiore o minor successo in relazione alle caratteristiche dell’ambiente: in situazioni instabili (ad esempio, gli estuari dei fiumi), caratterizzate da ampie oscillazioni delle condizioni ambientali, sono avvantaggiate le specie r; in ecosistemi maturi e più produttivi (ad esempio la foresta equatoriale) sono le specie K a prevalere.

Comportamenti collaborativi, alto livello di interazioni, trasmissione culturale dei comportamenti, alto livello di diversità, sono fenomeni che si manifestano e possono prosperare solo in ambienti del secondo tipo, perché gli ambienti di primo tipo sono intrinsecamente troppo poco stabili per consentire il consolidamento dei rapporti.

Se analizziamo il mercato come un ecosistema, vediamo che anche qui esistono strategie competitive diverse, che hanno successo in contesti diversi. Nelle situazioni instabili prevalgono le strategie “tutto e subito”, che privilegiano quantità, basso investimento individuale, opportunismo e velocità. Man mano che ci si sposta verso situazioni più “mature”, diventa più vantaggioso adottare una strategia K, basata su un uso equilibrato delle risorse in grado di manterle nel tempo, e su “pochi progetti ma ben curati”.

A questo punto, ciascuno può valutare che tipo di strategia competitiva gli si addice di più, e scegliere, di conseguenza, in quale tipo di ambiente muoversi. Per garantirsi il successo, occorrerà però non solo competere all’interno del proprio ambiente, ma anche lavorare – insieme agli altri attori del proprio ecosistema – per mantenere in salute l’ambiente stesso, evitando che venga scalzato da ecosistemi concorrenti.

Infatti anche gli ecosistemi in un certo senso competono fra loro: le dune tendono ad avanzare sulla spiaggia, e sono incalzate alle spalle dalla macchia mediterranea e dalla pineta; la foresta matura soffre dell’assedio delle piantagioni; il bosco si riappropria gradualmente dei pascoli abbandonati.

Salvaguardare il proprio ecosistema è particolarmente importante per chi adotta una strategia K, dato che gli ambienti ad alto livello di complessità dipendono da condizioni di equilibrio e stabilità, e soffrono in modo anche drammatico di eventi di degrado che rompano questo equilibrio; richiedono quindi una manutenzione costante e amorevole.

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