alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

giornate storte

Dunque stamattina il  mio programma era: tirare giù dal letto tutta la famiglia a un’ora decente, e partire per Marina Romea, gettarmi sul lettino e alzarmi solo lo stretto necessario per andare a tavola (già apparecchiata a casa dei nonni).

E invece.

L’ingegnere si è svegliato con uno dei suoi occasionali attacchi di malditesta del weekend; si è trascinato in sala, ha preso un’aspirina, “così mi riprendo e poi partiamo”

Visto che la partenza era da rimandare un po’, ho deciso di andare a fare la  spesa al mercato, e naturalmente Guido è voluto venire con me; così l’ho aspettato, vestito, colazionato, lavato, caricato in auto.

Dato che avevamo deciso di riportare al BiblioBus i libri che aveva in prestito, non c’è stato verso di partire senza prima avergli riletto dall’inizio alla fine un simpatico libretto “scopriamo insieme gli aeroplani”.

Siamo finalmente partiti, nell’ora di punta del mercato; nel picco positivo della giornata, abbiamo trovato un parcheggio abbastanza comodo, e abbiamo fatto il giro delle nostre bancarelle di frutta e verdura e specialità pugliesi.

Al ritorno, Guido, distratto dal panino alle olive che stava mangiando, è volato a terra sul marciapiede, con notevole sbucciamento ginocchia; mi sono appellata alla pazienza, e, ripartendo, ho visualizzato intensamente il nostro ritorno a casa, l’ingegnere pronto con borse e teli da spiaggia in mano, “scarico frutta, carico babbo e partiamo”.

Al ritorno, nessun segno di vita apparente in casa, tazze della colazione ancora sul tavolo, nessuna borsa da spiaggia in vista. Porto dentro le sporte, vado in camera, dove un mezzo cadavere giace accartocciato dalla sua parte del letto. Sono le undici, faccio due conti e realizzo che, ora che avrò messo a posto la spesa rincorrendo mio figlio e facendo le borse, sarà troppo tardi per andare in spiaggia.

Sistemo la spesa; nel frattempo l’ingegnere si è alzato, ma annuncia di star troppo male per venire al mare; dato che non ho neppure comprato Repubblica (la prendo solo il sabato, per D, e avevo fatto i conti che invece di fermarmi all’edicola del mercato con Guido che poi frigna che vuole i giochini, l’avrei presa di strada andando verso il mare), faccio per uscire, ma Guido pianta un casino che vuole venire anche lui; allora usciamo insieme, e, tanto per dare un senso alla mattinata, gli propongo di prendere anche la sua bicicletta così riprendiamo le lezioni “pedalo su strada”.

Appena siamo in strada, realizzo che ogni volta che va in bici con qualche nonna o prozia disimpara le cose più elementari, tipo che si può scendere dalle rampette dei marciapiedi senza portare la bici a mano; impreco in cuor mio contro nonne e prozia, e ricomincio l’opera di addestramento del giovane ciclista.

Con grande dispendio di mia adrenalina, pedaliamo fino all’edicola più vicina. Che ha finito Repubblica. Allora ci rimettiamo in pista verso un’altra edicola, con Guido che va lentissimo (normalmente schizza come un razzo sui pedali, ma l’indottrinamento nonnesco o il sonno di fine mattinata evidentemente lo rallentano). Per fortuna trovo Repubblica, e riesco a riportare tutti a casa.

Mia suocera telefona per sapere perché non siamo ancora arrivati. Le spiego la situazione, e che arriveremo io e Guido nel pomeriggio. Approva, aggiungendo che devo riguardarmi e prendere un po’ di sole anch’io perché la menopausa non è poi così lontana. Mi tocco.

Pranziamo – purtroppo mio figlio ha ereditato tutta la flemma di suo padre, la caratteristica che più mi manda in bestia, e oggi decide di farne abbondante uso. In più è distratto, rovescia un bicchiere pieno d’acqua, per mangiare tre ciliegie si inciorla una maglia quasi nuova, etc etc.

Per rilassarmi, dopo pranzo mi faccio una veloce ceretta alle gambe.

Raccolgo le borse, ricarico il figlio in auto, e partiamo verso il mare. Guido si addormenta nel viaggio. Pregusto di lasciarlo a fare la pennica a casa dei nonni, e andarmene a dormire un’ora e mezzo sul lettino in pace. Quando arrivo da loro, lo scarico con tutte le cautele dall’auto, ma mio suocero arriva, insiste per prendermelo, e lo sveglia. Addio sonno del pomeriggio.

Mio suocero fa vedere a Guido le quattro (4) pistole ad acqua che gli ha comperato. Quattro. Osservo che, con quattro pistole, possiamo fare a meno di caricare anche tutto il resto dei giochi (palette e secchielli), che già in bici con tutte le borse sembriamo un pullman indiano. Per fortuna la linea passa, e partiamo, armati.

All’arrivo, la sicura della cinghia del sellino si rifiuta di farsi aprire. Dopo vari tentativi, sfilo direttamente la cinghia dall’attacco, ma nel frattempo non so che pezzo della bici mi ha tirato un filo della gonna. Impreco.

Raggiungiamo l’ombrellone; sento che potrei dormire due ore; Guido dice se andiamo a riempire la pistola al rubinetto su al bagno, lo guardo, e decido che è ora che acquisti un po’ di autonomia. “Vai da solo, amore”.

Parte, e io sento che mi sto addormentando. Sento anche distintamente le voci di tutti i parenti di primo e secondo grado che mi urlano nelle orecchie “pazza snaturata, lo lasci andare da solo!”. Lui è già lontano, lo vedo girare intorno al bar dalla parte sbagliata, quella che va verso i parcheggi. Mi rassegno ad alzarmi e a seguirlo da lontano.

In realtà, Guido sa piuttosto bene dove andare. Alla terza ricarica di pistola, resto stesa sul lettino, e quasi dormo. Per fortuna non se lo prende su nessuno, e ogni volta torna alla base, scaricandomi addosso la pistola. Ma fa caldo, e la cosa è quasi piacevole.

Verso sera, ricarico, ripasso dai nonni a lasciare bici e recuperare la Multipla, riesco faticosamente a caricare Guido (il nonno vuole giocare con le pistole), e ripartiamo. A casa, l’ingegnere sta uscendo dal tunnel, ma i ritmi sono quelli che sono, quindi fra docce & C finiamo per mangiare che son quasi le nove. Guido, non avendo dormito, è distratto e sparge cose ovunque. Finalmente lo riesco a mandare a letto.

E pensare che non sono andata al Momcamp per riposarmi.

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7 pensieri su “giornate storte

  1. Ahahahahahah Ale… hai descritto fantasticamente una giornata tipo di una mamma impegnata…
    Pssstt… io avrei tirato giù dal letto il maritochehamalditestanchequandodevevenirealmare.!!!!
    Grande post
    ‘notte

  2. un abbraccio da una single senza figli che è rientrata adesso da cena fuori con amiche…
    però un po’ l’ingegnere mi fa tenerezza

  3. Mackley in ha detto:

    Esprimo solidarietà sia alla mamma, ma anche al maritocolmalditesta… quando tira il vento caldo viene anche a me ed è micidiale !

  4. Per fortuna alla fine la domenica è andata bene, tutti al mare, e abbiamo anche lasciato il pargolo dai nonni. Inizia la stagione del pendolarismo serale Ravenna-Marina Romea 🙂

  5. beh, ti sei riposata sicuramente di più, il momcamp è stato bello impegnativo!
    (andrò anch’io a marina romea, ad agosto, per il terzo o quarto anno, non mi ricordo più. magari ci vede là, no?)

  6. @giuliana che bello 🙂 senz’altro, noi ad agosto saremo qua in zona, a lavorare “a bassa intensità” con frequenti pause al mare. Organizziamoci e ci vediamo sicuramente

  7. Prima volta qui via Luca Sartoni, per altro post tra l’altro.
    Bellissimo Alessandra, complimenti. Mi sono come dire, immedesimato anche perché il mal di testa qui da noi stiamo 9 a 1 per mia moglie.
    🙂

    Ciao, Fil.

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