alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

farmers market

Oggi abbiamo passato una piacevolissima domenica a Brisighella, scarpinando su e giù per le scalinate che portano alla Rocca (restauro recente e molto ben fatto) e per sentieri di collina finalmente riscaldati da un tiepido sole primaverile.

brisighella

Al ritorno, pochi chilometri dopo la partenza, sul ciglio della strada abbiamo adocchiato un furgoncino che vendeva la verdura, e, avvistate le prime fave della stagione, io non ho resistito alla tentazione e, alla prima piazzola, ho fatto manovra e sono tornata indietro.

Il venditore era il contadino stesso, che ci ha tenuto a mostrarci da lontano la sua casa e i campi, e ci ha inchiacchierati per un quarto d’ora buono. Ho subito fatto insacchettare l’ultimo chilo di fave rimaste (freschissime, stasera col pecorino di grotta e l’olio umbro erano deliziose), e mi sono fatta convincere ad assaggiare i carciofi, piccoli Moretti romagnoli tenerissimi, da mangiare crudi dopo aver tolto qualche foglia fuori e tagliato le spine; ne ho comprati una decina, più un paio che ha aggiunto lui.

Ci ha raccontato che da qualche anno fa quasi solo vendita diretta, perché prende il doppio di quanto gli dava la cooperativa, e vende tutto il raccolto, anche la frutta con una macchiolina, le pezzature diverse, le cassette riempite con pesche non tutte mature allo stesso punto.

La gente lo chiama, alcuni vengono anche a raccogliersi da soli la frutta (io mi sono fatta lasciare il cellulare per le ciliegie), lui fa pochissimi trattamenti chimici e tutti lontani dal raccolto e il resto lo fa con le trappole sessuali. Poi ha la fortuna di non aver vicino frutteti estesi, e la varietà fa la sua parte ad evitare pandemie.

Siamo risaliti in auto, assaporando il profumo verde e fresco delle fave appena raccolte, e a me sono venuti in mente altri produttori incontrati in questi anni, gente che fa verdura e frutta e olio saporiti e profumati, che ti vende quello che ha raccolto all’alba, ti spiega come mangiarlo, ti mette nel sacchetto un frutto in più “così lo assaggia”, e lo fa con passione e amore.

Mi sono sentita fortunata ad avere la campagna vicino, a poter mangiare frutta e verdura raccolti nel giro di pochi chilometri, e non passati per magazzini frigoriferi. Prendere l’abitudine di mangiare i prodotti di stagione significa, dopo un po’, non riuscire a pensare di comprare un pomodoro a febbraio. Con Guido ne abbiamo piantate quattro varietà diverse, di pomodori, così quest’anno vedremo quelle che ci piacciono di più. Di fragole ne faremo un po’ meno, abbiamo rimpiazzato le piante vecchie con quattro piantine nuove ma il primo anno non avremo grandi raccolti; le erbe aromatiche invece sono tutte in forma, e forse ripianteremo un fico dopo aver ceduto il nostro alla casa del mare dei nonni. Ma i pomodori raccolti e messi nel piatto… quelli da soli valgono l’attesa del momento giusto.

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