alebegoli

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schiarite all’orizzonte..

Dall’INPS nazionale ci arrivano gli attesi chiarimenti:

Il D.M. 12/07/2007 (v. circ. 137/2007 e msg. 7040/2008), nell’ottica di una maggiore tutela della maternità, ha introdotto l’obbligo per le lavoratrici iscritte alla Gestione separata di astenersi dall’attività lavorativa nei periodi di maternità ordinaria, anticipata e/o prorogata di cui agli artt. 16 e 17 del D.Lgs. 151/2001 (T.U. maternità).

La previsione del suddetto obbligo di astensione dal lavoro si configura come condizione necessaria per accedere al correlativo trattamento economico, che risulta pertanto erogabile solo in sostituzione del reddito che l’avente diritto non ha potuto realizzare in ragione dell’obbligo di cui trattasi.

L’indennità di maternità a carico INPS è corrisposta, infatti, allorché, a seguito della sospensione (o riduzione) dell’attività lavorativa, connessa a gravidanza e puerperio, si sia determinata una diminuzione del reddito con conseguente necessità di farvi fronte mediante erogazione di un trattamento sostitutivo.

Laddove il committente, durante il periodo indennizzabile a titolo di maternità, continui a corrispondere emolumenti che sembrerebbero configurarsi come normale retribuzione, l’indennità di maternità non potrà essere riconosciuta in ragione della incompatibilità tra trattamento previdenziale e trattamento retributivo.

Fermo restando quanto sopra, non si esclude tuttavia che le parti possano concordare in sede contrattuale clausole che prevedano la corresponsione di compensi integrativi, fino alla concorrenza del reddito che la lavoratrice avrebbe realizzato in ragione del normale svolgimento dell’attività lavorativa, laddove non si fosse dovuta astenere dal lavoro per maternità.

Considerato che i suddetti compensi integrativi sono destinati soltanto a garantire all’interessata il mantenimento di un reddito di livello complessivamente pari (o assimilabile) a quello realizzato in precedenza, i compensi stessi non risulterebbero pertanto incompatibili con l’indennità di maternità a carico di questo Istituto.

Alla fine quindi ci viene riconosciuto che è lecito riconoscere e pagare un compenso integrativo, non per retribuire prestazioni di lavoro (che non sono possibili né sono mai avvenute nel corso della maternità), ma solo allo scopo di mantenere il livello di reddito concordato alla partenza del progetto.

Aspetto a momenti la conferma che anche alla sede provinciale dell’INPS prendano atto del chiarimento, e si metta la parola fine a questa storia molesta.

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