alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

change we can believe in?

Ho speso qualche giorno dell’ultima settimana di ferie nella lettura di Meritocrazia, il libro di Roger Abravanel già recensito molto bene, fra gli altri, da LivePaola in due post di qualche tempo fa.

I primi otto capitoli del libro fanno un’analisi approfondita del “mal di merito” italiano: non condivido al 100% tutte le opinioni espresse da Abravanel, in particolare la sua fiducia – che in certi momenti mi pare esagerata – verso i sistemi “puramente meritocratici e liberisti”, ma senz’altro mi trovo d’accordo con l’esame dei guasti generati dal familismo italico e dall’abitudine nostrana a privilegiare l’appartenenza rispetto alla competenza.

La lettura mi ha anche suscitato diverse riflessioni su scelte che avrei potuto/dovuto fare (o poter fare), soprattutto verso la fine del mio percorso scolastico, riflessioni che sto cercando di rielaborare in alcuni “cosa potrei fare adesso”, o, quantomeno, “cosa mi devo ricordare per quando Guido sarà grande”.

Ma non son queste le cose di cui volevo scrivere qui e ora.

Il capitolo senz’altro più stimolante è l’ultimo, che contiene quattro proposte in grado, secondo l’autore, di “invertire la rotta” e riportare l’Italia sulla strada della valorizzazione del merito.

Il guaio è che io le ho lette, e, pur trovandole condivisibili, faccio molta fatica a credere che siano realizzabili. Proprio per tutti i motivi esposti nei primi otto capitoli del libro, trovo estremamente improbabile, per dire, che una “delivery unit” abbia qualche possibilità di funzionare in Italia con risultati analoghi a quelli conseguiti in Gran Bretagna (del resto, come nota lo stesso Abravanel, l’esperimento fu tentato da Prodi, con scarsissimo successo). L’idea che si possa istituire un sistema di valutazione nazionale per le scuole? forse la Gelmini ce la può fare a farlo partire, ma già mi immagino i ricorsi e controricorsi a Tar&C da parte di genitori, presidi, professori che si ritengano discriminati da valutazioni troppo basse. L’Authority per le liberalizzazioni? Mai vista, in questo paese, un’authority autorevole ed efficace, sorry. Le quote obbligatorie di donne nei CdA, modello Norvegia? D’accordo totalmente sulla necessità e l’utilità di una misura del genere, ma, vista la probabilità di mettere questo genere di misure in agenda, mi sembra più pratico richiedere l’annessione forzata alla Norvegia. Con altri effetti collaterali interessanti, magari.

Insomma, proprio in questo momento non ce la faccio a credere nel cambiamento. Non sono contenta della cosa, odio pensare a “risolvere i miei problemi” accantonando la speranza di “affrontare i problemi di tutti”, e non mi piace pensare di essere diventata sfiduciata proprio ora che, con un figlio, dovrei pensare al futuro con ancora maggiore impegno.

Metto da parte tutto, e aspetto che mi torni un po’ di fiducia (non speranza o fede, fiducia razionale).

Quel che non metto da parte è l’etica personale, il comportarmi in coerenza con i miei principi nella vita e nel lavoro. Per quel che può fare, ritengo sia comunque qualcosa.

Attendo segnali che mi facciano cambiare idea.

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2 pensieri su “change we can believe in?

  1. purtroppo non sono in grado di farti cambiare idea.
    per quanto riguarda il merito hai toccato un tasto molto dolente.. non esiste in certi settori o è minimo!
    per gli insegnanti avrei un idea, visto che sembra sia la categoria che maggiormente si lamenta per poche gratificazioni sia economiche che professionali, che avessero un cartellino marcatempo obbligatorio, facessero formazione obbligatoria costante, e le stesse settimane di ferie di tutti noi!
    poi si puo’ parlare del resto!

    il comportamento di coerenza è comunque la miglior cosa da mantenere e trasmettere ai nostri figli.
    ciao Anna

  2. Cirano in ha detto:

    Cara Alebegoli, sono un dirigente pubblico “un po’ fuori dal coro” ho letto anche io il libro di Abramavel e sto provando a lavorare attorno ai temi del merito con il mio staff. I segnali sono incoraggianti (devo anche dire che mi sento in una condizione di vantaggio lavorando con un buon numero di persone giovani, preparate e motivate) anche io ho fatto qualche appunto sul mio blog http://iononperdonoetocco.wordpress.com/
    Cordialità

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