alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

Giornata dura

Mi sveglio alle sei, nonostante l’assenza del pupo.

Vado in ufficio, smisto la solita posta, scopro l’ennesimo caso in cui consulenti esterni che sto pagando perché ci gestiscano cose tecniche (tipo l’amministrazione, o le pratiche dipendenti) non ne hanno un’idea del nostro lavoro, e spesso nemmeno del proprio.

Mi fiondo a un’assemblea tesa dove mi trovo a discutere con soci che dei new media ne capiscono nulla, ma, visto che son soci, tocca pure mantenere la calma e trattenersi dal mandarli affanculo.

Torno in ufficio, cercando di smaltire il nervoso.

Parto per Forlì, che ho promesso a mia sorella di accompagnare io mia madre all’ospedale oggi pomeriggio. A casa di mia madre, mia sorella e mia madre parlano i-n-i-n-t-e-r-r-o-t-t-a-m-e-n-t-e per un’ora e mezza a volume mille, mia madre incalzandomi perché non mangio abbastanza in fretta.

Usciamo per andare all’ospedale, e si scatena il diluvio universale, che per fortuna si placa quando siamo in zona ospedale; lascio mia madre al volo, e mi redirigo verso il centro per andare a ritirare un anello che ho fatto riparare.

Quando arrivo in centro, appena sono uscita dall’auto si riscatena il diluvio universale. In due minuti ho i piedi completamente fradici. Il Brillante è ancora chiuso, per fortuna lì vicino c’è un Oviesse dove trovo un paio di infradito di plastica da 4 euro, che sostituisco ai sandali zuppi nel camerino.

L’anello c’è, la mia amica Elisabetta che ha il negozio lì vicino invece no, è dal parrucchiere. I nastrini delle infradito che dovrebbero essere legati “alla schiava” si sciolgono e mi scendono sui piedi, per fortuna ho il coltellino svizzero in borsa, li trancio direttamente. Due senegalesi che mi osservano si guardano preoccupati.

Torno a recuperare mia madre, per fortuna la visita di controllo è andata bene, la porto a casa e mi redirigo verso Ravenna; sulla strada, mi fermo al mio cosmoprof preferito, e mi dedico a una mezzora di shopping compulsivo.

Meglio chiudere, va.

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