alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

open day degli asili

Con grande preavviso (il martedì mattina per il mercoledì pomeriggio) il servizio per l’infanzia del comune ha avvisato i genitori dei bimbi dei nidi che sarebbe stato possibile, per due ore (dalle 16:30 alle 18:30), visitare gli asili comunali per valutare in quali fare domanda di iscrizione.

L’ovvio presupposto, come in tutti questi casi, è che ci sia perlomeno una madre nullafacente, il cui massimo problema consista nell’eventuale annullamento di una seduta di Pilates.

Tuttavia, per un fortuito caso del destino, è avvenuto che io fossi libera di organizzarmi per uscire prima, e, libretto degli asili alla mano, trascinare l’ingegnere in una BlitzKrieg di ricognizione.

Alle 16:28 eravamo davanti al primo asilo; alle 18:25, ci introducevamo svelti nella porta del sesto. In totale, sei asili in due ore e un quarto nette.

Al termine di questa istruttiva sfacchinata, una solerte cretina di educatrice (spero caldamente che Guido non caschi nelle sue mani) ci ammoniva che tanto, “signora mia, se vuole avere qualche speranza che suo figlio lo prendano, faccia domanda in tutti gli asili, altrimenti sta fresca!”.

E così ho passato gli ultimi giorni a fare proiezioni e valutazioni del rischio, e mettendo in fila in ordine di preferenza gli asili visti e quelli non visti, ma immaginati e valutati sulla base delle opinioni raccolte in giro. Alla fine ho deciso che metto comunque solo quelli in cui sono disposta a portarlo, che non sono pochi (otto se considero solo quelli urbani, due se ne includo un paio di extraurbani ma “di mano”, ammettendo di farsi un anno di trasferta e poi di chiedere un avvicinamento a 4 anni).

Conti a parte, nel corso del giro ho vissuto alcuni momenti di delizioso dejavu, che mi hanno riproiettata indietro di circa 37 anni,  al mio ultimo anno d’asilo, il glorioso Querzoli, primo asilo comunale “nuovo stile” di Forlì. Mi sarei fermata volentieri un po’ a pastrocchiare coi colori, o a travestirmi da Re Carnevale, o a prender per mano una dada e raccontarle una storia, o a correre in tondo per poi buttarmi sul materassone. E’ bello avere bei ricordi colorati, poi i tuoi figli ce li porti più volentieri, all’asilo.

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