alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

metti che un weekend d’autunno

Metti che è un periodo in cui devi lavorare a testa bassa senza sbagliarne mezza. Metti che hai dovuto tenere tuo figlio a casa dal nido per quasi tre settimane, fra post-operatorio e raffreddori. Metti che nel frattempo tutti i nonni e nonne si sono messi a spendere i loro “buoni turismo in terza età”, e via con viaggi di durata varia, “ve la cavate lo stesso?”, e come fai a dirgli di no, che tutto il resto dell’anno sono a disposizione? Metti che tuo marito ha da dieci giorni tosse, raffreddore, sinusite, mestruazioni, ma si ostina a rifiutarsi di andare dal medico, grugnendo asserendo che si cura con l’aspirina e che tanto può lavorare da casa. Metti che vorresti, in ordine sparso, ragionare su un’occasione di casettina in un borgo che si potrebbe acquistare, fare il secondogenito prima che sia definitivamente troppo tardi, vedere montati i mobiletti Ikea che avete acquistato quasi un anno fa e cominciare a pensare al lettino “da grande” per Guido, prima che tocchi coi piedi nel lettino di adesso. Metti che nel frattempo anche tu ti sei presa la tua tosse, che ti schianta i polmoni facendo pendant coi maldischiena da sollevamento pupo.

Allora ti capita che esci da sola, come fosse la tua quotidiana ora d’aria, e ti vien da piangere dalla stanchezza e dall’impazienza. E magari, mentre ricacci dentro il magone, intravedi da lontano qualcuno che conosci, e allora tiri il sorriso e dici ciao, tutto bene, sì grazie.

Poi leggi cosa scrive Concita questa settimana, L’arte di andarsene, e ti girano pure le scatole, perché dopo tutto questo sbattersi ti vengono pure a dire “ma perché lo fai? chi te l’ha chiesto?”. Me lo chiedo io. Sono io che non voglio rinunciare quasi a niente: è un problema? Sono io che non voglio tirar su mio figlio a sofficini, voglio tornare a casa e leggergli le favole, ma vorrei anche aver tempo e forza di leggere per me, e vorrei una volta al mese cambiare orizzonti e fare un giro fuori, mica lontano eh, ma un muoversi che non sia solo da casa all’ufficio alla coop a casa dei nonni al mercato dalla pediatra e poi ricominciare senza passare dal via. E vorrei ogni tanto ballare un tango.

Meglio consolarsi con Julio Bocca, nel frattempo.

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