alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

paroline

Nelle ultime settimane, Guido si è messo a produrre un profluvio di parole. Ha un suo buffo modo di parlare, e ci vuole un po’ di allenamento per capirlo, e/o l’orecchio della mamma.

Non riesce ancora a pronunciare alcune consonanti, come la L (sostituita con la N), la G (con la D), la R (sostituita in genere con nulla). Le parole di più di due sillabe le accorcia a piacere, di solito accorpando l’inizio e la fine e schiacciando tutto quel che sta in mezzo. Così “birichino” diventa “bino”, “forchetta” diventa “fetta”.

L’ordine delle parole nella frase è spesso bizzarro, con l’aggettivo prima del nome, il complemento oggetto prima del verbo. “Anto penno penne Dido” significa “Guido prende un altro cappello”; “egge ibbo mamma”, “la mamma legge un libro”; “penta ganne fissa”, “la pentola grande fischia”; “tutte pente penne Dido”, “Guido prende tutte le pentole”.

Ci sono alcuni problemi con l’uso dei pronomi, che, in effetti, a pensarci sono una cosa ben complicata quando si inizia a parlare, e si impara ripetendo le parole degli altri. Tutti si rivolgono a te dicendo “tu”, e parlano delle “tue” cose; ma tu dovresti chiamare te stesso “io”, e parlare delle “mie” cose. Non è semplice da capire! E infatti, la maggior parte delle volte Guido si riferisce a se stesso dicendo “tu”, e alle sue cose definendole “tue”: “tua mamma”, “tuo fante” (il suo elefante), “tue peppe” (le sue scarpe).

Di allenamento ne facciamo molto, perché non sta mai zitto, anzi produce un commentario continuo di quel che fa e quel che vede, con inserti di discorsi del giorno prima, fasi salienti di favole che gli raccontiamo.

Ogni tanto avvengono passaggi che mi sembrano salienti: due giorni fa, ad esempio, alla domanda “chi ti ha detto di accendere la luce?” ha risposto “nessuno”. “Nessuno”, come soggetto di un’azione, mi è sembrato un passaggio di astrazione stupefacente.

Lo so che sono passaggi che tutti hanno fatto da bambini, ma osservarli da vicino è emozionante, e dà il senso quasi miracoloso dello svilupparsi dell’essere umano, a partire dalla bestiolina che si era appena nati..

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