alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

più che pigra, mamma un po’ stanca

Per due settimane di seguito, la pagina “Invece Concita” su D raccoglie e mette in ordine pensieri sparsi, che non ho quasi mai tempo di sistemare da sola. Più o meno come il mio armadio, che da due domeniche aspetta di essere rovesciato dal cambio di stagione, e invece c’è sempre qualcosa che si mette in mezzo.

La settimana scorsa, Bamboccioni deluxe e ragazze mondiali riprendeva una bella intervista alla Vezzali, dopo l’ultimo oro.

C’è parecchio da fare quando torni da un mondiale e sei stata via dieci giorni […] tua madre si prende un turno di riposo perché ha cucinato per dieci giorni. Ora sei tornata, e tocca a te.

Ecco, qualche volta mi sento proprio così, fuori tutto il giorno a tenere insieme diecimila cose, se non a vincere un mondiale, a combattere comunque,  senza risparmio di energie. Poi però, a casa, niente riposo del guerriero, c’è da fare la spesa e pensare al cambio degli armadi, e quasi sentirsi in colpa se si ha bisogno di aiuto.

E io sono di quelle fortunate, con un compagno che non si dilegua quando c’è da lavare i piatti o alzarsi la notte che Guido piange, ma ogni tanto sogno di cercarmi anche una moglie, mi farebbe veramente comodo. Più della mamma e della suocera, che per carità, sono brave, ma proprio l’importanza di certe cose non la capiscono, e mi guardano scandalizzate se non so dire a che ora rientro.

L’altro ieri invece L’infanzia estrema crea il Nobel? suggerisce qualcosa di cui sono da tempo convinta, e che è espresso bene anche in un paio di libri, con serie riflessioni in “Liberiamo i bambini”, e con più leggerezza in “Confessioni di una mamma pigra”: gli stiamo troppo addosso, a ‘sti pargoli. Smettiamola di imbottire tutti gli spigoli e di soccorrerli ad ogni starnuto. Si troveranno meglio, fra qualche anno.

Dopo dieci giorni di Guido a casa per convalescenza post-operatoria più altri quattro per il primo raffreddore della stagione, stremata dal babysitteraggio nonnesco, in pieno stress da cori di compatimento del povero bimbo, con la schiena sul ciglio della rottura per tutte le volte che si è fatto prendere in braccio per una coccola, con tutto l’amore di cui è capace la più orgogliosa mamma del mondo, dichiaro che la poverina sono io, e che adesso ho bisogno di pensare un po’ a me stessa.

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