alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

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crudeltà mentali – 2

Ieri io e Guido siamo andati al parco vicino casa. Temperatura stimata dell’aria, 25°, probabilmente nell’area intorno allo spazio giochi alcuni gradi in più (sole pieno, riverbero della ghiaia, la collinetta intorno che proteggeva dalla brezza). Io e Guido eravamo in maglietta, e io mi sono tolta scarpe e calzini. I nonni intorno, imperterriti, abbottonavano giubbini imbottiti antivento al collo di sudatissimi nipotini. Qualcuno sa spiegarmi per quale motivo in Italia il 99% degli adulti pensa che i bambini prendano sempre freddo, anche quando gli adulti boccheggiano?

crudeltà mentali – 1

L’altro ieri sono andata con mia madre, mia sorella e Guido al parco. Ogni dieci secondi mia madre intimava a Guido “adesso vai sullo scivolo”; “adesso andiamo al castello”; “adesso andiamo a vedere le ochette”; “adesso…”. Ho realizzato che è la stessa cosa che fanno anche gli altri nonni, spingerlo continuamente come fosse una macchinina. Una rottura di scatole snervante e inarrestabile. Che lui puntualmente riproduce a casa, chiedendoci “fai questo”, “fai quello”, “mi fai fare questo”, “mi fai fare quello”…

dolorose constatazioni

Ascoltata un po’ di tempo fa su Radio Capital:

Il mondo si divide in due: chi ha un ingegnere in famiglia, e chi non ce l’ha, e non può capire.

tentativi di elaborazione del lutto

Alle nove di ieri sera, la mia amica Cinzia mi ha mandato un SMS, “almeno hai un bel colore di capelli”.

Dopo aver messo a letto Guido, che erano quasi le undici, ho controllato i risultati, e poi ho fatto un giro di blog amici per condividere il lutto. Elasti affranta, anche lei in uno stato non consolabile neppure dai bimbi. Mantellini forzatamente ironico. Leggendo l’incipit di Stark, non ho retto più, e sono scoppiata a piangere e ridere allo stesso momento, più piangere che ridere per la verità.

manifesto dei repubblicani europeiStamattina al risveglio mi è tornato in mente il manifesto vagamente iettatorio dei Repubblicani Europei, che ho visto per la prima volta domenica mattina mentre pedalavamo verso il seggio: una donnina sfocata, con un sorriso malinconico, che tiene in mano la sua tesserina di puzzle verde (quando vedo una tessera di puzzle in un manifesto o in un sito, mi vien subito un conato di nausea: credo che non ci siano metafore più logore e abusate di quella…), e sopra, in nero (chi è l’art director? ditemelo, chi è???) la frase “insieme ce la faremo”, che mi ha subito fatto pensare a quelle cose che si dicono quando in famiglia c’è un lutto, o una brutta malattia.

Sì, in effetti mi sento come se tutto il paese avesse una brutta malattia. E non sono neanche sicura che insieme ce la faremo, a tener botta. Ho voglia di smettere per qualche settimana di comperare la Repubblica, per disintossicarmi di notizie, e sicuramente continuerò a tenere spenta la televisione.

PS: navigando per la rete arrivo all’amara analisi di Suzuki. Ne riporto le considerazioni finali, perché le condivido pienamente e non avrei mai avuto il tempo di scriverle altrettanto bene e per esteso.

PESSIMI BUONI PROPOSITI

In ultimo, qualche rapida riflessione sul “che fare?”.

Capitolo difficile. Non ho consigli da dare e francamente non credo di essere legittimato a farlo.

Posso dirvi cosa conto di fare io, avvertendovi che ragiono da una posizione di relativo privilegio (lavoro in proprio nel ricco nord produttivo, guadagno abbastanza bene, posso disporre liberamente del mio tempo e non devo rendere conto a nessuno delle mie azioni) e che ognuno fa storia a sé.

Una parte riguarda direttamente me. Le sconfitte fanno crescere, perfino se prese a raffica (ricordo a tutti che tifo per il Toro). Non amo il rito comunista dell’autocritica, preferisco riflessioni più pratiche e costruttive e detesto chi si piange addosso.

Un’Italia così mi disgusta, certo. Forse dovrei essere più compassionevole, ma vengo da un’altra cultura.

Posso solo prendere un impegno serio, che è migliorare me stesso. Tra l’altro c’è molto da fare. Credo laicamente alla teoria per cui i miglioramenti interiori portino benefici a ciò che hai intorno.

Credo anche che la gente che andrà al potere nei prossimi giorni sia pericolosa per i valori a cui tengo.
Parlo di valori veri, quelli che ti permettono di distinguere tra il bene e il male. E sono valori su cui non sono disposto a cedere, ma nemmeno a trattare.

Possono riscrivere i libri di storia, ma non riscriveranno la storia, possono santificare i mafiosi ma non renderanno appetibile l’ingiustizia a chi la subisce.

Ci sono cose non negoziabili. Ma non lo capiscono. E su questo, su queste vendette idiote e di bassa lega, genereranno tanta negatività che compatterà i loro avversari. Sono stupidi, certi berlusconiani: state pur certi che non mancheranno di farlo.

So per certo che in un’Italia sempre più “a misura di portafoglio” la difesa dei valori e degli stili di vita passa attraverso il denaro: vivere come si vuole è un lusso e lo sarà sempre di più.

E’ per questo che il mio pensiero costruttivo è quanto più di sanamente individualista e libertario si possa concepire e forse scandalizzerà qualcuno.

Per difendere la mia vita, la vita come la voglio io nella sua irrazionalità e irrequietezza (ed è una vita che mi piace e che voglio migliorare sempre di più e di cui non intendo rendere conto a nessuno), ma anche nei suoi valori che reputo buoni, credo che dovrò cercare di arricchirmi il più possibile.

Prima di gridare allo scandalo, rifletteteci.
Perché i soldi ti pagano la libertà, in questa Italia.
Ti pagano il diritto di abortire o anche solo di prendere la pillola del giorno dopo (basta pagarsi un viaggio in Francia), ti pagano il diritto all’eutanasia e ad una morte dignitosa, ti pagano una vita insieme se sei una coppia di fatto, ti pagano la libertà sessuale, la libera informazione, un’educazione laica e libera, una televisione non di regime, la libertà di assumere le sostanze che vuoi, un ambiente migliore, ecc.

Questo non vuol dire che smetterò anche per un solo centesimo di secondo di lottare affinché questo spetti di diritto a tutti, anche a chi non ne capisce l’importanza.

Ma a quasi 34 anni, dopo esattamente 20 anni di militanza ininterrotta e faticosa, credo che sia giusto ricordarmi che negli spazi tra una lotta e l’altra dovrei vivere.

nuove perle di CV

Arriva per email; copioincollo senza modificare null’altro che i nomi:

Cara Azienda,
mi chiamo XXXXXX, ho 26 anni e sono Laureato in Comunicazione e
Marketing con il massimo dei voti,senza lode,  successivamente ho conseguito
un master allo IED (Istituto Europeo di Design) in ‘Art Director e
Copywriter’, sul campo ho conseguito una discreta esperienza,tra le più
importanti voglio ricordare ZZZZ, YYY spa e KKKK spa mi sono
occupato di siti
web, immagini coordinate, piccole campagne pubblicitarie, Art digital, brand
case study, WebMarketing e Marketing.
Inoltre ho conseguito molti premi per l’arte digitale. Sono iscritto all’
assoweb.
Sono disposto a trasferimenti.
 
Pertanto Le chiedo cortesemente di visionare il mio curriculum e il mio
portfolio.
La ringrazio per la cortese attenzione

Caro XXXXXX,

ho visionato il tuo curriculum con più attenzione di quanta ne hai evidentemente spesa tu, visto che ci hai lasciato dentro svariati errori: ortografia e punteggiatura carenti, frasi monche, cambiamenti improvvisi di soggetto, e amenità simili.

Se hai preso una laurea in Comunicazione e Marketing (d’accordo, senza lode, ma pur sempre col massimo dei voti) e un master in “art director e copywriter” e ancora inizi un messaggio con un generico “Cara Azienda”, potrei al massimo proporti di venire a fare un corso di comunicazione da noi, a pagamento. Nel senso che tu paghi noi, non il contrario. Però non so se mi voglio mettere nel business dei corsi, ho dei lavori più interessanti in questo momento.

e tuttavia

Pur ribadendo fermamente che I’m PD, su certe scelte avventate (o avventizie) esprimo un po’ di perplessità.  Uolter, divertirci ci vogliamo divertire, ma il dilettantismo non è di per sè una qualità; e certe scelte di candidatesse, tipo la Madia che spande a destra e a manca i suoi pensierini (vedi florilegio composto da livePaola) mi costringono a un certo esercizio di autocontrollo. Delle volte è proprio vero che le peggiori nemiche delle donne sono loro stesse

la piramide rovesciata

Premetto che le feste hanno sempre su di me un leggero effetto depressivo, specie le feste comandate nelle quali ogni volta si deve fare il conto “l’anno scorso eravamo dai tuoi, quest’anno quindi dobbiamo andare dai miei”, e robe simili.

Quest’anno Pasqua l’abbiamo organizzata con pranzo da mia madre, e pomeriggio a casa del fratello di mio marito, dove erano andati a pranzare i miei suoceri, la giovanile prozia, nonché i suoceri di mio cognato. Quando siamo arrivati noi, di conseguenza, la proporzione di generazioni era: 1 bambino (Guido) e 9 adulti (4 della generazione “genitori”, 5 della generazione “nonni”).

L’effetto di queste riunioni è devastante.

L’unico bambino presente diventa il centro di un universo di gridolini, risatine, stupori, meraviglie, decisamente sovradimensionati anche rispetto all’eccezionalità dell’esemplare in questione.

Tutti si prostrano ai piedi del piccolo imperatore, pronti non dico a soddisfare ogni suo desiderio, ma piuttosto ad anticiparlo, quando non a sollecitarlo: una gara continua di dolcetti, regalini, complimenti. Nauseante.

Quando è stato il momento di andarcene, io e Paolo abbiamo dovuto quasi litigare per evitare che gli zii regalassero a Guido un loro peluche con cui lui aveva giocato per dieci minuti.

Ovviamente ci sono rimasti male, “ma a noi non serve, lui poi è contento, ci fa piacere”.. il fatto è che un bambino non è un giocattolo da far sorridere a comando, è una piccola persona, che dovrebbe abituarsi al mondo, e se si abitua ad averle tutte vinte sarà una persona perennemente insoddisfatta e incapace di gestire la realtà vera..

Tornando a casa, ho maledetto la mia generazione infantile, che si è baloccata con giochi e trastulli fino a tardi (come si fa a ricevere regali di peluche alla soglia dei 40 anni, santo cielo…) e ha avuto tanti pochi bambini da non sapere come trattarli. Ci fossero stati 4 nipotini (la prassi normale di quando eravamo piccoli noi), i grandi avrebbero fatto meno salamelecchi, e avrebbero dato a ciascuno la giusta attenzione, attenti a non esagerare. E non ci sarebbero stati 4 peluches uguali da regalare a tutti.

Ora, io probabilmente non ce la faccio più a fare il bis, e mi toccherà stare attenta “in proprio” a non farlo crescere “da figlio unico” (aiutata in questo da un lavoro sufficientemente coinvolgente da prendersi tempo e attenzione).

Ma i parenti, come li posso disattivare?

giornate di cacca

Anche la più sfolgorante wonderwoman, dopo quattro giorni di virus intestinale del proprio pargolo, inizia a sentirsi logorata.

ti piace la spiaggia tamarra? evvai col bagno wave!

Già il Bagno Wave non mi ispirava molto, non tanto per la piccola disavventura raccontata da Elena l’estate scorsa, quanto per la penosa reazione che avevano avuto (della più pura serie “lei non sa chi sono io!“).

Qualche tempo dopo, avevo visto anche una loro brutta pubblicità su una rivista, la foto di una bella gnocca (solo il taglio pregiato, quello sopra e sotto l’attacco delle gambe), con un bicchiere da cocktail ad altezza bikini, e l’ammiccante frase “bagno Wave, l’estate più…” coi puntini che terminavano all’altezza giusta.

Evidentemente qualcuno dei loro habitué non deve essere riuscito a risolvere il difficile rebus, e così i nostri (o la loro brillante agenzia di comunicazione) hanno deciso di mettere le didascalie.

Grazie a Luca per la segnalazione, anche se non è che a leggere certe cose l’umore della giornata migliori.

il corso della giustizia – o meglio, la corsa

Antefatto: un lunedì mattina, verso la fine dell’agosto 2004, siamo arrivati nella sede di Wafer e l’abbiamo trovata aperta e svaligiata. Fidandoci della porta blindata e del terzo piano, non avevamo mai pensato di mettere un allarme, e contavamo sull’assicurazione della titolare dell’impresa di pulizie sul fatto che le chiavi del nostro ufficio le avrebbe tenute lei e solo lei. Invece, negli ultimi tempi, la chiave era stata affidata a una nuova addetta; e così, quel sabato, dopo le pulizie normali, qualcuno aveva anche riaperto l’ufficio, svuotandolo di circa 15.000 euro di attrezzature varie. Nonostante il quadro indiziario fosse piuttosto definito, la nostra denuncia restò a languire al locale comando dei Carabinieri. Qualche settimana dopo il fatto, la titolare dell’impresa di pulizie mi chiamò, quasi in lacrime, dicendo di aver ricevuto una strana telefonata che le diceva di non preoccuparsi della cosa; tornammo alla carica dal maresciallo, che, dopo un paio di ricerche in archivio, ci confermò in via informale che effettivamente il convivente dell’addetta alle pulizie era un poco di buono con vari precedenti, ma che tuttavia, per fare qualunque cosa, lui avrebbe dovuto aspettare l’autorizzazione a procedere da parte del magistrato (all’epoca non ebbi l’idea di far telefonare da un prete, magari sarebbe servito).

Nel frattempo, noi mandammo giù il magone (sì, io avevo pianto di rabbia quella mattina) e, dopo aver ricomperato tutti i computer, ci mettemmo al lavoro per rifarci della perdita e smettere di pensarci.

Oggi, febbraio 2008, io sono stata convocata al locale comando dei Carabinieri. Un gentile sottufficiale mi ha informato che, essendo arrivati da Telecom i tabulati telefonici a suo tempo richiesti (nelle settimane precedenti il furto, avevamo ricevuto una lunga serie di brevi telefonate silenziose, che avrebbero potuto essere tentativi di capire se, a cavallo di ferragosto, eravamo in sede o no), era necessario che io lo aiutassi a capire se, fra i numeri chiamanti, ve n’era qualcuno di sospetto.

Cercando di restare educata e reprimendo la voglia di indicare usi alternativi per quei fogli (non ho voglia di una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale), gli ho fatto notare che ormai, anche trovassimo tutta la refurtiva, dei computer usati di tre anni e mezzo fa sono pressoché ferrovecchio. Mi ha risposto che in ogni caso la mia collaborazione potrebbe servire a identificare il colpevole, e fargli rispondere del suo operato di fronte alla legge.

Gli ho ricordato che nel 2006 è stato promulgato un indulto, quindi, nell’improbabile caso in cui un nuovo indizio ci avvicinasse al colpevole, ciò non avrebbe per lui nessuna conseguenza. Mi ha risposto che lui deve applicare le leggi, a farle ci pensano altri; e che comunque non esclude che io venga convocata anche dal magistrato, sempre in merito alla vicenda.

Non ho altro da aggiungere, vostro onore.

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