progetti privati di breve durata
Due settimane fa avevo sulla punta della penna un post strepitoso, che doveva iniziare con questa foto. Me lo sono tenuto per me, un po’ perché mi rotolavo in testa tutti i titoli che avrei voluto dargli, un po’ perché non avevo voglia di dirlo ai parenti di primo grado, e madre e suoceri passi, ma magari mia sorella avrebbe potuto scoprirlo per caso, e non sarebbe stato gentile.
Poi invece la natura deve aver pesato i pro e i contro, e la selezione naturale ha deciso che la mia vita incasinata era troppo per qualunque blastocisti. Insomma, c’è una non-notizia, è che non sono più incinta.
Nelle due settimane trascorse fra la notizia e la non notizia, sono passata per vari stati d’animo, con un sottofondo generale di surreale serenità. E’ durata pochissimo, e – se doveva finire in questo modo – mille volte meglio adesso che fra qualche settimana. Fosse invece andata bene, ero sicura di trovare il giusto upgrade del modulo WonderWoman già installato.
Nel frattempo, ho fatto la normale e incasinata vita di tutti i giorni, perché comunque i patti son sempre stati questi: se va alle mie condizioni, ok, altrimenti niente. Non se ne parla di cambiar vita, stare a letto, prendere ormoni, vivere come da malata, sennò va a finire che mi ammalo veramente.
Più passano gli anni, più io e il mio corpo ci capiamo all’istante. Se si può, si fa; quando diventa troppo, arrivano i segnali, chiari e inequivocabili. Sarà l’età, sarà il tango, saranno i Pilates… in ogni caso, essere ben collegati al proprio sè fisico è di grande aiuto.
Per oggi, basta così, affrontiamo il caldo e torniamo a casa.


