alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

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progetti privati di breve durata

Due settimane fa avevo sulla punta della penna un post strepitoso, che doveva iniziare con questa foto. Me lo sono tenuto per me, un po’ perché mi rotolavo in testa tutti i titoli che avrei voluto dargli, un po’ perché non avevo voglia di dirlo ai parenti di primo grado, e madre e suoceri passi, ma magari mia sorella avrebbe potuto scoprirlo per caso, e non sarebbe stato gentile.

Poi invece la natura deve aver pesato i pro e i contro, e la selezione naturale ha deciso che la mia vita incasinata era troppo per qualunque blastocisti. Insomma, c’è una non-notizia, è che non sono più incinta.

Nelle due settimane trascorse fra la notizia e la non notizia, sono passata per vari stati d’animo, con un sottofondo generale di surreale serenità. E’ durata pochissimo, e – se doveva finire in questo modo – mille volte meglio adesso che fra qualche settimana. Fosse invece andata bene, ero sicura di trovare il giusto upgrade del modulo WonderWoman già installato.

Nel frattempo, ho fatto la normale e incasinata vita di tutti i giorni, perché comunque i patti son sempre stati questi: se va alle mie condizioni, ok, altrimenti niente. Non se ne parla di cambiar vita, stare a letto, prendere ormoni, vivere come da malata, sennò va a finire che mi ammalo veramente.

Più passano gli anni, più io e il mio corpo ci capiamo all’istante. Se si può, si fa; quando diventa troppo, arrivano i segnali, chiari e inequivocabili. Sarà l’età, sarà il tango, saranno i Pilates… in ogni caso, essere ben collegati al proprio sè fisico è di grande aiuto.

Per oggi, basta così, affrontiamo il caldo e torniamo a casa.

incoraggianti segnali di autonomia

piccola peste

Due mattine fa Guido ha chiesto con insistenza di telefonare alla nonna (che, come ogni anno, a inizio giugno si trasferisce armi e bagagli nella casa di Marina Romea), e le ha chiesto di venirlo a prendere. Quando la nonna, all’ora di pranzo, si è presentata, l’ha aiutata a gettare orsetti costumini e magliette dentro al trolley rosso, ha afferrato il trolley per la maniglia e si è diretto deciso alla porta.

Ieri sera, quando siamo andati a cena da loro, un milione di feste, ma poi, sulle dieci, quando abbiamo provato a metterlo in pigiama, ha menato su un capriccio; allora gli ho chiesto se voleva farsi mettere a letto da noi, o se preferiva che ci salutassimo subito, e farsi mettere a letto dai nonni; e lui, senza un attimo di esitazione, ha detto “ci salutiamo”, e ci ha accompagnati alla porta (con tanto di “fila via! dai, dai!”).

Sono consapevole del fatto che una madre normale sarebbe straziata e/o preoccupata, ma io mi sento molto sollevata al pensiero..

piccoli sconforti del giorno

future perle di CV?

Ci contatta uno studente interessato a uno dei nostri progetti di tesi. Nella telefonata che segue, fissiamo un appuntamento, e gli chiedo di mandarmi comunque un suo curriculum così intanto me lo leggo. Mi risponde candido “cosa devo scriverci nel curriculum?” Beh, che un laureando triennale ventiduenne non abbia mai scritto un CV, ci sta, ma a me alla sua età non sarebbe mai venuto in mente di chiedere istruzioni all’azienda che me l’aveva chiesto.. sperem.

la persona giusta al posto giusto

Dopo la faticosa pubblicazione del megasito del progetto XY, consiglio al mio referente Caio di far inserire i link al nuovo sito sulle pagine dei loro “siti istituzionali”. Mi chiede se per favore posso contattare io il loro responsabile interno Tizio, che “è quello che aggiorna i siti”, e mi da l’interno telefonico. Provo per tutta la mattinata, Tizio è sempre fuori stanza. Alla fine, dirottata sul centralino, riesco a farmi dare l’indirizzo email di Tizio, e mando un messaggio. Al pomeriggio, Caio mi chiede se con Tizio è tutto OK; rispondo che, non avendolo trovato, ho scritto un email. Risponde candidamente “Meglio se telefoni, Tizio non legge mai le email”.

astenersi perditempo e genitori

Suona il campanello, una voce di donna chiede se può salire per chiedere informazioni. Apriamo. La signora si presenta alla porta, e chiede alla prima che le va incontro “mia figlia studia da grafica, sto girando per farle fare qualcosa quest’estate, uno stage, un tirocinio…” Mentre io dalla mia scrivania mi concentro per tentare di incenerirla in silenzio, le dicono gentilmente se magari ci fa avere un CV, in caso ci interessi poi le facciamo sapere. Se ne va perplessa di questa bizzarra richiesta.

equivalenze

Tanto per mettere in ordine le idee: non ne posso più della contrapposizione fra quelli che dicono “invece di prendersela con i lavavetri e i parcheggiatori abusivi, farebbero meglio a multare chi parcheggia in doppia fila” e quelli che ribattono “invece di fare la multa a quelli che per due secondi parcheggiano in doppia fila, farebbero meglio a sgomberare i lavavetri e i parcheggiatori abusivi”.

Lo dichiaro pubblicamente: a me danno pari fastidio sia quelli che parcheggiano in doppia fila, sia quelli che, quando esco dalla coop, vengono – con fare ogni giorno un po’ più intrusivo – a sollecitarmi per il carrello e relativa moneta. Entrambe le categorie mi tolgono serenità e libertà, e non mi sento di essere tollerante nei loro confronti.

Per tornare ad essere tollerante e serena, avrei bisogno di vivere in un tempo più sereno e ordinato; in cui, senza bisogno di blitz e sirene spiegate, semplicemente non esistono parcheggiatori in doppia fila, gettatori di cartacce per terra, ambulanti questuanti che mi voglion vendere inutili cineserie al parcheggio.

cinguettii

E’ quasi un mese che mi sono messa a usare Twitter, che all’inizio avevo snobbato come una delle tante inutilities di cui è affollato il nostro tempo.

Beh, mi ci sono affezionata.

Ci sono fili leggeri che si incrociano, non li definirei neppure “legami”, ma è un tenersi d’occhio, per quanto mi riguarda un occhio bendisposto.

Mi meraviglio di trovare, più spesso di quanto pensassi, un messaggio in casella “Tizio/a is following you on Twitter”. A volte conosco Tizio/a, a volte lo/a sto già seguendo anch’io; altre volte si tratta di sconosciuti, di cui cerco di capire come diavolo siano atterrati dalle mie parti. A volte lo capisco, a volte no.

Mi piace questa nuvola di messaggi che aleggia, parallela alle mie giornate di lavoro (ché, a parte quando sono dalla parrucchiera wifi come oggi, io mi connetto praticamente solo dall’ufficio, a casa con Guido è impensabile), in cui lascio una punteggiatura di piccoli scazzi, propositi “pubblici”, stati d’animo che è meglio non dire ad alta voce, ma che è altresì meglio non ingoiare, tanto verrebbero fuori in altre forme.

Mi piace essere stata sorpresa.

parziale attenuante

… certo che quando uno è il fratello del Commissario Montalbano, di questi tempi, parte avvantaggiato, anche rispetto ai temi della sicurezza…

Rutelli ti fai qualche domanda?

Ti hanno candidato nella speranza di vincere e fare il governo senza averti fra i coglioni; sei riuscito a perdere rovinosamente nonostante il viatico di Veltroni e Totti; 50mila romani pur di non votare te hanno votato Alemanno, e nell’altra scheda un post-DS.

Avrai mica il coraggio di chiedere come risarcimento morale un posticino di rilievo nel PD???

crudeltà mentali – 3

Mio figlio padroneggia ormai alla perfezione l’arte di farmi imbestialire, con la stessa tecnica di suo padre: l’esasperante lentezza nel prepararsi per uscire.

crudeltà mentali – 2

Ieri io e Guido siamo andati al parco vicino casa. Temperatura stimata dell’aria, 25°, probabilmente nell’area intorno allo spazio giochi alcuni gradi in più (sole pieno, riverbero della ghiaia, la collinetta intorno che proteggeva dalla brezza). Io e Guido eravamo in maglietta, e io mi sono tolta scarpe e calzini. I nonni intorno, imperterriti, abbottonavano giubbini imbottiti antivento al collo di sudatissimi nipotini. Qualcuno sa spiegarmi per quale motivo in Italia il 99% degli adulti pensa che i bambini prendano sempre freddo, anche quando gli adulti boccheggiano?

pensieri sparsi su questioni generazionali

Capita giusto fra le riflessioni di questi giorni l’ultimo articolo di Mantellini su Punto Informatico, “Twitter – un anno dopo”:

Twitter – nella mia personale esperienza- dà il meglio di sé come strumento di interazione privata fra soggetti che si conoscono

Proprio ieri ragionavo con un’amica di come fra i nostri coetanei (over-40) l’uso di Internet sia ancora pratica di pochi; e, avendo deciso di mettermi a twitterare, un po’ per curiosità privata, un po’ per esplorare possibili usi “aziendali”, mi sono resa conto che – fra tutti quelli che in Twitter ci stanno – mancano quasi tutte le persone con cui vorrei davvero tenermi in contatto.

E’ che i miei amici han quasi tutti passato i 40, e su Twitter ci stanno quelli più giovani. Gasp. Che faccio? Resto online a fare la tardona, o mi ritiro nelle mie stanze e abbandono il campo?

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