da inoltrare alle nonne
25 novembre 2009
Anche la scienza conferma che a tenere i bambini troppo puliti, si fa danno. Rilassatevi, lavateli una volta di meno, e lasciateli rotolare nella polvere mentre vi leggete un libro.
emersione
24 novembre 2009
I quattro personaggi immaginari del blog “viaggiareterraemare”, di cui si discute da un paio di giorni qua sopra, dichiarano pubblicamente di non essere persone reali, e lo fanno sul blog.
Se poco poco mi approvano il commento che gli ho scritto, lasciandoci l’URL di questo blog, quasi quasi tolgo il rel=nofollow dal loro link.
Kindle experience #1
23 ottobre 2009
Non appena Amazon.com ha annunciato che avrebbe venduto il Kindle anche fuori dagli Stati Uniti, ho ceduto alla tentazione, e, senza aspettare Babbo Natale, sono corsa sul sito a ordinarne uno.
In quel momento, si trattava solo di una prenotazione, con
Delivery estimate: October 21, 2009 – October 23, 2009
Shipping estimate for these items: October 19, 2009
Puntuale come sempre, il 19 ottobre Amazon.com mi ha informata dell’avvenuta spedizione, e, superando ogni mia più rosea aspettativa, il Kindle è arrivato a casa mia il 21 ottobre.
In breve: sono molto soddisfatta del mio acquisto.
- il peso è quello giusto per stare bene in mano, anche quando leggo a letto
- leggere è altrettanto piacevole che sulla carta, non stanca gli occhi, neppure la sera alla luce della lampada da comodino
- il cambio pagina è veloce
- l’Oxford Dictionary of American English a portata di click su ogni parola è un bel regalo quando, leggendo testi in inglese, mi viene un dubbio (magari per molti di voi questo è un lusso superfluo, ma a me ogni fa comodo)
- è davvero bello. Col tocco di grazia delle “copertine” ogni volta diverse che vengono mostrate quando va in stand-by (le sto fotografando tutte)
Ho acquistato subito un libro, Groundswell, a $13.79 (meno della metà del costo dell’edizione di carta), e lo sto leggendo, senza alcun problema.
Mi sono anche fatta convertire un po’ di PDF che languivano sull’hard disk del mio Mac in attesa di essere letti, usando il servizio gratuito Amazon.com (si manda il documento a <nomeaccount>@free.kindle.com, e questo torna indietro per email, pronto per essere trasferito via USB dal Mac al Kindle).
Ho anche attivato il free-trial de La Stampa, per vedere l’effetto che fa leggere il giornale in versione e-newspaper. La prima piccola delusione è stata, il giovedì mattina, vedere che l’edizione quotidiana era in ritardo, e, invece che alle 7:45 (che è comunque troppo tardi, non tanto per me ma per chi fa il pendolare in treno, o comunque si alza presto), mi è arrivata verso le nove. In ogni caso leggere il quotidiano sul Kindle è diverso, manca a mio parere una visione “a colpo d’occhio” che permetta di scegliere gli articoli da leggere, e ci ho messo un po’ di tempo a trovare il modo di vedere l’indice degli articoli sezione per sezione invece di scorrerli uno dopo l’altro. Ma forse è solo questione di abitudine, già oggi me lo sono goduto di più.
Avrei voluto confrontarla con la versione Kindle del Corriere della Sera, ma, con mio grande disappunto, ho scoperto che è disponibile solo per i Kindle USA. Signor Corriere della Sera, sappi che io non ti compro tutte le mattine (ormai i quotidiani di carta non li compero più, tranne il 24ore), quindi, avessi deciso di sottoscrivere un abbonamento alla tua versione elettronica, avresti guadagnato un cliente pagante, non perso una copia in edicola. Continuerò a leggerti a gratis nella sola versione online..
Ai nostalgici della carta: ho appena soeso l’impressionante cifra di 5 euro e spiccioli per comprare la versione e-book di Cat’s eye, uno dei miei romanzi preferiti, uno dei più belli di Margaret Atwood. L’ho fatto proprio perché nei giorni scorsi avevo iniziato a rileggere la mia copia di carta, un paperback che ha ormai una ventina d’anni, ed è – vi assicuro – buono per il macero, carta ingiallita che non da alcun piacere tattile, anzi, quando lo leggo fra le lenzuole mi verrebbe quasi voglia di andarmi a lavare le mani prima di dormire. Lo lascerò senza rimpianti in un punto bookcrossing, e mi rileggerò il libro sul Kindle; magari certe parti potrei addirittura farmele leggere, visto che è uno dei libri con la versione “text-to-speech” disponibile.
Nella mia grande pigrizia, non ho ancora studiato bene come si fa a prendere appunti, mettere segnalibri, cambiare la voce dello speaker da uomo a donna… insomma, lo sapete che per queste cose sono poco geek
Però in questo modo avrò materiale per almeno un altro post, o nel frattempo ve lo sarete comprati anche voi quindi risparmierò un po’ di tempo per leggere.
Ah, dimenticavo. Nel frattempo, Amazon.com ha deciso di abbassare di 20 dollari il prezzo del Kindle International. E mi ha restituito (a me come a tutti quelli che hanno acquistato il Kindle International al vecchio prezzo) i 20 dollari pagati in pù rispetto al prezzo attuale. Sono belle notizie, davvero: è così che si trasformano i clienti in entusiasti sostenitori di un servizio.
sbloccarsi
8 luglio 2009
Quando alla fine del 2008 la mia spalla destra si è “congelata”, l’ho presa molto male. Del resto, cosa avreste fatto voi dopo settimane di dolore tanto insistente da non farvi dormire, ritrovandovi alla fine incapaci di fare movimenti del tutto normali come prendere un libro da uno scaffale?
Da gennaio a marzo sono passata per le mani di vari fisioterapisti, i primi gentili, l’ultima molto aggressiva, senza nessun risultato: il mio braccio continuava a rifiutarsi di salire oltre l’altezza della spalla.
A fine marzo, dopo una seduta particolarmente massacrante, ho deciso di darmi un po’ di tregua, e ho iniziato a frequentare le sessioni di lavoro di Rita Valbonesi, sequenze di esercizi yoga in mezzo alle quali lei pratica a turno un breve trattamento osteopatico.
Un paio di pesanti bronchiti mi hanno stesa per tutto aprile e buona parte di maggio, e ho interrotto anche quelle: ubi maior, minor cessat, e fra antibiotici, effetti collaterali, stanchezza e carichi di lavoro, ho concluso che la spalla poteva rinunciare a un po’ della mia attenzione. Tutto sommato, il male era diminuito, e, anche se continuavo a non potere alzare il braccio, ormai mi ero abituata alla situazione di parziale inabilità.
A giugno, in vista della dipartita del trasloco di Guido verso la casa al mare dei nonni, ho programmato di riprendere le lezioni mattutine di Rita, e mi sono comprata un manuale delle edizioni Red su “Yoga e Pilates”. Vincendo la pigrizia e lo scetticismo, ho iniziato a fare esercizi a casa quasi tutti i giorni, e, una volta a settimana, ad alzarmi prima del solito per andare in palestra a farmi trattare.
In un paio di settimane, ho recuperato quasi tutta la mobilità che avevo perso. Ora sollevo di nuovo il braccio destro fin sopra la testa, mi resta solo un po’ di blocco laterale quando lo spingo all’indietro.
La Rita parla di sblocco delle catene muscolari e di riequilibrio del sistema neurovegetativo; io non mi faccio troppe domande, solo registro la conferma di cose di me che sapevo da tempo: forzarmi non serve se non a peggiorare le cose, arrivarci da un’altra parte e con gentilezza in genere funziona meglio.
esagerazioni
27 aprile 2009
Premessa: sono stata veramente contenta per l’articolo sul COWOrking uscito nell’ultimo numero di D-Repubblica, è uscito in copertina, le foto sono bellissime, e il servizio spiega molto bene il senso del condividere spazi e idee.
Tuttavia, non posso fare a meno di sorridere vedendo come Giuliano Di Caro, nelle nove (9) righe in cui ha riassunto la nostra piacevolissima chiacchierata telefonica, sia riuscito a.. esagerare.. quasi su tutta la linea.
A beneficio dei miei 25 lettori, preciso quindi alcuni particolari:
A Ravenna, Alessandra Farabegoli ha un’agenzia web (1), la Wafer. Entro luglio avrà tre scrivanie (2) per i coworkers. E grazie ai suoi rapporti e gruppi on-line, sa già come riempirle. “Facciamo parte dell’Emilia Romagna Business Club (3)“, spiega, “che raggruppa giovani imprenditori, e del Romagna Creative District”.
(1) sì, magari! In Wafer io sono l’A.D. e socia al 5%, grazie mille per l’attribuzione della proprietà, ma ancora mi manca un po’ per la scalata definitiva.
(2) le scrivanie saranno una o due, a meno che all’Ikea non ci inventino quelle a castello. Però ci sarà a disposizione la sala riunioni, l’angolo ristoro, e molta molta atmosfera positiva
(3) ovviamente si sta parlando del Romagna Business Club, ancora gli emiliani non ce li siamo annessi, per quanto con tutto l’attivismo di Sartoni non escludo che prima o poi invaderemo a macchia d’olio l’Italia intera
cose che funzionano, e cose che no
10 aprile 2009
Ieri mi è arrivato il secondo Mac della mia vita, un delizioso MacBook 13″ venuto a sostituire, dopo oltre 4 anni di onorato servizio, il PowerBook G4 precedente.
Dato che in questo periodo sono (più del solito) oberata di cose da fare, l’eccitazione per il nuovo acquisto era un po’ stemperata dal fastidioso pensiero che avrei dovuto reinstallare programmi, trasferire documenti, riconfigurare profili, operazioni nelle quali – vista la mia pigrizia e la tendenza a voler fare dieci cose contemporaneamente – solitamente finisco per perdere sempre qualcosa nel trasloco.
E invece: sfogliando le pagine del manualetto, scritte in un linguaggio insolitamente chiaro rispetto alla documentazione tecnica a cui sono purtoppo abituata, mi sono imbattuta nell’”Assistente di migrazione”: un’utility che mi prometteva di occuparsi al posto mio del trasloco.
Piuttosto scettica, ieri sera dopo aver messo a letto Guido ho acceso entrambi i portatili, e ho attivato l’Assistente. E’ bastato presentarli l’uno all’altro, scrivendo sul vecchio PowerBook il codice suggerito dall’Assistente del MacBook: i due oggetti si sono parlati fra loro, e mi hanno avvisata che avrebbero lavorato insieme per circa cinque ore.
Così me ne sono andata a dormire il sonno della donna stanca ma che cerca di essere giusta. E stamattina, quando mi sono svegliata, tutti i miei 20GB di applicazioni e documenti erano passati sul nuovo MacBook, che quindi era pronto per iniziare a lavorare con me.
Non ci volevo credere. Qualcosa aveva lavorato al posto mio, risparmiandomi ore di operazioni noiose e scoglionanti, e aveva lavorato bene, senza praticamente bisogno di istruzioni da parte mia.
L’unica differenza di cui mi sono felicemente accorta è stata che la copia demo di Fireworks, che dovevo convalidare acquistando un codice di licenza online, è stata “riverginata”, così ora ho a disposizione altri 30 giorni di uso gratuito
Quando penso alla tecnologia in aiuto del benessere, è anche a queste cose che penso.
Invece oggi pomeriggio ho vissuto la classica scoglionatura da disservizi tipicamente italiani: ho cercato invano di pagare online i contributi INPS della mia collaboratrice familiare.
L’operazione mi era più o meno felicemente riuscita il trimestre scorso, nonostante la procedura veramente demenziale: infatti, per pagare online sul sito dell’INPS con una carta di credito, occorre prima registrarsi un account sul sito delle Poste Italiane (azienda la cui sola evocazione basta a scatenarmi attacchi di prurito allergico); e poi, tornati sul sito dell’INPS, finalmente si riesce a passare attraverso la complessa procedura di pagamento, la cui notifica, chissà perché, viene obbligatoriamente fatta sull’account delle Poste.
Armata di pazienza, mi sono messa all’opera, ma, arrivata alla fine del pagamento,
L’emettitore della carta di credito dell’utente non ha autorizzato il pagamento
Come mai? Ho disponibilità sufficiente nella carta, questa non è scaduta, ho compilato codici fiscali, numero del rapporto, password di ingresso e di autorizzazione a non finire, perché l’emettitore della carta non mi autorizza a pagare??
Ho chiamato il numero verde CartaSi, superando tutti gli idioti autorisponditori e i quiz vocali e digitali, finché l’operatrice a cui sono riuscita a parlare mi ha detto che CartaSì non c’entra, è colpa delle Poste. Altro non mi è dato sapere. E comunque, anche ripetuta a distanza di qualche ora, l’operazione continua ad andare in errore, e a quest’ora al numero verde rispondono solo le macchine.
Ora, o sono dei cialtroni quelli che hanno progettato i sistemi di pagamento delle Poste, o sono dei cialtroni quelli di CartaSì, o sono dei cialtroni quelli dell’INPS, o tutte e tre queste affermazioni sono vere.
Fatto sta che domani io, in ritardo di un giorno, andrò a fare la coda alle Poste per pagare il bollettino. Sia maledetto questo paese, in cui ogni operazione quotidiana deve passare sotto le forche caudine dell’incompetenza e della complicazione.
reclamare serve, a volte
31 marzo 2009
Qualche tempo fa raccontavo in questo blog di aver scoperto che Poste Italiane non consegnava più i “plichi voluminosi” (leggi: libri acquistati su Amazon) a casa, adducendo varie scuse. La cosa mi aveva fatto imbestialire non poco, e l’avevo riportata all’ottimo servizio clienti di Amazon.
Ne avevo tratto varie considerazioni, in primis su come sia difficoltoso in questo paese dei cachi proporre servizi che altrove sono considerati normali, ma che qui trovano sulla loro strada ostacoli burocratici, carenze organizzative, infrastrutture ottocentesche, corporazioni, e via andare.
Ciononostante, a inizio di marzo ho acquistato altri libri online, perché se devo aspettare che arrivino tradotti e già vecchi in Italia, preferisco comunque andarmeli a prendere in posta.
E ieri, tornando a casa per il pranzo, ho trovato ad aspettarmi (abbandonato sulla buchetta della posta, che per fortuna è dentro al cortile, ma lasciamo perdere…) l’inconfondibile pacchetto di cartone marcato Amazon, con dentro “What would Google do?” e “Nudge”.
Mi piacerebbe sapere se questo improvviso cambio di rotta delle Poste sul livello di servizio da prestare ai clienti sia dovuto a proteste arrivate direttamente ai loro uffici reclami (io ho fatto una telefonata piuttosto agitata in merito), o al fatto che, dopo alcune segnalazioni come la mia, qualcuno in Amazon.uk ha ricordato a qualcuno in Deutsche Post di ricordare a qualcuno in Poste Italiane che le consegne a domicilio vanno intese “fino a casa del cliente”.
Nel dubbio, mi tengo i miei libri e per il momento mi placo.
grandissima signora
25 novembre 2008
Torno dopo lunga assenza sul blog di Galatea, e non me ne pento, perché leggo un acuto commento alla strepitosa intervista di Rita Levi Montalcini, che incenerisce le battutine di Fazio con limpida intelligenza. Per fortuna che c’è YouTube, con cui si riescono a recuperare le poche briciole di televisione che vale la pena vedere.
schiarite all’orizzonte..
16 ottobre 2008
Dall’INPS nazionale ci arrivano gli attesi chiarimenti:
Il D.M. 12/07/2007 (v. circ. 137/2007 e msg. 7040/2008), nell’ottica di una maggiore tutela della maternità, ha introdotto l’obbligo per le lavoratrici iscritte alla Gestione separata di astenersi dall’attività lavorativa nei periodi di maternità ordinaria, anticipata e/o prorogata di cui agli artt. 16 e 17 del D.Lgs. 151/2001 (T.U. maternità).
La previsione del suddetto obbligo di astensione dal lavoro si configura come condizione necessaria per accedere al correlativo trattamento economico, che risulta pertanto erogabile solo in sostituzione del reddito che l’avente diritto non ha potuto realizzare in ragione dell’obbligo di cui trattasi.
L’indennità di maternità a carico INPS è corrisposta, infatti, allorché, a seguito della sospensione (o riduzione) dell’attività lavorativa, connessa a gravidanza e puerperio, si sia determinata una diminuzione del reddito con conseguente necessità di farvi fronte mediante erogazione di un trattamento sostitutivo.
Laddove il committente, durante il periodo indennizzabile a titolo di maternità, continui a corrispondere emolumenti che sembrerebbero configurarsi come normale retribuzione, l’indennità di maternità non potrà essere riconosciuta in ragione della incompatibilità tra trattamento previdenziale e trattamento retributivo.
Fermo restando quanto sopra, non si esclude tuttavia che le parti possano concordare in sede contrattuale clausole che prevedano la corresponsione di compensi integrativi, fino alla concorrenza del reddito che la lavoratrice avrebbe realizzato in ragione del normale svolgimento dell’attività lavorativa, laddove non si fosse dovuta astenere dal lavoro per maternità.
Considerato che i suddetti compensi integrativi sono destinati soltanto a garantire all’interessata il mantenimento di un reddito di livello complessivamente pari (o assimilabile) a quello realizzato in precedenza, i compensi stessi non risulterebbero pertanto incompatibili con l’indennità di maternità a carico di questo Istituto.
Alla fine quindi ci viene riconosciuto che è lecito riconoscere e pagare un compenso integrativo, non per retribuire prestazioni di lavoro (che non sono possibili né sono mai avvenute nel corso della maternità), ma solo allo scopo di mantenere il livello di reddito concordato alla partenza del progetto.
Aspetto a momenti la conferma che anche alla sede provinciale dell’INPS prendano atto del chiarimento, e si metta la parola fine a questa storia molesta.
piccole notizie incoraggianti
22 luglio 2008
Grazie a un backlink di Silvia al mio post “mestruazioni for dummies”, scopro che il Comune di Maserada, in occasione dell’8 marzo 2008, ha regalato una MoonCup a tutte le residenti. Del resto lo stesso comune è stato premiato nel 2006 per l’ottima politica di gestione dei rifiuti, e raggiunge un 80% di raccolta differenziata.