L’ho aspettato tanto a lungo negli ultimi mesi, questo 2010, che oggi non m’importa della pioggia, né di aver passato le feste e il Capodanno senza far nulla di particolare.

Preparo le mie liste di cose da fare, i libri da leggere, le persone da chiamare. Non mi do scadenze, ma non ho intenzione di star ferma. Ho molte smagliature da riprendere, cose che avrei dovuto studiare meglio e non ne ho avuto tempo, scuse da spazzare via.

Mi sono data alcuni esercizi da fare: una foto al giorno è il primo; tornare almeno una volta al mese in milonga il secondo; gli altri non li scrivo per scaramanzia.

Grazie a tutte le persone meravigliose che ho conosciuto in questi anni, in rete e grazie alla rete, vorrei avervi avuti anche in altri momenti della mia vita. A volte invidio mio figlio, che darà questo e altro per scontato, ma in altri momenti sono felice di apprezzare la differenza fra questa infinita possibilità di connessione che abbiamo oggi e com’era la vita senza.

new year’s resolution

31 dicembre 2009

this year I will dance

spaesamenti

28 marzo 2009

Mi accade a volte di non ricordarmi più quanti anni ho, che ho un figlio e delle responsabilità, e di risentirmi una ragazza in giro da sola per il mondo.

L’ultimo post di [mini]marketing mi ha fatto tornare in mente una vecchia campagna di Greenpeace contro la ripresa dei test nucleari da parte del governo cinese, una roba del 1996. Noi militanti venimmo sguinzagliati in giro, armati di Polaroid (e qui i giovinetti rideranno, ma sì, nel ‘96 ancora non c’era Flickr, le foto si facevano solo con la pellicola, i cellulari erano grossi e telefonavano solamente… robe che a raccontarle ai nostri figli, non ci crederanno mai).

Insomma, con ’sta Polaroid ci portavamo dietro un cartello, su cui c’era scritta una frase tipo “stop al nucleare cinese”; chiedevamo alle persone di farsi fotografare, pagandoci pure (tipo cinquecento lire.. sì, ancora le lire…), e poi ci tenevamo le Polaroid; ogni tanto, quando se ne era raccolto un pacco, le spedivamo a Roma a Greenpeace nazionale.

Alla fine della campagna, un manipolo di eroi avrebbe tentato un blitz a Pechino, con un tappeto fatto con le foto, una specie di muraglia cinese di facce che dicevano “stop al nucleare cinese”.

Sinceramente, non mi ricordo se ci riuscirono o meno; io però mi divertii moltissimo a raccogliere le foto, e nel mentre mi convinsi che veramente l’ingegnere mi stava corteggiando, perché mai altrimenti si sarebbe fatto fotografare per una causa del genere?

Insomma, oggi è tutto molto più facile e veloce, cosa che apprezzo sinceramente, ma il guerrilla marketing non è poi così giovane ;-)