delirio inps parte seconda
14 aprile 2009
Dato che sono a casa con la bronchite, e ho passato il sabato e la domenica di pasqua a tossire a letto, il pagamento dei contributi INPS della mia collaboratrice domestica mi era passato di mente.
Oggi pomeriggio, però, mi sono ricordata dei miei doveri, e, prima di rassegnarmi a preparare il bollettino da consegnare alla solita zia o suocera disponibile a far code in vece mia, ho pensato di fare un ultimo tentativo di pagamento online. Le sanzioni per il ritardo le pagherò poi quando arriveranno.
Bene, questa volta la procedura è andata fino in fondo, e il pagamento è stato accettato. Giunta all’agognata maschera “transazione riuscita”, ho fatto una “stampa finestra” di sicurezza, perché ormai non mi fido di default. Poi, salvato il mio PDF, ho cliccato sulla voce “stampa la ricevuta”. E immediatamente Firefox è morto (suppongo di disgusto).
Ovviamente, una volta rientrati, ancorché conservando tutte le sessioni e cookies e tutto il resto, non è assolutamente possibile recuperare la transazione e riprovare a farsela stampare (peraltro, temo con lo stesso esito infausto).
Allora ho cercato nel sito, fino a scovare il webform delle segnalazioni. Qui, per poter segnalare l’accaduto e chiedere di ricevere una ricevuta del pagamento, ho dovuto compilare un form in cui mi è stato chiesto codice fiscale, comune di nascita, residenza completa, e vari altri dati (sempre nell’ottica del semplificare la vita dell’utente).
Al termine, il sistema mi ha annunciato che mi sarebbe stato inviato un numero di protocollo, col quale avrei potuto verificare l’andamento della mia pratica, dall’apposito link della homepage del sito INPS. Infatti, dopo circa mezzora è arrivato il messaggio di attribuzione protocollo,
Gentile utente,
alla Sua richiesta del 14/04/2009 16.58.47 è stato assegnato il Protocollo Nro INPS.CCBFF.14/04/2009.0204354
Io queste cose le faccio fino alla fine perché ogni volta non posso credere che, nel terzo millennio e nonostante Internet, la pubblica amministrazione italiana sia ancora ferma all’Ottocento. E invece è allegramente così.
cose che funzionano, e cose che no
10 aprile 2009
Ieri mi è arrivato il secondo Mac della mia vita, un delizioso MacBook 13″ venuto a sostituire, dopo oltre 4 anni di onorato servizio, il PowerBook G4 precedente.
Dato che in questo periodo sono (più del solito) oberata di cose da fare, l’eccitazione per il nuovo acquisto era un po’ stemperata dal fastidioso pensiero che avrei dovuto reinstallare programmi, trasferire documenti, riconfigurare profili, operazioni nelle quali – vista la mia pigrizia e la tendenza a voler fare dieci cose contemporaneamente – solitamente finisco per perdere sempre qualcosa nel trasloco.
E invece: sfogliando le pagine del manualetto, scritte in un linguaggio insolitamente chiaro rispetto alla documentazione tecnica a cui sono purtoppo abituata, mi sono imbattuta nell’”Assistente di migrazione”: un’utility che mi prometteva di occuparsi al posto mio del trasloco.
Piuttosto scettica, ieri sera dopo aver messo a letto Guido ho acceso entrambi i portatili, e ho attivato l’Assistente. E’ bastato presentarli l’uno all’altro, scrivendo sul vecchio PowerBook il codice suggerito dall’Assistente del MacBook: i due oggetti si sono parlati fra loro, e mi hanno avvisata che avrebbero lavorato insieme per circa cinque ore.
Così me ne sono andata a dormire il sonno della donna stanca ma che cerca di essere giusta. E stamattina, quando mi sono svegliata, tutti i miei 20GB di applicazioni e documenti erano passati sul nuovo MacBook, che quindi era pronto per iniziare a lavorare con me.
Non ci volevo credere. Qualcosa aveva lavorato al posto mio, risparmiandomi ore di operazioni noiose e scoglionanti, e aveva lavorato bene, senza praticamente bisogno di istruzioni da parte mia.
L’unica differenza di cui mi sono felicemente accorta è stata che la copia demo di Fireworks, che dovevo convalidare acquistando un codice di licenza online, è stata “riverginata”, così ora ho a disposizione altri 30 giorni di uso gratuito
Quando penso alla tecnologia in aiuto del benessere, è anche a queste cose che penso.
Invece oggi pomeriggio ho vissuto la classica scoglionatura da disservizi tipicamente italiani: ho cercato invano di pagare online i contributi INPS della mia collaboratrice familiare.
L’operazione mi era più o meno felicemente riuscita il trimestre scorso, nonostante la procedura veramente demenziale: infatti, per pagare online sul sito dell’INPS con una carta di credito, occorre prima registrarsi un account sul sito delle Poste Italiane (azienda la cui sola evocazione basta a scatenarmi attacchi di prurito allergico); e poi, tornati sul sito dell’INPS, finalmente si riesce a passare attraverso la complessa procedura di pagamento, la cui notifica, chissà perché, viene obbligatoriamente fatta sull’account delle Poste.
Armata di pazienza, mi sono messa all’opera, ma, arrivata alla fine del pagamento,
L’emettitore della carta di credito dell’utente non ha autorizzato il pagamento
Come mai? Ho disponibilità sufficiente nella carta, questa non è scaduta, ho compilato codici fiscali, numero del rapporto, password di ingresso e di autorizzazione a non finire, perché l’emettitore della carta non mi autorizza a pagare??
Ho chiamato il numero verde CartaSi, superando tutti gli idioti autorisponditori e i quiz vocali e digitali, finché l’operatrice a cui sono riuscita a parlare mi ha detto che CartaSì non c’entra, è colpa delle Poste. Altro non mi è dato sapere. E comunque, anche ripetuta a distanza di qualche ora, l’operazione continua ad andare in errore, e a quest’ora al numero verde rispondono solo le macchine.
Ora, o sono dei cialtroni quelli che hanno progettato i sistemi di pagamento delle Poste, o sono dei cialtroni quelli di CartaSì, o sono dei cialtroni quelli dell’INPS, o tutte e tre queste affermazioni sono vere.
Fatto sta che domani io, in ritardo di un giorno, andrò a fare la coda alle Poste per pagare il bollettino. Sia maledetto questo paese, in cui ogni operazione quotidiana deve passare sotto le forche caudine dell’incompetenza e della complicazione.
il valore del servizio – 2
31 marzo 2009
Spesso si tende a sottovalutare la gravità degli effetti del lavorare male, con disattenzione e trascuratezza. Cosa succederà mai, a parte far perdere la pazienza a qualcun altro, o sprecare un po’ più di tempo/risorse/energia?
Finché si tratta di una commessa che non mi sa spiegare i dettagli tecnici di un cellulare, niente di sostanzialmente grave. Ma non è sempre così.
Antefatto: mia sorella ha partorito Matteo (“il cuginetto!”) a inizio novembre, praticamente tre anni esatti dopo la nascita di Guido. Naturale quindi che spesso mi chieda consigli sui dubbi piccoli e grandi che vengono a ogni neomamma, consigli a cui io rispondo volentieri per quello che so sia dall’esperienza diretta, sia dalle letture online e offline, recenti e passate.
C’è da dire che Daniela è fortunata, perché Matteo è una pasta di bambino, cresce (tanto), tetta (con una regolarità da manuale), dorme (più e meglio di ogni altro bambino che io abbia conosciuto), è sano e allegro, insomma c’è poco di cui preoccuparsi.
Negli ultimi giorni, Matteo era un po’ irrequieto: mangiava poco e male, frignava, dormiva di meno. Sono cose che capitano, e poi passano, fra l’altro sembra che ci siano già un paio di dentini in procinto di spuntare, quindi ho rassicurato al telefono la sorellina dicendole di non stare in ansia, tenerlo sotto osservazione e, semmai, parlarne con la pediatra se la cosa si prolungava troppo.
Ieri sera, dopo averlo messo a letto stanco e stremato e quasi digiuno, Daniela, alla ricerca di qualche consiglio sul che fare, si è messa a leggere l’opuscolo “omeopatia per bambini” che aveva preso in farmacia, perché lei sta attenta a usare meno medicine possibili per sè e per Matteo, e a usarle il più leggere e naturali possibile.
E qui, le è venuto un colpo. Una decina di giorni fà, assillata da un fastidioso mal di gola, aveva chiesto alla parafarmacia vicino a casa qualcosa per curarsi che non fosse un antibiotico né il propoli (“qualcosa di naturale, perché sto allattando”); e la parafarmacista (si dice così?) le aveva venduto dei granuli sublinguali a base di Phytolacca, che ha effetti antiinfiammatori e antisettici.
Peccato che i principi attivi contenuti nella Phytolacca interferiscano anche col processo dell’allattamento: infatti, a dosi minime, la si usa per risolvere ingorghi mammari, e a dosi diverse per bloccare la produzione di latte, interrompendo forzatamente l’allattamento. Ma questo la parafarmacista l’ha imparato solo stamattina, quando un’imbestialita Daniela le si è presentata davanti a chiederle spiegazioni.
Per fortuna, interrotta la Phytolacca e smaltita l’incazzatura, il latte è tornato e Matteo ha mangiato in abbondanza, tornando alle abitudini consuete. Santa pace, ma vendere medicine, sia pure naturali e/o omeopatiche, si potrà farlo con la leggerezza con cui si vendono bottoni?
a volte è meglio farsi fermare subito
25 febbraio 2009
Lo so che nei manuali di telemarketing ci sono tutti i trucchi per superare i filtri (centralino, segreteria, colleghi) e farsi passare l’agognato “decisore”, li ho letti anch’io quei manuali.
Però non bisogna esagerare. C’è sempre il rischio di imbattersi in un decisore con la luna di traverso, nel qual caso i trucchetti si riveleranno per quel che valgono, cioè inganni.
[squilla il telefono]
Sara: Ale, c’è qui una che ha chiamato anche prima, dice che si chiama Casati e che vi conoscete.
Io: ??? Sara puoi chiederle di che azienda è, da dove chiama? Il nome non mi dice niente.
Sara: [parla per un po' al tel poi torna] Mah, dice che chiama da Milano e che vi siete sentiti altre volte per telefono, che faccio?
Io: [mode "adesso l'aggiusto io" ON] Passamela.
Telemarketer: Buongiorno dottoressa Farabegoli! Sono Casati, la chiamo dal sindacato vigili del fuoco di Milano.
Io: mi scusi, perché ha detto alla mia collaboratrice che ci conosciamo? Io non ho idea di chi sia lei.
Telemarketer: ah, ma le ho già telefonato altre volte in passato..
Io: e sicuramente le avrò già detto tutte le altre volte che non mi interessa la rivista del sindacato vigili del fuoco. Già che ci siamo, questa volta le chiedo anche di smetterla di chiamarmi in futuro, tanto la risposta sarà sempre la stessa.
Telemarketer: ah, non c’è bisogno di essere così acida sa? [click]
Io: [mode "adesso l'aggiusto io" OFF]
concetti di base
24 febbraio 2009
Ma scusate, la base qual è? Quella dei blog o quella che abbiamo visto sabato, le 2000 persone elette con le primarie? Quella e’ gente vera, non virtuale.
(Dario Franceschini a Repubblica, oggi)
Non so quale stupida arroganza porti Franceschini a rilasciare certe dichiarazioni. La base qual è?
Dario, voglio darti una brutta notizia. Io ho un blog, e se ritieni per questo di snobbarmi e non considerarmi rappresentativa della base, pace. Però nell’ultima settimana ho parlato di PD con mia madre, mio marito, mia sorella, diversi amici e amiche. Nessuno di loro ha un blog, tutti alle ultime elezioni hanno votato PD, nessuno di loro vi voterà alle prossime, e le espressioni che più ricorrevano in queste chiacchierate erano “schifo, nausea, sconcerto, incazzatura, delusione, pena”.
Forse io non rappresento la base in quanto blogger, ma sicuramente la rappresento in quanto scoglionatissima ex-elettrice di un partito che ho sostenuto per tutta la sua storia, privatamente e pubblicamente.
Non so ancora (come molte delle persone che citavo prima) se alle prossime elezioni manifesterò questa delusione e incazzatura astenendomi, non andando a votare, votando Di Pietro o i radicali, annullando la scheda. Ma finché il PD sarà governato non dalla base, ma da questo vertice ottuso e fallimentare, non consideratemi più parte della base, grazie.
Post scriptum: ah, e nel frattempo ricominciate pure il gioco dei distinguo e del tenere insieme tutto e il suo contrario, specialmente su questioni tipo il testamento biologico su cui la base ha le idee chiarissime e ha dimostrato in mille maniere di averle. In fondo, perché prolungare l’agonia?
a buon intenditor…
19 febbraio 2009
Il messaggio email arrivato ieri pomeriggio nella nostra casella aziendale:
> salve…
> sono in procinto di dover creare un sito web…è possibile avere un preventivo via e-mail????
>
> XXXXX YYYYYYYYYYYYY
> ————————————————————————
> 5GB di spazio per i tuoi file online. È gratis, è SkyDrive! <http://skydrive.live.com/>
La risposta che ho scritto a stretto giro:
è senz’altro possibile, ma ci serve qualche informazione aggiuntiva per formulare una proposta.
Può descriverci che tipo di sito serve (obiettivi, destinatari, eventuali funzionalità necessarie) o possiamo sentirci per telefono, in modo da avere più informazioni?
cordiali saluti
Alessandra Farabegoli
La risposta che avrei voluto scrivere:
Sì.
sia chiaro fin da ora
6 febbraio 2009
Dovesse mai capitarmi di finire in uno stato di coma dichiarato irreversibile dai medici, dichiaro per iscritto che non voglio essere salvata da nessuno, né preti, né politici, né cantanti, e che su questo non ho mai cambiato idea nel corso di tutta la mia vita.
Dovessi cambiarla, non mancherò di lasciarne testimonianza scritta, in assenza della quale tutti mi facciano il sacrosanto piacere di non immischiarsi nelle mie libere scelte.
chiamatelo pure servizio…
24 gennaio 2009
Nel pieno dello spleen di gennaio, non paga dell’orgia di saldi del 2, ho deciso di comperarmi anche un paio di libri su Amazon.uk, e, il 5 gennaio, ho fatto il mio ordine.
L’ultima volta che avevo comprato un libro lì, mi era arrivato a casa nel giro di una settimana scarsa, così il 10 ero già in fregola pregustando il piacere di aprire il pacchetto al ritorno dal lavoro. Invece, niente. Verso metà mese, sono andata nell’area Tracking Your Orders, e, vedendo una data di consegna attesa per il 12 gennaio, ho cominciato a innervosirmi.
Ho scritto un mail “where’s my stuff” dalla pagina di help, e, in poche ore, il cortesissimo servizio clienti di Amazon mi ha risposto, spiegandomi che effettivamente si era andati oltre i tempi di consegna normali, e che, in caso di ritardi particolarmente prolungati, si sarebbero fatti carico di tutte le loro responsabilità. Mi hanno chiesto cortesemente di pazientare fino al 20, e così ho fatto.
Il 20 sera, ancora niente. Così, il 21, ho riscritto, spiegando che purtroppo ancora non avevo ricevuto nulla. Tempo due ore dalla segnalazione, e mi hanno riscritto scusandosi di nuovo, e garantendo che, visto il mancato rispetto dei loro standard di servizio, mi avrebbero immediatamente inviato un nuovo pacco con i miei due libri. A ruota, è seguito l’avviso di spedizione.
Il giorno dopo (ieri) sono tornata a casa per pranzo, cosa che faccio di rado; nella buchetta, un avviso di Poste Italiane mi informava che c’era un pacco da andare a ritirare all’ufficio postale dal giorno seguente. Dato che sapevo che in casa c’era gente, sono salita su a passo da bersagliere, spinta anche dal roteare delle sfere, ho preso il telefono e ho chiamato per farmi spiegare perché, con tre persone in casa (anzi 4, contando anche Guido: Paolo, la zia che badava Guido, e la colf), il postino non si fosse sbucciato il dito a suonare alla porta per lasciare il pacco (già mi è successo in ufficio con delle raccomandate…).
E qui viene il bello: quella che mi ha risposto all’altro capo del telefono mi ha spiegato che il postino non aveva con sè il plico, perché trattavasi di “pacco voluminoso”, e questi non vengono più consegnati a casa. Ho chiesto se stava scherzando; no!, anzi, secondo lei questo era a maggior vantaggio del cliente, perché, se il postino si porta dietro il pacco e poi non trova nessuno, essendo il pacco voluminoso mica lo può lasciare fuori dalla buchetta, dove la pioggia potrebbe rovinarlo o qualcun altro potrebbe prenderlo.
Insomma, a quanto pare il servizio postale italiano non prevede più la copertura dell’ultimo miglio, se non per le lettere standard: questa è a carico dell’utente (user managed delivery?).
Suppongo che questa sia una novità dell’ultima ora, visto che, fino a prima di Natale, ho regolarmente ricevuto a casa pieghi di libri di dimensioni e peso anche maggiori di quello che oggi la santa zia è andata a prelevarmi alla posta (per evitare che io facessi una strage, visti gli urli che mi ha sentito fare al telefono).
Dopo questa e il ritorno di svariati biglietti di auguri natalizi per “indirizzo sconosciuto” (a indirizzi regolarmente esistenti, ovviamente), mi confermo nel proposito di usare il meno possibile gli scadenti servizi di Poste Italiane. Mi chiedo anche, se le Poste sono arrivate solo quarte nella classifica 2008 delle companies to incazz for, la situazione è veramente oltre il punto del non ritorno.
PS: ho naturalmente avvisato Amazon.uk dell’arrivo del primo pacco spiegando il problema, garantendo che non accetterò il secondo recapito, e ringraziandoli per la cortesia ed efficienza, e ho ricevuto dopo cinque minuti un messaggio di risposta scritto da un essere umano, altrettanto gentile dei precedenti. Quando si dice “alti standard di servizio”..
il marketing insegnato dagli assicuratori
19 dicembre 2008
Premessa
Io odio gli assicuratori.
Dato che fra le mie motivazioni all’acquisto la sicurezza occupa l’ultimo posto, l’idea di spendere con certezza somme ingenti di denaro, dovendo al tempo stesso sperare di farlo inutilmente, mi repelle. E, dietro a ogni venditore di assicurazioni, pavento l’avvoltoio che, nel momento del bisogno, mi declasserà di categoria rifiutandomi il dovuto.
Al contrario, mio marito, da bravo ingegnere paranoico della sicurezza, tenderebbe a mettere sotto garanzia ogni cosa, “perché metti che succeda…”; inoltre, nella sua smisurata pignoleria, pretende di analizzare nei dettagli i pro e i contro di ogni piano assicurativo, riconfigurando mille volte i possibili parametri (durata, massimali, estensioni di garanzia…) fino a trovare la soluzione ottimale.
Questo nel tempo ha generato discrete discussioni sulle scelte di bilancio familiare, da cui di recente ho cercato di sottrarmi rassegnandomi a vederlo dilapidare ingenti quote del suo reddito in polizze, purché non mi ammorbi più coinvolgendomi nella scelta, che almeno non ci perdo tempo.
Così, l’unica assicurazione di cui mi occupo è l’R.C. Auto, perché l’unica auto di casa è intestata a me. Quando arriva la lettera del rinnovo me la metto in evidenza vicino alle chiavi di casa, dove viene sepolta in breve da altre cartacce, per riemergere pericolosamente vicino alla scadenza; mando all’assicurazione il fax del bonifico (che questi sono degli altri che l’email ancora non la usano), e sospiro di sollievo pensando che per un altro anno sono a posto.
Quest’anno
Quest’anno, il fortunato consulente assicurativo di cui al momento si serve mio marito gli ha fatto presente che, finalmente, sarebbe riuscito a farci una polizza auto alternativa alla nostra a un prezzo estremamente vantaggioso. Io ho chiarito che non mi importava nulla, bastava che non mi facessero perdere tempo: il mio stato di rischio era nella cartellina tal dei tali, ci facesse tutti i suoi conti e mi dicesse il risultato.
Nel frattempo, la vecchia assicurazione mi ha mandato l’avviso di scadenza. Ma quest’anno, al posto della solita lettera “le ricordiamo che la sua polizza R.C. Auto scade il 31/12, la tariffa del rinnovo è di X Euro”, la lettera recitava più o meno così:
..Come sempre, può fare completo affidamento sul suo agente, che le darà tutte le informazioni sul rinnovo… Con XXX può contare su in servizio di qualità… Un servizio di cui fa parte anche la comunicazione: ogni informazione utile, con un linguaggio semplice e chiaro. Come in questa lettera.
Mah. Fra tutte queste informazioni, dov’è scritto il prezzo del rinnovo? Volto la lettera, e nemmeno lì trovo un numero. Continuo a leggere..
Si rivolga al suo agente per conoscere il premio di rinnovo! Da quest’anno il premio di rinnovo è calcolato sulla base di molti parametri, che ci sono noti solo in parte. Venga a trovarci in filiale, prendendo un appuntamento col suo agente: potrebbe rivelarsi una visita molto vantaggiosa!
Al pensiero di dover perdere un’ora per andare a parlare con un assicuratore, al solo scopo di farmi dire quanto avrei dovuto pagare, mi sono subito girati i coglioni, e ho chiesto a Paolo se il suo assicuratore gli aveva fatto un preventivo. Vista la cifra, leggermente minore del mio premio dell’anno scorso, ho immediatamente dato la disdetta dai vecchi e delegato Paolo a procedere col resto.
Dopo qualche giorno, alle otto di sera, mi squilla il cellulare. Era l’agente della vecchia compagnia, che, con voce mogia, mi chiamava a riguardo al fax ricevuto. Questo è uno che ha il vizio di chiamare sempre all’ora di cena, in genere per parlare con mio marito, col risultato di tenerlo al telefono per mezzore intere mentre io mi sbatto a mettere insieme la cena, smadonnando nel tentativo di troncare l’interessante conversazione. L’altra sera, stavo sistemando con Guido dei ritagli, dopo un’interessante sessione di “copia e incolla foto di ruspe”
L’ho bloccato con una spudorata menzogna, “Guardi, insieme a mio marito abbiamo fatto una valutazione complessiva riguardo a un pacchetto assicurativo, e la decisione è stata presa di conseguenza, quindi non mi faccia perdere tempo non c’è spazio di ritrattazione.” Ha provato a rilanciare che “quest’anno il suo premio sarebbe calato di circa X euro…”; allora gli ho dato la mazzata finale, “Visto che ne parliamo, colgo l’occasione per dirle” (sì, dalla mia bocca sono uscite queste precise parole, colgo l’occasione per dirle) “che il fatto che nella lettera di quest’anno non ci fosse scritta la cifra, quando invece, come lei mi dimostra, eravate perfettamente in grado di comunicarmela, e fosse necessario invece perdere tempo a venire in agenzia per saperla, non mi ha fatto una bella impressione.” Mi ha salutato mogio.
Spero che lo riferisca anche al genio del marketing che ha avuto questa bella pensata.
perplessità prenatalizia no.2
18 dicembre 2008
Antefatto no.1
Un paio di mesi fà, all’assemblea dei genitori della scuola materna, ho accettato di entrare nel Comitato Genitori, organismo su base volontaria che dovrebbe affiancare il gruppo delle maestre e contribuire in vari modi all’attività della scuola.
Alla prima – e finora unica – riunione del Comitato, ci è stato distribuito un elenco dei nostri nomi, con a fianco di ciascuno il numero di cellulare.
Ho subito fatto notare che mi sembrava il caso di raccogliere e distribuire anche gli indirizzi di posta elettronica, almeno di quelli che la usano, così da poterci contattare più velocemente e a minor costo, e distribuire informazioni e materiali vari.
Una maestra si è un po’ risentita, e mi ha detto che loro certo leggono anche la posta elettronica (“tutti i giorni!”), ma poi hanno tante altre cose da fare, che se devono anche pensare a scriverci.. io ho fatto gentilmente notare che magari poi si risparmiano il tempo e la carta dei bigliettini fotocopiati che ci lasciano in classe la mattina. Comunque, le altre hanno approvato, e anche gli altri genitori sono stati d’accordo su questa idea così innovativa (sic).
Visto che, quando faccio una proposta, poi non me ne lavo le mani, ho fatto subito girare il foglio dei nomi, chiedendo che ciascuno scrivesse il suo indirizzo email, ovviamente se ne aveva uno.
Il giorno dopo, ho copiato pazientemente tutti i nomi in un foglio elettronico, e ho aggiunto a fianco di ciascuno le colonne del telefono e dell’email; poi ho redistribuito il foglio a tutti gli indirizzi email che avevo, compreso quello della scuola materna.
Antefatto no.2
Per Natale, a tutti i bambini (cioè, alle famiglie di tutti i bambini) è stato chiesto di portare 2 euro in un salvadanaio in classe, per il tradizionale regalo “di beneficienza”. L’anno scorso con la somma raccolta era stato acquistato un televisore per il reparto di Pediatria dell’Ospedale di Ravenna; quest’anno, al Comitato, si era discusso di quale potesse essere la destinazione, senza trovare un accordo preciso.
Proprio qualche giorno fa, fuori dalla scuola, io e qualche altra madre del Comitato ci chiedevamo cosa si fosse poi deciso, visto che il Natale è quasi arrivato; una delle altre mamme ha detto che avrebbe chiesto alle maestre.
Sconcertante epilogo
Stamattina, quando ho portato Guido a scuola, una delle due maestre mi ha chiamata, dicendomi che aveva bisogno di dirmi una cosa. Mi sono fermata, e lei mi ha chiesto se per favore, visto che avevo gli indirizzi email di tutti i genitori del Comitato, potevo scrivergli che cosa era stato deciso riguardo al regalo di Natale, ovvero l’acquisto di una cyclette per la casa protetta di XXXX.
Le ho detto che l’avrei fatto volentieri, ma comunque io non avevo gli indirizzi email di tutti i genitori del Comitato, semplicemente perché alcuni, non usando la posta elettronica, non me l’avevano dato; in ogni caso, avrei scritto senz’altro agli altri.
Sono arrivata in ufficio, e qui sono stata travolta dal milione di cose da fare di ogni giorno; così, all’una, mentre tornavo in sede da una riunione, mi è tornato in mente che dovevo mandare il messaggio, ma, accidenti, mi ero del tutto dimenticata il nome della casa di riposo.
Dopo pranzo, ho chiamato all’asilo; per un paio di volte mi ha risposto il fischio del fax.
Allora, ho scritto un messaggio di posta elettronica alla scuola materna, e, per scrupolo, ho allegato di nuovo il foglio degli indirizzi, tanto per cercare di suggerire che forse avrebbero potuto loro stesse mandare il messaggio.
Dopo un quarto d’ora, mi squilla il cellulare: è l’altra maestra di Guido.
M. “Ciao, Alessandra, ho letto il tuo email; ti posso dettare il messaggio da mandare ai genitori?”.
A. “Va bene, <nome della maestra>, tieni però presente che io non ho l’email di tutti, perché alcuni non me l’hanno dato.”
M. “Ah.”
A. “Sì, avrai visto il foglio che vi ho mandato, di alcuni abbiamo solo il numero di telefono, perché magari non usano la posta, o non c’erano alla riunione”.
M. “Ah, come faccio a vederlo, scusa?”
A. (in sottofondo, fruscio di lieve giramento di coglioni) “Apri l’allegato al mio messaggio, che poi è lo stesso che vi avevo mandato due mesi fa; a fianco dei nomi, c’è una colonna per i telefoni, e una per le email. I telefoni ci sono per tutti, l’email solo per alcuni”.
M. “Ah, e gli altri li puoi avvisare tu comunque per telefono?”
A. “Beh, veramente, <nome della maestra>, mi parrebbe più corretto che li avvisaste voi, non per altro, ma io da qui a Natale non è che non c’ho un cazzo da fare sono imbullonata di lavoro, sai.”
M. “Beh certo. Ok, facciamo così allora, tu mandi l’email, posso dettarti? “
A. “Ah, fa pure. Scrivo”
M. “Per sensibilizzare i nostri bambini e bambine ad approfondire e vivere più concretamente il messaggio di solidarietà del Natale,…”
Così, nella mente delle maestre della scuola, pare che io sia diventata una sorta di disponibile segretaria, a supplenza della loro incapacità di usare la posta elettronica.
Ho mandato l’email a tutti i genitori, e poi ne ho mandato un secondo, solo all’indirizzo della scuola, per suggerire che magari le prossime comunicazioni al Comitato sarebbe meglio se le mandassero da sole.
Il mio livello di “sentimento natalizio”, con questa giornata, è definitivamente sceso sottozero.
