Cohousing, vogliamo provarci a Ravenna
A settembre, raccontando del Decrescifest, avevo già scritto di aver scoperto che vicino a Forlì, a San Martino di Villafranca per l’esattezza, sta per partire un progetto di cohousing, Le case franche; nelle settimane scorse ho partecipato a un paio di incontri con il gruppo di persone che ci andrà ad abitare, e ho anche visto dal vivo il terreno dove si andrà a costruire (a sei minuti di auto da Forlì, contati di persona). Se abitate (o volete abitare) nella campagna fra Forlì, Faenza e Lugo, prendetelo in considerazione, perché è proprio un bel progetto e il gruppo sta cercando le ultime famiglie per partire coi lavori.
Io e Roberta invece – dopo averne ragionato anche coi rispettivi consorti – ci siamo riviste, e abbiamo deciso di provarci a Ravenna. Siamo animali da città, e siamo convinte che sia possibile realizzare un cohousing urbano che ci corrisponda – come spirito e modi di vivere – un po’ di più.
Abbiamo cercato in giro, e abbiamo visto che ogni cohousing è una storia a sé, ha un proprio carattere e spirito, che è poi quello che gli danno le persone che lo vanno a creare. Il cohousing che ci immaginiamo noi ha più o meno questa faccia:
- cittadino: vogliamo cercare o uno spazio in centro da ristrutturare – con una bella corte interna, per l’orto e il verde – o un’area nella primissima periferia di Ravenna. Stare in città è importante per noi perché spesso ci muoviamo in bici o in treno, e crediamo anche che sia un delitto svuotare i centri storici e condannarli o al degrado o alla “terziarizzazione”
- sostenibile: uso intelligente dell’energia, dell’acqua, del calore; materiali sani, ecologici nel loro intero ciclo di vita, e fatti per durare; gruppo d’acquisto per comprare insieme merce il più possibile km 0 – biologica – solidale
- fatto per far crescere bene i nostri figli: uno spazio sicuro in cui tutti i bambini che ci abitano (e magari i loro amici) possano giocare, fare i compiti, fare feste, passando il tempo fra bambini, il più possibile senza adulti fra i piedi
- razionale: ci sono servizi che possiamo progettare e usare in comune, risparmiando e potendoci permettere cose che altrimenti non sarebbero alla nostra portata: una o più lavatrici industriali? lo stenditoio comune? la portineria per ricevere i pacchi e fare le piccole commissioni e le pulizie, sia delle aree comuni sia – per chi vuole – in casa? l’orto?
- e perché non metterci dentro anche un coworking? fra le persone a cui ne abbiamo parlato molti, come noi, sono liberi professionisti, e lavorano (anche) da casa: non sarebbe fantastico avere uno spazio “per lavorare” che ci faccia uscire dall’isolamento delle mura domestiche, con tutti i servizi e le economie di scala del coworking, direttamente sotto casa (così se uno la sera dopo cena ha proprio bisogno di passare la notte al lavoro, esce di casa direttamente in tuta..)
Vi interessa? Cerchiamo altre famiglie (nell’accezione più ampia possibile del termine, compresi single, convivenze comunque composte, insomma ci siamo capiti), Roberta ne ha già trovate altre 4 (quindi siamo a 6), vogliamo fare un gruppo di almeno 10 (ma se fossimo di più, anche 20, sarebbe meglio) e poi partire (chiedere consiglio a chi l’ha già fatto, cercare il posto giusto, definire insieme il progetto, scegliere il progettista, etc.).
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