alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

Archive for the tag “cose della vita”

attenzioni di mamma

due anni fa, una meravigliosa palla di grasso

Stamattina mi son fermata al Bancomat sotto l’ufficio. Di fianco a me, davanti alla vetrina del negozio di scarpe, c’era una tipa con una carrozzina; la tipa stava parlando al cellulare, e nella carrozzina c’era un bambino che avrà avuto otto-dieci mesi.

Avete presente i bambini a quell’età? Ce ne sono che sono meravogliose palle di grasso sorridenti, che sprizzano simpatia da ogni poro. Beh, il bambino era uno di questi. Visto che la mamma era presa dalla conversazione, il bambino si guardava intorno; ci siamo agganciati con gli occhi, ed è stata simpatia a prima vista.

Mentre aspettavo l’autorizzazione al prelievo dalla mia banca, gli ho fatto un sorriso, e abbiamo iniziato a farci boccacce e a scambiarci saluti silenziosi.

La tipa, sempre parlando a raffica, si è accorta con la coda dell’occhio che stavamo interagendo, e ha prontamente afferrato il passeggino, spostandosi cinque metri più in là. Così, secca, senza nemmeno fare un buffetto a suo figlio, sempre ignorandolo e parlando al telefono (stava raccontando di quanto spavento si era presa stanotte, perché il pupo si era svegliato con la tosse).

In quel mentre, è passata sul marciapiede una signora di mezza età, e anche lei è stata catturata dal sorriso del pupo – sorrideva a tutti, il poverino, nel tentativo di trovare qualcuno che lo faccesse divertire. La signora si è fermata un secondo, per rispondere al sorriso, e di nuovo la tipa si è spostata, infastidita.

Ora, io non so cos’avesse mangiato quel mattino la tipa. Ho idea di cosa significhi dormire male perché tuo figlio ti sveglia, posso concedere tutto. Anche a me, quando Guido aveva quell’età ed era una meravigliosa palla di grasso e sorrisi, un paio di volte mi avrà anche dato fastidio che chiunque si fermasse a guardarlo (oddio, non mi ricordo quali volte, ma ammetto che possa essere successo e che io me lo sia dimenticato..). Forse pensava glielo volessimo rubare, con tutti ‘sti zingari in giro…

Ma quel che mi ha sbattezzato è stato vedere che lei il bambino non se lo filava per niente, incollata al telefono a spiattellare le sue ansie, che le avrei detto “ma piantala di farti ‘ste seghe, guarda tuo figlio in faccia, ti sembra che stia male dio bono?”.

Preoccuparsi per le cazzate, e in compenso nemmeno guardarli, i bambini. Poi ci si meraviglia.

disgelo e buoni propositi per l’avvenire

Grazie Monica e Paola. “Progetti privati di breve durata” è stato un post difficile da scrivere, ma ancora più difficile per me è stato sostenere il (relativamente lungo) silenzio che l’ha seguito.

Per una settimana mi sono chiesta se avessi superato qualche confine non lecito, a scrivere di un tema così privato, e la risposta che mi sono invariabilmente data era affermativa. Non potete immaginare quanto ho apprezzato, dopo qualche giorno, il primo prudente messaggio via Skype di “come stai?”, e ancora di più i vostri commenti.

Ho pesato il pudore degli altri, e mi sono anche sentita in colpa di aver generato questa fatica, questo imbarazzo.

Questo è un blog in cui mischio – mi rendo conto, senza misura – vita e lavoro e politica e cazzate. E’ un po’ un colpo basso, lo ammetto, arrivare qui pensando di leggere una “perla di CV” o un episodio della serie “ilpiccologuido”, e invece trovarsi fra le mani una di quelle robe che non sai proprio cosa dire di giusto, e allora stai zitto, ma ci sei rimasto male.

Però io la linea editoriale non ce la faccio a darmela. L’unica linea editoriale di questo blog sono io, di che umore mi sveglio la mattina, quante cose a mezzo si agitano nella mia testa e nella mia vita. Ammiro e seguo e commento i blog coerenti, centrati su un progetto o un interesse o un argomento, ma nel mio blog ci tengo un po’ di tutto.

Fra qualche giorno vado in vacanza, e mi prendo una settimana di sole a non far niente, tranne badare che Guido non si perda in mare. Lascerò decantare le idee, e magari, se non la linea, ritroverò un po’ di misura.

OK?

una madre ristretta

In un libro che di recente ha avuto un discreto successo, “Pensare per due – nella mente delle madri”, lo psicoterapeuta Massimo Ammaniti distingue le madri in quattro gruppi:

Madri integrate – Madri ambivalenti – Madri ristrette – Madri depresse

Le madri integrate sono “donne che si lasciano andare ai cambiamenti che la gravidanza produce nei ritmi personali e che accettano in modo armonico le trasformazioni del proprio corpo, così come i cambiamenti del proprio umore e il minore interesse per la vita sociale”. Le madri ambivalenti sono “donne con atteggiamenti contrastanti, che vogliono assolutamente diventare madri ma allo stesso tempo ne hanno paura”. Le madri ristrette “vogliono mantenere la propria indipendenza e il proprio autocontrollo e non farsi condizionare troppo dal figlio che sta per nascere”. Le madri depresse son depresse, e tant’è.

Seguono interviste a rappresentanti di ciascuna tipologia di madre, dove le “ristrette” sono quelle che fanno discorsi del tipo “mi sto organizzando per non abbandonare troppo il mio lavoro”, o “no, nei primi mesi di gravidanza non fantasticavo su che faccia avrebbe avuto mio figlio”, o “ho iniziato a comprare qualcosa per il bambino solo alla fine della gravidanza”. A mio modo di vedere, il gruppo che dimostra di avere un po’ di testa sulle spalle.

Ma Ammaniti non è d’accordo: per lui il comportamento sano e normale è quello delle signore che, al primo giorno di ritardo delle mestruazioni, si fiondano da Prénatal a comprare le decalcomanie per la cameretta, e presentano subito una domanda per lavorare part-time. Loro sì che sono madri complete. Le altre, vabbé, sempre meglio che depresse, ma si potrebbe sperare di meglio.

Insomma, mi tocca portarmi a casa l’etichetta di “madre ristretta”. E dire che io, come persona, non mi sento affatto “ristretta”…

Certo, se la pretesa è che la madre occupi interamente lo spazio della donna e della persona, allora tutto quadra. Ma mi sembra una pretesa un po’ esagerata, e mi chiedo anche perché nessuno la pretenda dai padri, questa totalità di dedizione.

progetti privati di breve durata

Due settimane fa avevo sulla punta della penna un post strepitoso, che doveva iniziare con questa foto. Me lo sono tenuto per me, un po’ perché mi rotolavo in testa tutti i titoli che avrei voluto dargli, un po’ perché non avevo voglia di dirlo ai parenti di primo grado, e madre e suoceri passi, ma magari mia sorella avrebbe potuto scoprirlo per caso, e non sarebbe stato gentile.

Poi invece la natura deve aver pesato i pro e i contro, e la selezione naturale ha deciso che la mia vita incasinata era troppo per qualunque blastocisti. Insomma, c’è una non-notizia, è che non sono più incinta.

Nelle due settimane trascorse fra la notizia e la non notizia, sono passata per vari stati d’animo, con un sottofondo generale di surreale serenità. E’ durata pochissimo, e – se doveva finire in questo modo – mille volte meglio adesso che fra qualche settimana. Fosse invece andata bene, ero sicura di trovare il giusto upgrade del modulo WonderWoman già installato.

Nel frattempo, ho fatto la normale e incasinata vita di tutti i giorni, perché comunque i patti son sempre stati questi: se va alle mie condizioni, ok, altrimenti niente. Non se ne parla di cambiar vita, stare a letto, prendere ormoni, vivere come da malata, sennò va a finire che mi ammalo veramente.

Più passano gli anni, più io e il mio corpo ci capiamo all’istante. Se si può, si fa; quando diventa troppo, arrivano i segnali, chiari e inequivocabili. Sarà l’età, sarà il tango, saranno i Pilates… in ogni caso, essere ben collegati al proprio sè fisico è di grande aiuto.

Per oggi, basta così, affrontiamo il caldo e torniamo a casa.

arriva la grande afa

Sarà il down di adrenalina post WebCocktail, sarà che fa caldo, sarà che alla seconda settimana (anzi, mezza settimana) di suegiù fra Ravenna e Marina Romea con tanto di cena coi nonni io sono già alla frutta… sarà che dieci minuti fa il fidato Powerbook si è riempito di messaggi inquietanti stile crash del sistema… e non è, non è proprio aria di doverne comprare uno nuovo..

Sarà che me la sto girando in testa, una cosa che non so quando dire e se dire e a chi dirla..

Meglio chiudere e gettarsi nel finesettimana. Sole e caldo in vista, vediamo di riprenderci entro domenica.

spegnere la televisione e andare a passeggiare

Si conclude così l’intervista a Mario Rigoni Stern, in una vecchia puntata di Che tempo che fa. L’intervista, nonostante gli inutili applausi televisivi che troppo spesso interrompono il discorso, è una di quelle cose che vale la pena di riascoltare.

incoraggianti segnali di autonomia

piccola peste

Due mattine fa Guido ha chiesto con insistenza di telefonare alla nonna (che, come ogni anno, a inizio giugno si trasferisce armi e bagagli nella casa di Marina Romea), e le ha chiesto di venirlo a prendere. Quando la nonna, all’ora di pranzo, si è presentata, l’ha aiutata a gettare orsetti costumini e magliette dentro al trolley rosso, ha afferrato il trolley per la maniglia e si è diretto deciso alla porta.

Ieri sera, quando siamo andati a cena da loro, un milione di feste, ma poi, sulle dieci, quando abbiamo provato a metterlo in pigiama, ha menato su un capriccio; allora gli ho chiesto se voleva farsi mettere a letto da noi, o se preferiva che ci salutassimo subito, e farsi mettere a letto dai nonni; e lui, senza un attimo di esitazione, ha detto “ci salutiamo”, e ci ha accompagnati alla porta (con tanto di “fila via! dai, dai!”).

Sono consapevole del fatto che una madre normale sarebbe straziata e/o preoccupata, ma io mi sento molto sollevata al pensiero..

ricostituenti

Alcuni rimedi alla stanchezza di inizio estate:

  • leggere d’un fiato un po’ di capitoli del Mestiere di scrivere, e ritrovare la voglia di scrivere un po’ ogni giorno
  • andare alla conferenza stampa di presentazione della Festa Artusiana, e ricevere così tanti complimenti per il nuovo sito che nemmeno il giorno della laurea..
  • riportare e distribuire tutti i complimenti a tutti
  • sapere che non si è sole, sebbene poche.. ma buone ;-)

a ciclo continuo

Il mio lavoro consiste in gran parte nell’essere continuamente interpellata da qualcuno, che mi chiede le cose più svariate: una modifica a un lavoro, un’offerta, uno sconto, un chiarimento sulle cose da fare, un consiglio, la revisione di un documento, la compilazione di un questionario. Un continuo profluvio di telefonate, email, messaggi istantanei, richieste dirette.

Mi è capitato spesso di finire la giornata sentendomi estenuata, e sbottare in lamentele tipo “manca solo che mi chiedano se possono andare a fare pipì”.

Ancora non sapevo cosa mi sarebbe successo con un figlio.

In questo periodo, Guido è nel pieno della fase dei perché. Ieri la sua “funzione linguistica” era particolarmente in forma, e, dalle sei e tre quarti del pomeriggio alle dieci e tre quarti, ha ininterrottamente parlato, interrogandomi e incalzandomi a flusso continuo in un lungo discorso su ruspe, trattori, nonni, nonne, chi è maschio e chi è femmina, le combinazioni di Lego che Babbo Natale ha portato e deve ancora portare, la costruzione di una casa e di un garage, il pappagallo visto fuori, le rondini, la pioggia, il tuono, e altro che ormai non riesco più a ricordare.

Per addormentarlo, ho speso gli ultimi respiri della giornata, raccontando una storia della Pimpa, poi mi sono stesa sul letto e sono crollata.

Per fortuna che in questi anni mi sono allenata a dare molte risposte.

controprove

Ieri sera, dopo un crollo di stanchezza improvviso (astinenza da rosmarino?), ho derogato al proposito fatto la settimana scorsa di non affrontare nessun argomento di lavoro a casa. Ne è seguita a stretto giro una discussione tesa e nervosa. OK, torno nei binari, non lo faccio più.

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