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	<title>alebegoli &#187; buona e cattiva scienza</title>
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	<description>pensieri, letture, allegrie e sconforti  di una che fa le cose con passione</description>
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		<title>la reputazione delle strutture sanitarie online su Pazienti.org</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 11:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alebegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[italia europa mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[È in partenza il progetto Pazienti.org, community dedicata alla raccolta di feedback sulle esperienze delle persone all&#8217;interno delle strutture sanitarie. Le testimonianze dei pazienti, raccolte in forma anonima, vengono verificate nel caso contengano segnalazioni particolarmente gravi, usate per fornire alle strutture sanitarie un report sulla loro attività, e rese disponibili per aiutare altre persone a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blog.alebegoli.it&blog=1621562&post=1308&subd=alebegoli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È in partenza il progetto <a href="http://www.pazienti.org">Pazienti.org</a>, community dedicata alla raccolta di feedback sulle esperienze delle persone all&#8217;interno delle strutture sanitarie. Le testimonianze dei pazienti, raccolte in forma anonima, vengono verificate nel caso contengano segnalazioni particolarmente gravi, usate per fornire alle strutture sanitarie un report sulla loro attività, e rese disponibili per aiutare altre persone a fare scelte migliori.</p>
<p>Il progetto è partner di <a href="http://www.patientopinion.org.uk/" target="_blank">PatientOpinion</a>, impresa non profit inglese che dal 2006 raccoglie le storie dei pazienti e fornisce ad ospedali e cliniche inglesi un prezioso feedback per migliorare i propri servizi e il rapporto coi pazienti.</p>
<p>Il lancio, anche in Italia, di un servizio di questo tipo si deve principalmente all&#8217;impegno di <a href="http://www.linneapassaler.it/" target="_blank">Linnea Passaler</a>, che, insieme a un piccolo gruppo di colleghe, sta lavorando da mesi per costruire un progetto che si propone l&#8217;ambizioso obiettivo di</p>
<blockquote><p><em>generare dinamiche di miglioramento del servizio pubblico più importante, quello che si prende cura della vostra salute e del vostro futuro </em></p></blockquote>
<p>In queste settimane Pazienti.org sta raccogliendo le prime storie, i racconti delle esperienze vissute all&#8217;interno delle strutture del SSN, che possano servire come nucleo del database di referenze e recensioni.</p>
<p>Quindi, <a href="http://www.pazienti.org">se avete una storia da raccontare, è il momento di farlo</a>.</p>
<p>In bocca al lupo ragazze!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alebegoli.wordpress.com/1308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alebegoli.wordpress.com/1308/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alebegoli.wordpress.com/1308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alebegoli.wordpress.com/1308/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alebegoli.wordpress.com/1308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alebegoli.wordpress.com/1308/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alebegoli.wordpress.com/1308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alebegoli.wordpress.com/1308/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alebegoli.wordpress.com/1308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alebegoli.wordpress.com/1308/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blog.alebegoli.it&blog=1621562&post=1308&subd=alebegoli&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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		<title>paradossi solo apparenti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 23:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alebegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[cose di donne]]></category>
		<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[personali]]></category>
		<category><![CDATA[buona e cattiva scienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho fatto passare l&#8217;otto marzo ignorando volutamente la ricorrenza, perché da anni mi sono convinta che l&#8217;otto marzo o è tutti i giorni, o è una presa per i fondelli. Ho in ogni caso molto apprezzato il post di LivePaola, che cita e commenta il rapporto Cerved sulle imprese italiane guidate da donne: se ancora [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blog.alebegoli.it&blog=1621562&post=526&subd=alebegoli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho fatto passare l&#8217;otto marzo ignorando volutamente la ricorrenza, perché da anni mi sono convinta che l&#8217;otto marzo o è tutti i giorni, o è una presa per i fondelli.</p>
<p>Ho in ogni caso molto apprezzato il <a href="http://livepaola.blogspot.com/2009/03/e-marzo.html" target="_blank">post di LivePaola</a>, che cita e commenta il rapporto Cerved sulle imprese italiane guidate da donne: se ancora non l&#8217;avete letto, fatelo, ne vale la pena.</p>
<p>Io di mio ho passato la settimana scorsa a leggere un libro di cui si è abbastanza discusso negli ultimi tempi, <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788806196172/Il_paradosso_dei_sessi/Susan_Pinker.html?prkw=paradosso%20dei%20sessi&amp;srch=0&amp;Cerca.x=0&amp;Cerca.y=0&amp;cat1=1&amp;prm=" target="_blank">&#8220;Il paradosso dei sessi&#8221;</a> di Susan Pinker. Presentato e promosso come un testo rivoluzionario, che <em>&#8220;getta nuova luce sulle differenze fra uomo e donna e offre spunti inediti per riaprire il dibattito&#8221;</em> (quarta di copertina), il libro in realtà mi è sembrato una rimasticatura in chiave sociologica di &#8220;Venere e Marte&#8221;, meno fresca dell&#8217;originale e un po&#8217; più inquietante per le conclusioni a cui arriva.</p>
<p>L&#8217;autrice, che nella sua pagina di biografia si definisce &#8220;a psychologist and newspaper columnist who writes about social  science for the daily press&#8221;, raccoglie e presenta diversi dati ottenuti in ricerche psicologiche e sociologiche, e li mescola ad alcune interviste presentate come &#8220;case histories&#8221; esemplificative delle sue teorie.</p>
<p>Il succo dei &#8220;dati scientifici&#8221;:</p>
<ol>
<li>Esaminando campioni di maschi e femmine, la distribuzione statistica del QI  è diversa nei due gruppi: pur essendo il QI distribuito secondo la classica curva a campana, con i valori medi di uomini e donne equivalenti, la distribuzione nella popolazione maschile è più &#8220;schiacciata&#8221;, con code più lunghe ai due estremi. Cioè, banalizzando, esistono fra i maschi più idioti e più geni, mentre nei valori medi le donne sono più numerose.</li>
<li>La distribuzione del &#8220;quoziente di empatia&#8221; (un analogo del QI, calcolato in base a test della capacità di interazione sociale) è nettamente diversa nei due sessi, con la curva delle donne decisamente spostata su valori più alti rispetto a quella degli uomini.</li>
<li>I risultati scolastici delle donne sono in media migliori di quelli degli uomini, e il distacco fra i due sessi tende ad aumentare negli anni. Lo svantaggio che le donne avevano nelle materie matematiche e scientifiche va colmandosi, anzi nei paesi orientali è già annullato o invertito, mentre gli uomini continuano a restare indietro nelle materie linguistiche e letterarie</li>
<li>Vari problemi psicologici sono distribuiti in modo difforme fra i sessi: la dislessia interessa gli uomini in rapporto di 4:1 rispetto alle donne, la sindrome di Asperger (una variante dell&#8217;autismo caratterizzata da assenza di deficit cognitivi, ottime performance scientifiche e tecniche, e totale disinteresse e difficoltà di gestione nell&#8217;ambito relazionale) è al 90% un problema maschile. Per converso, le donne soffrono maggiormente di depressione e stati d&#8217;ansia.</li>
<li>E tuttavia, nonostante questo stato delle cose, le posizioni di potere restano in netta maggioranza occupate da uomini, e il divario retributivo fra i sessi non accenna a colmarsi. Anzi, sono molte le donne che, per scelta consapevole, decidono di abbandonare promettenti carriere o per dedicarsi alla famiglia, o per intraprendere percorsi professionali meno impegnativi.</li>
</ol>
<p>Da cosa dipende tutto questo? La Pinker non ha dubbi: dato che, a suo dire, nel mondo occidentale non esistono più limitazioni oggettive a quel che le donne potrebbero fare, il fatto che poi esse non vogliano farlo dipende da una diversa predisposizione psicologica, determinata in ultima analisi dagli ormoni.</p>
<p>Infatti, per farla breve, il testosterone limita le capacità linguistiche, stimola l&#8217;aggressività e aumenta la predisposizione al rischio; al contrario, l&#8217;ossitocina (prodotta in gran quantità ad esempio durante l&#8217;allattamento) aumenta l&#8217;empatia e genera uno stato di appagamento, che viene automaticamente collegato alle attività di accudimento.</p>
<p>Così, sempre banalizzando, i maschi rischiano senz&#8217;altro di morire giovani in imprese demenziali, ma quelli che sopravvivono sono più tosti, e, tendendo a fregarsene del prossimo, macinano carriera più facilmente. Inoltre, se c&#8217;è da occupare un posto che richiede impegno totalizzante, scarse o nulle interazioni sociali, e una dose di astrazione al limite della paranoia (insomma, il tipico lavoro da ingegnere), beh chi vi viene in mente di così malato da metterci? Una donna?</p>
<p>E, dall&#8217;altra parte, quanti uomini sacrificherebbero una fetta di stipendio per fare un lavoro appagante dal punto di vista umano, impegnato nel sociale, che comporti accudimento anche fisico di altre persone; o, addirittura, questo lavoro lo farebbero gratis, come fanno milioni di mogli e madri e figlie senza battere ciglio?</p>
<p>L&#8217;aspetto irritante di questo ragionamento è che mescola dati reali e affermazioni che tanto reali non sono. Il risultato è quello di giungere a una conclusione che suona più o meno come &#8220;sorelle mie, smettetela di sbattere contro il tetto di cristallo, non è roba che fa per noi, anzi, chi ci incita a sfondarlo in realtà non rispetta il nostro essere differenti!&#8221;.</p>
<p>Ci ho ragionato sopra, perché la fatica di conciliare lavoro e famiglia e un po&#8217; di vita personale la conosco tutta (nonostante un marito che si prende tutta la sua parte di responsabilità familiari, come pochi in questo paese sono abituati a fare). E so che gli ormoni contano, e so che ci sono difetti e pregi che è più probabile trovare ora nell&#8217;uno, ora nell&#8217;altro sesso.</p>
<p>Tuttavia, la storia non sta tutta qui.</p>
<p>Partiamo dall&#8217;influenza dei dati biologici. Innanzitutto, lasciatemi spazzare via qualunque citazione che riguardi esperimenti comportamentali condotti su topi, cavie, pinguini (ad esempio, le topine che dopo il parto diventano più brave a uscire dai labirinti, e amenità simili). Siamo mammiferi e siamo condizionati dal nostro essere fisico, senza dubbio, ma siamo anche dotati di un cervello estremamente grande rispetto alle dimensioni del nostro corpo; è questa la caratteristica che più ci marca come specie. Se la maggior parte degli animali ha comportamenti e reazioni rigidamente determinati, gli individui della nostra specie mostrano un&#8217;enorme variabilità, che deriva dall&#8217;estrema adattabilità dei nostri schemi cerebrali.</p>
<p>Come scrive uno dei maggiori biologi evoluzionisti del XX secolo, Stephen Jay Gould:</p>
<blockquote><p>Flexibility may well be the most important determinant of human consciousness; the direct programming of behaviour has probably become inadaptive. [..] Violence, sexism and general nastiness <em>are</em> biological since they represent one subset of a possible range of behaviors. But peacefulness, equality, and kindness are just as biological &#8211; and we may see their influence increase if we can create social structures that permit them to flourish. ["Ever Since Darwin", p.257]</p></blockquote>
<p>Insomma, parlare per generalizzazioni può essere comodo, ma teniamo sempre presenti che, soprattutto per gli esseri umani, le generalizzazioni valgono quel che valgono, perché la variabilità è enorme e i possibili adattamenti sono tutti altrettanto leciti e naturali.</p>
<p>Peraltro, dopo essermi ripassata tutti i fondamentali, mi sono anche riletta meglio i dati della Pinker, e ho notato che lo studio sulle distribuzioni del QI che lei cita come base di tutto il ragionamento successivo è una ricerca degli anni &#8217;30. Ora, dagli anni &#8217;30 in avanti, ci sono state centinaia di altri studi e ricerche che hanno messo in dubbio l&#8217;effettiva validità del QI come parametro di valutazione delle differenze tra gruppi: si è visto come i primi test del QI fossero estremamente condizionati dal background socioculturale, e ricerche successive hanno inficiato i primi risultati e ridimensionato l&#8217;importanza di questo parametro. Quindi, siamo sicuri di stare ragionando su dei dati buoni? Mah, io qualche dubbio ce l&#8217;ho.</p>
<p>Ma la Pinker ci porta tutta una serie di testimonianze di donne di successo che a un certo punto se ne sono tornate a casa, e ne conclude che alla fine &#8220;non è questo che le donne vogliono, tant&#8217;è che non se lo prendono neppure oggi che lo potrebbero avere&#8221;. Questa è la parte di ragionamento su cui mi sono arrabbiata di più.</p>
<p>Perché quella considerazione apparentemente buttata lì, &#8220;oggi le donne potrebbero in teoria fare tutto&#8221;, è uno dei pilastri di tutto il ragionamento. Se non esistono limiti esterni, allora il fatto che le donne non occupino i piani alti significa semplicemente che i piani alti non fanno per loro.</p>
<p>Io conosco un sacco di donne che non hanno il lavoro fra le loro priorità. Che fanno un passo indietro piuttosto che due avanti, che appena restano incinte si mettono a sedere, e programmano un rientro il più tardi possibile.</p>
<p>Però conosco anche molti uomini che non hanno il lavoro tra le loro priorità. Sì, lavorano, e certo, raramente si mettono in congedo parentale, ma non si prendono più impegni di tanto, esattamente come le donne di prima.</p>
<p>Però per gli uomini è più abituale, comunque, lavorare a tempo pieno. Forse perché vengono selezionati e assunti prevalentemente da altri uomini? Nelle grandi aziende, spesso il reparto HR è guidato da donne, ma quante sono le grandi aziende in Italia, e quante invece le microaziende col padroncino? e come cambiano visibilmente le cose quando a capo della microazienda è una donna?</p>
<p>Poi, i condizionamenti. Siamo proprio sicuri che ormai non ce ne siano? Non so in Canada, sicuramente in Canada è meglio, ma da noi di discorsi e luoghi comuni su quel che &#8220;è naturale&#8221; aspettarsi da maschi e femmine io ne sento tutti i giorni, mio malgrado. A partire, purtroppo, da un impresentabile Presidente del Consiglio, che, per citarne una delle migliori, qualche anno fa invitava i manager di Wall Street a &#8220;investire in Italia, perché da noi ci sono le belle segretarie&#8221;.</p>
<p>È ancora molto comune trovare stereotipi imbarazzanti nei libri per bambini. Qualche giorno fa, mio figlio ha portato a casa dalla biblioteca dell&#8217;asilo un libretto, sarà stato stampato non più tardi degli anni &#8217;90, su &#8220;cosa farò da grande&#8221;, in cui il 90% dei personaggi erano orsetti maschi, che si proponevano di fare i più diversi mestieri, e le poche orsette femmine facevano, indovinate un po&#8217;, l&#8217;infermiera (con a fianco l&#8217;orsetto futuro dottore), la hostess, e la diva del cinema. Vi assicuro che non è il primo caso di questo tipo che vedo, nonostante stiano crescendo in quantità e qualità i libri che trattano bambini e bambine in modo più sensato, senza nemmeno scadere nel politically correct più banale. Cosa si abituano a pensare i bambini e le bambine, magari con una madre a parttime (che il fulltime, se non si hanno nonni a disposizione, è un&#8217;impresa ardua), rispetto a quel che è normale fare da grandi? Certo, le cose cambiano col tempo, son molto cambiate, ma non pensiamo che tutti i condizionamenti siano magicamente spariti, e che non ce li portiamo addosso &#8211; facendo chi più, chi meno fatica a liberarsene.</p>
<p>E per finire: io non voglio lavorare per tutta la vita dieci ore al giorno. L&#8217;ho fatto, in alcuni momenti, ma non penso nemmeno che sia produttivo lavorare dieci ore al giorno, come regola.</p>
<p>Se si tratta di fasi straordinarie di lavoro intenso, ok, penso che ne possa valere la pena, e penso che ci siano fior di donne in grado e con la voglia di sbattersi. Ma se si tratta di un codice sociale, tipo &#8220;la fedeltà si misura da quanto straordinario fai&#8221;, allora lasciatemi dire che sono stronzate.</p>
<p>Liberiamo un po&#8217; tutti, uomini e donne, la nostra vita e il nostro lavoro dai riti inutili: le riunioni troppo lunghe, il dover lavorare per forza dall&#8217;ufficio, le trasferte per dirsi cose che basterebbe una videochiamata con Skype.</p>
<p>Ci resterà, a tutti, uomini e donne, più tempo per fare altro, e sciacquarci la mente nella vita, nei libri, nella natura. Ci servirà anche a lavorare meglio.</p>
<p>Diamo anche il valore che hanno &#8211; anche un valore economico, cioè dei buoni stipendi, per essere chiari -  a quelle attività, spesso tipicamente femminili, che hanno a che fare con la socialità e l&#8217;accudimento. Paghiamo bene insegnanti, infermieri, assistenti sociali &#8211; pretendendo che siano preparati e facciano bene il loro lavoro.</p>
<p>È a questo che serve spingere il più possibile le donne ai piani alti del potere: a costringere tutti a cambiare, think different please, i vecchi schemi non funzionano più, è ora di rivoluzionare le regole.</p>
<p>Vedrete che dopo (il rapporto Cerved è lì a testimoniarlo) funzionerà meglio.</p>
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		<title>darwin day 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 16:11:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per chi abita in zona Ravenna, segnalo che domenica prossima alle 10:30, alla Libreria Feltrinelli, Guido Barbujani parlerà del tema &#8220;Gli africani siamo noi&#8221;, cioè suppongo racconterà a voce quel che ha scritto nel suo libro &#8220;Europei senza se e senza ma&#8221;, nel corso del Darwin Day organizzato dal circolo UAAR di Ravenna.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blog.alebegoli.it&blog=1621562&post=468&subd=alebegoli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi abita in zona Ravenna, segnalo che domenica prossima alle 10:30, alla Libreria Feltrinelli, <a href="http://web.unife.it/progetti/genetica/Guido" target="_blank">Guido Barbujani</a> parlerà del tema &#8220;Gli africani siamo noi&#8221;, cioè suppongo racconterà a voce quel che ha scritto nel suo libro <a href="http://blog.alebegoli.it/2008/12/17/parlando-daltro-parlare-del-presente" target="_blank">&#8220;Europei senza se e senza ma&#8221;</a>, nel corso del <a href="http://ravenna.uaar.it/?p=108" target="_blank">Darwin Day</a> organizzato dal circolo UAAR di Ravenna.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alebegoli.wordpress.com/468/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alebegoli.wordpress.com/468/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alebegoli.wordpress.com/468/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alebegoli.wordpress.com/468/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alebegoli.wordpress.com/468/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alebegoli.wordpress.com/468/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alebegoli.wordpress.com/468/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alebegoli.wordpress.com/468/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alebegoli.wordpress.com/468/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alebegoli.wordpress.com/468/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blog.alebegoli.it&blog=1621562&post=468&subd=alebegoli&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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		<title>parlando d&#8217;altro, parlare del presente</title>
		<link>http://blog.alebegoli.it/2008/12/17/parlando-daltro-parlare-del-presente/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 22:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alebegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[buona e cattiva scienza]]></category>
		<category><![CDATA[lavorare con passione]]></category>
		<category><![CDATA[mumble mumble]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho da poco finito di leggere un libro che parla di scienza, antropologia, evoluzione. L&#8217;ha scritto un mio carissimo amico, Guido Barbujani, uno dei maggiori genetisti di popolazione che si trovino in circolazione, e, insieme, una persona di grande cultura e piacevolissima umanità. Il libro - &#8220;Europei senza se e senza ma&#8221; -  racconta &#8211; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blog.alebegoli.it&blog=1621562&post=411&subd=alebegoli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho da poco finito di leggere un libro che parla di scienza, antropologia, evoluzione. L&#8217;ha scritto un mio carissimo amico, Guido Barbujani, uno dei maggiori genetisti di popolazione che si trovino in circolazione, e, insieme, una persona di grande cultura e piacevolissima umanità.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter"><a href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/bompiani/libro/6161_europei_senza_se_e_senza_ma_barbujani.html" target="_blank"><img class="size-full wp-image-412 aligncenter" title="Europei senza se e senza ma" src="http://alebegoli.files.wordpress.com/2008/12/europei.jpg?w=130&#038;h=202" alt="Europei senza se e senza ma - Guido Barbujani" width="130" height="202" /></a></div>
<p>Il libro -<a href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/bompiani/libro/6161_europei_senza_se_e_senza_ma_barbujani.html" target="_blank"> &#8220;Europei senza se e senza ma&#8221;</a> -  racconta &#8211; con rigore scientifico ma, al tempo stesso, stile leggero e per nulla noioso &#8211; quel che al momento la scienza sa dire dell&#8217;evoluzione della specie umana, dal Paleolitico ad oggi.</p>
<p>In parallelo, si legge di come la scienza si sviluppa per condivisione di idee, confronto di ipotesi alternative, sperimentazione, e, soprattutto, passione. Il racconto è fatto da una &#8220;parte in causa&#8221; del dibattito scientifico, che non si nasconde dietro al paravento dell&#8217;oggettività, ma sa dire con le parole giuste da che parte sta lui e da che parte stanno altri.</p>
<p>Barbujani ha un vero talento per raccontare la scienza, mescolandola al resto dell&#8217;esperienza umana, che è fatta di storia, arte, idee. Per darvi un&#8217;idea dello stile, copio qui l&#8217;indice dei capitoli del libro:</p>
<blockquote><p><strong>1. No good cricket in Italy, sir</strong><br />
<em>Dove ci si chiede se i turchi abbiano o no i geni in regola per entrare nell&#8217;Unione Europea</em></p>
<p><strong>2. Neandertal</strong><br />
<em> Dove si fa conoscenza con i veri Europei, gli uomini di Neandertal</em></p>
<p><strong>3. I Neandertal e noi</strong><br />
<em>Dove ci si rende conto di quant&#8217;è difficile studiare qualcuno così diverso da noi eppure così simile eppure così diverso</em></p>
<p><strong>4. I geni raccontano la storia</strong><br />
<em>Dove si scoprono nelle nostre cellule tracce leggibili delle genealogie e delle migrazioni</em></p>
<p><strong>5. I geni raccontano tante storie</strong><br />
<em>Dove si seguono altre migrazioni e ci si chiede che opinione avranno di noi gli scienziati di Marte</em></p>
<p><strong>6. I geni non raccontano tutta la storia</strong><br />
<em>Dove un semplice ragionamento ci rivela che  i nostri antenati stavano un po&#8217; dappertutto e si guarda con sospetto a chi ci vende la sequenza del nostro DNA</em></p>
<p><strong>7. Geni a fior di pelle</strong><br />
<em>Dove si capisce che essere bianchi, o neri, o gialli (o anche bere latte) non è poi così semplice</em></p>
<p><strong>8. L&#8217;ennesima pensata di Charles Darwin</strong><br />
<em> Dove si esamina l&#8217;ambigua relazione fra europei e Indoeuropei</em></p>
<p><strong>9. Ma conta davvero tanto?</strong><br />
<em>Dove si ammette che la genetica è buona e fa bene, ma non offre scorciatoie</em></p></blockquote>
<p>Lavorare qualche anno in università con Barbujani è stata per me una grande fortuna. Nel farlo, ho capito con chiarezza che fra i miei talenti non c&#8217;era quello dello scienziato, perché mi mancava la sua incessante curiosità di far domande anche quando sembra che la risposta non serva nell&#8217;immediato, la pazienza di star dietro alle ipotesi, di costruirci sopra interpretazioni diverse e confrontarle. E, pur non avendo queste doti, ho imparato ancor di più ad apprezzarle e capirne la fondamentale importanza, e ad essere disposta a contribuire al fatto che chi ce le ha le possa usare, anche senza ritorni diretti.</p>
<p>Oggi che, soprattutto in Italia, tutto sembra appiattito alla miope ideologia confindustriale, secondo cui la ricerca e la formazione sono costi da sostenere solo se direttamente applicabili all&#8217;impresa, penso abbia senso e importanza invece riaffermare che servono queste voci, servono queste parole e questi pensieri.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alebegoli.wordpress.com/411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alebegoli.wordpress.com/411/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alebegoli.wordpress.com/411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alebegoli.wordpress.com/411/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alebegoli.wordpress.com/411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alebegoli.wordpress.com/411/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alebegoli.wordpress.com/411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alebegoli.wordpress.com/411/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alebegoli.wordpress.com/411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alebegoli.wordpress.com/411/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blog.alebegoli.it&blog=1621562&post=411&subd=alebegoli&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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