alebegoli

pensieri, letture, allegrie e sconforti di una che fa le cose con passione

Se non ora, quando? Anche sempre

Sono anni che non vado in piazza a manifestare, e sono anche anni che mi tengo lontana dallo stanco rito dell’otto marzo, e mi impegno piuttosto per affermare il valore e la dignità delle donne in ogni gesto quotidiano – lavorare, parlare in pubblico, essere un certo tipo di madre.

Ma domani andrò anch’io: la misura è colma, e, per quanto poco possa servire, essere in tante e in tanti a dirlo qualche differenza la fa.

Conosco fior di donne in gamba, che lavorano seriamente, che creano sapere e ricchezza: sono stufa di vedere sui giornali e in tv solo veline svestite, giudicate per la misura delle loro tette e per la furbizia con cui la danno via.

Conosco uomini che collaborano alla pari con le donne, che sul lavoro le considerano in base al merito, e nella vita cercano compagne, non bambole di gomma: sono stufa di sentire battute stantìe (venite a investire in Italia che ci sono le belle segretarie, signorina si cerchi un marito ricco lei che è così carina), da parte di chi dovrebbe essere il primo ad aiutare il paese a crescere bene.

Il puritanesimo è l’ultimo dei miei problemi: personalmente, ritengo che fra adulti consenzienti tutto sia lecito, e non sarei contraria alla prostituzione legalizzata e tassata.

Ma non accetto che far la puttana sia diventato lo sbocco professionale “normale” e “consigliato” per le donne, quasi non fossimo capaci di fare altro. Se avessi una figlia, anche bellissima, le insegnerei ben altro; ho un figlio, e cerco ogni giorno di crescerlo con un’idea di donna che merita rispetto e si fa rispettare.

Qualcuno dirà che la penso così perché non sono abbastanza figa da vendermi: sono stanca anche di queste battute idiote, e tanto.

Domani vado in piazza anch’io, e non finisce certo qui.

Un giro facile in Campigna (anche per bambini)

Mi è sempre piaciuto camminare in montagna, e, quando abitavo a Forlì, quasi tutti i fine settimana me ne andavo su per la Valle del Bidente, spesso con amici più esperti di me, a camminare per sentieri.

Poter raggiungere il crinale appenninico in poco più di un’ora è una delle cose che mi manca di più ora che vivo a Ravenna; alla lontananza si aggiunge poi la pigrizia mattutina dell’Ingegnere, causa di innumerevoli litigate festive, che rende praticamente impossibile essere su un sentiero a un’ora decente.

Tuttavia, mentre in primavera-estate vale la pena mettersi sul sentiero la mattina presto, in pieno inverno sono le ore centrali della giornata quelle migliori per stare fuori. Così quest’inverno abbiamo ripreso in mano gli scarponi, e continuato il nostro lavoro di educazione del piccolo alla montagna.

Portare un bambino a camminare non è una scommessa facile: da una parte io sono convinta che sia necessario “forzare” un po’, senza spaventarsi ai primi capricci (e nemmeno ai secondi), abituandolo a camminare sulle sue gambe e a stare in mezzo alla natura; dall’altra, cerco di fare tutto gradualmente e di non esagerare, per evitare di fargli diventare odioso quello che invece voglio fargli amare.

Abbiamo cominciato con passeggiate facili facili, sentieri natura alla portata di pensionati, percorsi con dislivelli minimi; poi, in Dolomiti, l’abbiamo portato su vie più alte, con alterno successo: a volte la camminata andava liscia, altre volte invece ogni salita era un calvario di frigne e contrattazioni.

In realtà non è una questione di energia fisica: i cuccioli ne hanno a dismisura, molto più di noi anziani genitori, e sono in grado di correre e saltare in misura più che sufficiente per scalare una montagna. Il problema è che su un sentiero tendono ad annoiarsi, e, quando non sono ancora abbastanza grandi per apprezzare gli aspetti naturalistici del percorso, non è facile trovare spunti per tirarseli dietro.

Oggi, con la Campigna innevata e previsioni del tempo ottime, ho deciso di provare un percorso sulla neve, con partenza dal Passo della Calla. Siamo arrivati su con la solita ora di ritardo sulla “mia” tabella di marcia, e ci siamo messi sul sentiero a mezzogiorno, dopo aver fatto due chiacchiere col mio amico Lello che prendeva il sole, rilassandosi in attesa della ciaspolata prevista per il pomeriggio.

Dal Passo della Calla abbiamo preso il sentiero 00, che, arrampicandosi sul versante nord in mezzo al bosco, porta alla Burraia. C’era molta neve, ma il sentiero era abbastanza battuto da riuscire a salire anche senza ciaspole; la salita è un po’ dura, ma siamo arrivati al pratone della Burraia in poco più di un’ora (la durata prevista per il percorso è di 40 minuti, ma sono tempi da adulti e senza neve). Un po’ di incontri e qualche fantasia sulla possibile presenza di folletti silvani ci hanno fatto passare il tempo.

camminando nella neve
La giornata era veramente splendida, e sul crinale non c’era quasi vento, condizione perfetta per pranzare al sacco dopo aver steso il poncho sulla neve. Visto che il ragazzo sembrava in forma, ho deciso di non tornare indietro dallo stesso sentiero, ma di allungare il percorso facendo un anello intorno al Monte Gabrendo. In questo modo, avremmo potuto goderci il sole che scaldava il sentiero di crinale.

Siamo saliti in cima al prato e abbiamo preso il sentiero no.86 in direzione del Monte Gabrendo. La neve in vetta era meno battuta, il che rendeva più difficoltoso camminare senza ciaspole, ma, dopo un primo strappetto in salita, il percorso era tutto in discesa (abbiamo rinunciato alla deviazione verso la vetta del Gabrendo per non esagerare, tanto il panorama era bellissimo anche dai prati). Guido si lamentava un po’, più che altro perché ogni dieci passi affondava nella neve, ma, con un po’ di pazienza, siamo riusciti a portarcelo dietro.

Dopo circa quaranta minuti di crinale, abbiamo lasciato il sentiero no.86 per imboccare il no.82, che, tenendosi quasi in quota in mezzo alla faggeta, torna verso la Calla. Il sole si stava abbassando verso il crinale, e il bosco era immerso in una splendida luce dorata.

sul sentiero no.82 verso il Passo della CallaIl ragazzo iniziava a stancarsi, ma farlo andare avanti su un sentiero che si tiene quasi in quota è più semplice che tirarselo dietro in salita ;-) Il rientro, dai prati di Burraia al Passo della Calla, è durato quasi due ore (probabilmente camminando a un passo normale avremmo impiegato un’ora e venti), senza capricci né crisi.

Guance abbronzate, polmoni ripuliti, siamo risaliti in auto proprio mentre il gruppone dei ciaspolatori, una sessantina almeno!, imboccava il nostro stesso sentiero, al seguito di Lello. Un sabato perfetto.

cielo in campigna

Cohousing, vogliamo provarci a Ravenna

A settembre, raccontando del Decrescifest, avevo già scritto di aver scoperto che vicino a Forlì, a San Martino di Villafranca per l’esattezza, sta per partire un progetto di cohousing, Le case franche; nelle settimane scorse ho partecipato a un paio di incontri con il gruppo di persone che ci andrà ad abitare, e ho anche visto dal vivo il terreno dove si andrà a costruire (a sei minuti di auto da Forlì, contati di persona). Se abitate (o volete abitare) nella campagna fra Forlì, Faenza e Lugo, prendetelo in considerazione, perché è proprio un bel progetto e il gruppo sta cercando le ultime famiglie per partire coi lavori.

Io e Roberta invece – dopo averne ragionato anche coi rispettivi consorti – ci siamo riviste, e abbiamo deciso di provarci a Ravenna. Siamo animali da città, e siamo convinte che sia possibile realizzare un cohousing urbano che ci corrisponda – come spirito e modi di vivere – un po’ di più.

Abbiamo cercato in giro, e abbiamo visto che ogni cohousing è una storia a sé, ha un proprio carattere e spirito, che è poi quello che gli danno le persone che lo vanno a creare. Il cohousing che ci immaginiamo noi ha più o meno questa faccia:

  • cittadino: vogliamo cercare o uno spazio in centro da ristrutturare – con una bella corte interna, per l’orto e il verde – o un’area nella primissima periferia di Ravenna. Stare in città è importante per noi perché spesso ci muoviamo in bici o in treno, e crediamo anche che sia un delitto svuotare i centri storici e condannarli o al degrado o alla “terziarizzazione”
  • sostenibile: uso intelligente dell’energia, dell’acqua, del calore; materiali sani, ecologici nel loro intero ciclo di vita, e fatti per durare; gruppo d’acquisto per comprare insieme merce il più possibile km 0 – biologica – solidale
  • fatto per far crescere bene i nostri figli: uno spazio sicuro in cui tutti i bambini che ci abitano (e magari i loro amici) possano giocare, fare i compiti, fare feste, passando il tempo fra bambini, il più possibile senza adulti fra i piedi
  • razionale: ci sono servizi che possiamo progettare e usare in comune, risparmiando e potendoci permettere cose che altrimenti non sarebbero alla nostra portata: una o più lavatrici industriali? lo stenditoio comune? la portineria per ricevere i pacchi e fare le piccole commissioni e le pulizie, sia delle aree comuni sia – per chi vuole – in casa? l’orto?
  • e perché non metterci dentro anche un coworking? fra le persone a cui ne abbiamo parlato molti, come noi, sono liberi professionisti, e lavorano (anche) da casa: non sarebbe fantastico avere uno spazio “per lavorare” che ci faccia uscire dall’isolamento delle mura domestiche, con tutti i servizi e le economie di scala del coworking, direttamente sotto casa (così se uno la sera dopo cena ha proprio bisogno di passare la notte al lavoro, esce di casa direttamente in tuta..)

Vi interessa? Cerchiamo altre famiglie (nell’accezione più ampia possibile del termine, compresi single, convivenze comunque composte, insomma ci siamo capiti), Roberta ne ha già trovate altre 4 (quindi siamo a 6), vogliamo fare un gruppo di almeno 10 (ma se fossimo di più, anche 20, sarebbe meglio) e poi partire (chiedere consiglio a chi l’ha già fatto, cercare il posto giusto, definire insieme il progetto, scegliere il progettista, etc.).

Battete un colpo e diffondete la voce :-)

Un blog in rosa

Aderisco e diffondo volentieri la campagna “Rivoluzione in rosa” lanciata dal sito Mammafelice, e, per fare la brava fino in fondo, prometto che andrò a fare ‘sta mammografia di controllo che rimando da mesi..

Chi tocca i fili muore

Leggo sulla Stampa online:
Sono in corso alcune perquisizioni nella sede de il Giornale e nelle abitazioni di alcuni giornalisti del quotidiano milanese. A quanto si è appreso i provvedimenti sono stati disposti dalla procura di Napoli nell’ambito di una inchiesta su presunte minacce, attraverso la raccolta di un dossier, nei confronti del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, dopo che l’imprenditrice aveva formulato critiche nei confronti del Governo in alcune sue dichiarazioni.

Decrescita, si fa per dire

Domenica scorsa io, l’Ing. e Guido siamo andati al Decrescifest, manifestazione dedicata agli stili di vita sostenibili. Devo dire che, prima di andare, eravamo partiti piuttosto prevenuti, perché non amiamo certi estremisti della decrescita; però ci siamo detto “male che vada, compriamo un po’ di frutta al mercatino e ripartiamo”.

Invece il bilancio della giornata è stato veramente sorprendente.

La classica fauna fricchettona delle manifestazioni alternative era abbondantemente diluita in mezzo a una folla di persone che avrebbero potuto essere tranquillamente i partecipanti di un barcamp, o i genitori della festa di fine anno della scuola materna.

La prima scoperta è stata un cohousing che sta per partire vicino a Forlì, sulla base di un progetto ideato da Simona Zoffoli, architetto molto in gamba con cui ho fatto una lunga chiacchierata. Il progetto si chiama Le case franche, e vuole combinare qualità architettonica, sostenibilità ambientale e un prezzo alla portata di persone “normali”.

Di cohousing io e l’Ing. stiamo ragionando da un paio d’anni, perché vorremmo far crescere Guido in un contesto di vicinato in cui ci siano spazi comuni e in cui si possa lasciare ai bambini un po’ di autonomia, che giochino in cortile insieme agli altri, senza bisogno di sorvegliarli a vista uno ad uno o di portarli in giro come pacchetti da un’attività all’altra. E anche noi vorremmo vivere in una casa progettata per usare le risorse (spazio, energia, attrezzature) in modo razionale e intelligente, ad esempio col riuso delle acque pluviali per annaffiare le piante o per gli scarichi, con una lavanderia unica ma bene attrezzata, con uno spazio comune dove poter organizzare feste o tenere i bambini o fare attività fisica.. cose così.

Alla festa abbiamo incontrato una compagna di scuola dell’Ing, con marito e bambini, e ci siamo messe a parlare, scoprendo inattese affinità di interessi che probabilmente ci porteranno a lavorare insieme su progetti di formazione e consulenza organizzativa. Inoltre, anche loro sono rimasti entusiasti del progetto di cohousing, e ora ci stiamo attivando per creare qualcosa del genere a Ravenna. Interessa a qualcuno?

Nel frattempo, visto che loro fanno parte di un Gruppo d’Acquisto Solidale che si riunisce a pochi minuti da casa nostra, eccoci aggregati al GAS (cosa che meditavo da fare da anni, ma non riuscivo a trovare la voglia e il tempo di andare a vedere come funzionasse l’unico GAS di cui avevo notizia a Ravenna, che si riunisce dall’altra parte della città).

Sempre parlando di prodotti, alla festa c’era lo stand di Astorflex, calzaturificio di Mantova che produce scarpe molto belle, molto comode, decisamente economiche rispetto alla qualità, e le vende o direttamente online o attraverso i GAS. Abbiamo comprato un paio di scarpe per Guido, e penso che andremo anche il 23 settembre, giovedì prossimo, alla serata organizzata dal GAS (ritrovo nella sala parrocchiale del Torrione, a Ravenna in via Maioli, dalle 18 alle 21), dove quelli di Astorflex porteranno tutto il catalogo autunno-inverno.

Ho anche trovato il tempo di godermi mezzora di massaggio shiatsu, offerto da un centro Shiatsu di Cesena, che – giuro – mi ha fatta nuova. Quando mi sono rialzata dal tappetino, mi sembrava di volare e di avere dieci anni di meno.

Insomma, decrescita un piffero. Più passa il tempo, più mi convinco che il termine sia fuorviante, e che il vero sviluppo sia fare delle scelte che ci portano a vivere meglio. Rallentare un po’, riprendere contatto con la materialità delle cose, pensare al cibo che mangiamo, vivere esperienze invece di affogarci di oggetti (che ci costano soldi, tempo, fatica per lavarli, tenerli in ordine, traslocarli…).

Più che di decrescita, vorrei chiamarla “alleggerirsi”, per viaggiare meglio.

Mercato contadino a Ravenna

Oggi a Ravenna è partito il “mercato dei produttori”, nella piazza del Foro Boario (vecchia sede del mercato all’aperto, ora soppiantata da via Sighinolfi).

Dopo più di un anno di Madra (il mercato domenicale dei contadini, organizzato più o meno a cadenza mensile sotto i portici del centro storico), finalmente sono state superati i vari veti incrociati, e così – per il momento in via sperimentale fino alla fine di ottobre – per due pomeriggi a settimana si potranno acquistare frutta, verdura, salumi, latte e formaggi, miele e piante da una ventina circa di aziende agricole della provincia.

Sono andata a farci un giro a metà pomeriggio e l’ho trovato abbastanza promettente. Bisogna mettere in conto un po’ di tempo per fare la spesa, perché l’assortimento di ogni bancarella è limitato, quindi bisogna comprare frutta e verdura in due-tre tappe, ma l’atmosfera è cordiale, e la qualità sembra buona.

La mia fornitrice abituale, da cui faccio la spesa da anni, ha ahimé deciso di abbandonare del tutto la verdura dedicandosi solo alla frutta, ma ho trovato un signore gentile che oggi aveva pomodori cuore di bue favolosi e fagiolini piccolissimi, e ho completato la spesa da lui.

C’era abbastanza gente a comprare, molti pensionati naturalmente, ma anche famiglie con bambini; vedremo nelle prossime settimane se la cosa prende piede.

Update 9/9/10: i pomodori cuore di bue erano strepitosi (polpa dolce e soda, per niente acida, quasi dolce) e le zucchine così fresche che oggi, quando le ho tagliate a bastoncini per farci la frittata, me ne sono mangiata tre forchettate crude. Oggi non ho bisogno perché ho ancora in frigo abbastanza provviste, ma lunedì prossimo ci torno.

2 agosto, io mi ricordo

Avevo 15 anni, e quel 2 agosto ero in Appennino, a fare insieme agli altri capisquadriglia del mio reparto scout il sopralluogo prima del campo estivo.

Mi ricordo di me che cammino nel verde, gli occhi sgranati, a chiedermi come fosse possibile, come fosse possibile anche questo.

Dalla stazione di Bologna c’ero passata, prima di allora, solo poche volte, di cui una in compagnia di una mia amica, un anno più giovane di me; ma quasi tutti i nostri amici più grandi (e i capi scout del nostro reparto) studiavano all’università lì, e l’idea che in quel luogo così comune delle loro e nostre vite fosse scoppiata una bomba, fossero morte ottanta persone, e duecento ferite, non riuscivamo a metterla da nessuna parte.

Da allora, per quella stazione ci sarò passata cinquecento volte almeno, e lo squarcio nella parete non smette ancora di ammutolirmi. Qualche mese fa, mentre aspettavo un treno, ho visto un gruppo di turisti francesi, saranno stati una trentina, che si erano fermati a leggere e fotografare la lapide. “c’est l’histoire de l’Italie” mi ha spiegato con un sorriso uno di loro, e gliene sono stata grata.

La memoria si trasmette, almeno un po’. Io la strage di Bologna me la ricordo per sempre, e in qualche modo mi ricordo anche della partigiana Iris Corbari impiccata ai lampioni di piazza Saffi a Forlì insieme ai suoi compagni, mia madre bambina che la intravede passando, mio nonno che cerca di coprirle lo sguardo con la mano. “c’est l’histoire de l’Italie”

nuove frontiere del tacchinaggio online

Ripubblico integralmente l’email arrivatomi poc’anzi, perché continuo a meravigliarmi di come la gente abbia tempo da perdere. Magari c’è pure qualcuna che abbocca.

Ciao come stai?
Il mio nickname e’ Routard 76 (se mi risponderai ti dirò il mio nome vero, ma mi sembrava più particolare usare uno pseudonimo, non per nascondermi ovviamente), comprendo benissimo cosa ti starai chiedendo.
Ma questo chi e’?
Lo conosco?
E’ uno scherzo?
La risposta e’ semplice: NO (nessuna delle ipotesi che avrai fatto e’ esatta)
Prima di tutto, mi sembra giusto spiegarti dove ho trovato il tuo indirizzo di posta elettronica e perché ho deciso di provare a scriverti con la speranza che tu possa capire la motivazione che mi ha spinto a scrivere a una persona che in effetti non conosco, mettendomi così in gioco e interpellando il destino e magari di ricevere una tua risposta.
Il tuo indirizzo lo ho trovato per caso nella mia posta elettronica (immagino la faccia che stai facendo adesso), si in una di quelle catene che girano, non ricordo se per aiutare una bambina scomparsa o per altre informazioni su truffe, ho cancellato subito la mail senza leggerla, l’unica cosa che mi e’ balzata subito di fronte, e’ stato il tuo nome nello
spazio dei destinatari e avendo pensato a qualche miracolo o segno del destino ho deciso di scriverti.
Ho deciso di provare a scriverti e lanciarti il mio messaggio in bottiglia, soprattutto dopo che in un mio viaggio di rientro in Italia e quasi per caso sull’aereo ho rivisto sullo schermo posto davanti al mio sedile e giuro senza addormentarmi il film  ” C’E’ POSTA PER TE “, caspita mi piacerebbe se mi accadesse di conoscere una persona in quella maniera così entusiasmante.
Sai, in questo mondo veloce, materialista, di apparenza e di bella gente semplice, socievole e dotata di notevole altruismo, vorrei ancora poter credere che per alcune cose che avvengono nella vita non c’e’ spiegazione e potrebbe essere destino o un segno di cambiamento (chiamami sognatore, idealista o come vuoi, ma il risultato per me non cambia, io voglio sperare e credere).
Ti ho scritto perché vorrei provare a vivere quella fantastica emozione del conoscersi nella maniera più affascinante e intrigante possibile e come potrai ben capire, le posso vivere solo con chi non fa parte della mia vita o del mio cerchio di conoscenze o amicizie (anche perché la maggior parte delle persone che ho intorno non sono certo interessanti e penso molte volte neanche sincere).
Ebbene si vorrei evadere, conoscere una persona speciale che ti faccia ricredere e ti dia ancora una ragione per vivere quella fantastica emozione chiamata ” DONNA”.
Questo non vuol dire che non ho amicizie o peggio che non ho donne (anche perché quando saprai il lavoro che faccio capirai da sola che quella è l’unica cosa che non mi manca nella vita), ma sono solo realista e sincero nei miei confronti, vorrei conoscere una VERA DONNA al di fuori del mio lavoro (poi per carità non è che ho pregiudizi, se anche tu facessi parte del mio mondo di lavoro ma fossi brava e onesta, non avrei problemi, ma purtroppo in anni di lavoro ancora non si è vista una così).
Mi piacerebbe instaurare un rapporto intrigante, coinvolgente, affascinante, misterioso, ma sempre basato sulla sincerità e sulla semplicità dell’essere e dell’anima.
Non mi interessa se sei bella o brutta, grassa o magra, bionda o mora, il detto anche l’occhio vuole la sua parte con me non funziona perché io ho anche un cuore, un anima, un cervello intelligente e non mi accontento solo di ciò che vedo, ma preferisco nutrirmi di ciò che vivo e che mi emoziona. (anche adesso che ti scrivo sono emozionato, dovresti vedere le mie espressioni mentre penso cosa scriverti e prendermi le pulsazioni).
Non vengo circuito dalla bellezza di una donna (anche in considerazione del fatto che nel mio lavoro vedo belle ragazze tutti i giorni), ma l’unica cosa che mi fa perdere la testa è proprio il suo essere DONNA , vera e completa !!!
Ora mi sto chiedendo se colleghi, Clienti e ragazze che lavorano per me o con me sapessero quello che penso davvero ? Se sapessero che sono io a scrivere ?
Non mi interessa se vivi vicino a me o a mille anni luce, la distanza esiste solo quando paghi il casello autostradale, non abita nel cuore, nella testa e nell’anima e poi anche questo aspetto e’ modificabile nel tempo e facilmente superabile.
Potrei diventare il tuo confidente, amante, amore, la tua emozione più segreta e intima, potrei essere la persona che hai sempre cercato, quella che pensavi non esistesse al mondo o semplicemente una parte della tua vita esclusivamente tua, tutta da vivere, tutta un’emozione e altamente intrigante.
O magari potrei non essere nulla, ma credo sia importante conoscersi, confrontarsi, viversi e affrontare la vita senza subirla, come per esempio ho fatto io che ho preso coraggio e ti ho scritto, rischiando di non essere capito e magari pure mandato a quel paese, ma conscio e consapevole delle motivazioni che mi hanno spinto e quindi disponibile ad accettare il rischio e ciò che mi riserverà il mio mettermi in gioco e in discussione (oserei dire anche fare outing dei miei reali pensieri privati).
E per il futuro sai il passo tra il virtuale e il reale non e’ poi così lontano !!!
Dicono che la curiosità e’ donna, per questo sono certo che ti piacerebbe sapere chi sono, dove vivo, che lavoro faccio e molto altro.
Se avrò il privilegio di ricevere una tua risposta, prometto di parlarti di me, di aprirmi senza problemi di sorta e se vorrai fare anche tu la stessa cosa ne sarei felice e piacevolmente sorpreso.
Ho lanciato la mia monetina ed espresso il mio desiderio, vediamo se i cerchi concentrici che si sono formati arrivano fino a te .
Se vuoi possiamo parlarci anche via chat su MSN messenger:
il mio contatto e’ routard76@tiscali.it
Ti mando un abbraccio affettuoso e un saluto sincero.
A presto (spero)
Routard 76

la reputazione delle strutture sanitarie online su Pazienti.org

È in partenza il progetto Pazienti.org, community dedicata alla raccolta di feedback sulle esperienze delle persone all’interno delle strutture sanitarie. Le testimonianze dei pazienti, raccolte in forma anonima, vengono verificate nel caso contengano segnalazioni particolarmente gravi, usate per fornire alle strutture sanitarie un report sulla loro attività, e rese disponibili per aiutare altre persone a fare scelte migliori.

Il progetto è partner di PatientOpinion, impresa non profit inglese che dal 2006 raccoglie le storie dei pazienti e fornisce ad ospedali e cliniche inglesi un prezioso feedback per migliorare i propri servizi e il rapporto coi pazienti.

Il lancio, anche in Italia, di un servizio di questo tipo si deve principalmente all’impegno di Linnea Passaler, che, insieme a un piccolo gruppo di colleghe, sta lavorando da mesi per costruire un progetto che si propone l’ambizioso obiettivo di

generare dinamiche di miglioramento del servizio pubblico più importante, quello che si prende cura della vostra salute e del vostro futuro

In queste settimane Pazienti.org sta raccogliendo le prime storie, i racconti delle esperienze vissute all’interno delle strutture del SSN, che possano servire come nucleo del database di referenze e recensioni.

Quindi, se avete una storia da raccontare, è il momento di farlo.

In bocca al lupo ragazze!

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