interviste a confronto

4 agosto 2008

Ho riletto, uno dopo l’altro, i due speciali di Punto Informatico sulle strategie di comunicazione Internet del Popolo della Libertà e del Partito Democratico.

Mi dispiace dirlo, ma mentre la prima intervista (ad Antonio Palmieri, deputato e responsabile dei principali progetti web della coalizione di centro destra) si legge liscia e si capisce dalla prima all’ultima riga – poco innovativa, ma chiara -, la seconda (ad Emanuele Fini, presidente di DOL, azienda responsabile dei principali progetti web del centro sinistra italiano) mi risulta ostica fin dalle prime righe.

A domanda chiarissima:

PI: Parliamo della presenza online del partito nel suo complesso. Il fulcro è www.partitodemocratico.it? Qual è la sua struttura tecnica e progettuale?

la risposta è quanto di più “fuffo-tecno-politichese” si possa immaginare:

EF: Il progetto di comunicazione online del Partito Democratico, denominato “Partito Democratico 2.0″, è stato elaborato a ottobre 2007. Consiste prima di tutto nella definizione di una visione di medio termine sulla presenza online. Il cosiddetto “Web 2.0″ è alla base della visione di questo piano: sono parte integrante del progetto tutti i principali sistemi di social network e aggregatori online. L’obiettivo è quello di costruire un ambiente aperto, partecipativo, in cui sia possibile cooperare e accorciare le distanze fra le persone e i luoghi in cui vengono elaborate e prese le decisioni che riguardano ognuno di noi.

Mi viene subito l’orticaria. Cioè? cosa intendi? in che senso il “progetto di comunicazione [...] consiste [...] nella definizione di una visione di medio termine…”? Se è così che ti esprimi, i progetti che partorisci potranno mai essere funzionali?

Mah.

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