a ciclo continuo

4 giugno 2008

Il mio lavoro consiste in gran parte nell’essere continuamente interpellata da qualcuno, che mi chiede le cose più svariate: una modifica a un lavoro, un’offerta, uno sconto, un chiarimento sulle cose da fare, un consiglio, la revisione di un documento, la compilazione di un questionario. Un continuo profluvio di telefonate, email, messaggi istantanei, richieste dirette.

Mi è capitato spesso di finire la giornata sentendomi estenuata, e sbottare in lamentele tipo “manca solo che mi chiedano se possono andare a fare pipì”.

Ancora non sapevo cosa mi sarebbe successo con un figlio.

In questo periodo, Guido è nel pieno della fase dei perché. Ieri la sua “funzione linguistica” era particolarmente in forma, e, dalle sei e tre quarti del pomeriggio alle dieci e tre quarti, ha ininterrottamente parlato, interrogandomi e incalzandomi a flusso continuo in un lungo discorso su ruspe, trattori, nonni, nonne, chi è maschio e chi è femmina, le combinazioni di Lego che Babbo Natale ha portato e deve ancora portare, la costruzione di una casa e di un garage, il pappagallo visto fuori, le rondini, la pioggia, il tuono, e altro che ormai non riesco più a ricordare.

Per addormentarlo, ho speso gli ultimi respiri della giornata, raccontando una storia della Pimpa, poi mi sono stesa sul letto e sono crollata.

Per fortuna che in questi anni mi sono allenata a dare molte risposte.

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