mannaggia al vago!

8 ottobre 2007

Allora io cerco di fare la disinvolta, porto Guido all’ospedale a farsi prendere il sangue, poi, quando l’infermiera lo fora senza riuscire a spillarne neppure una goccia, mentre lui piange come un gattino chiedendosi perché gli stanno facendo male, le mie orecchie cominciano a ronzare e un rullo compressore mi ripassa dalla testa ai piedi. Mi tengo in vita aggrappandomi al lettino, e riesco a non svenire e a non distrarre le infermiere (che badino al mio cucciolo, per favore!). Ci vogliono altri due tentativi, e altre due infermiere, per riempire le provette. Guido riesce a sopportare il tutto, gli racconto una favola e mi lascio tirare i capelli. Alla fine restiamo un quarto d’ora a giocare nella casetta di plastica della sala d’aspetto, Paolo è scosso quanto me ma la dà a vedere di meno, e poi ripartiamo per portarlo al nido.

Mi ricompongo.

Sono riuscita a non piangere e a non vomitare, e lo considero un discreto risultato. Sia chiaro, per quelli/e che diranno “ecco esce fuori la mamma ansiosa”, io sto male anche quando forano me, o un altro adulto. Non è mammite quella, è proprio un riflesso vagale ipersensibile. La mammite ha avuto altri effetti, tipo un irrazionale desiderio di non farne più nulla, niente esami, niente fori, niente operazione, fuori tutti. Adesso mi vado a raccontare una favola anch’io, e cerco di farmela passare.

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